FRANCIA

Una pratica da ripensare

Concluse le Settimane sociali, 12 proposte per una società “più giusta”

Dodici proposte per una società francese “più giusta”, che vanno dal sostegno scolastico ai bambini più svantaggiati alla tutela dei senza tetto, dei lavoratori, degli immigrati: sono state presentate durante l’81ª edizione delle Settimane sociali dei cattolici francesi, svoltasi dal 24 al 26 novembre a Parigi-La Defénse, sul tema “Cos’è una società giusta?”. Le proposte, elaborate alla vigilia delle elezioni presidenziali francesi del 2007, “saranno uno strumento utile per far riaprire il dibattito sulla giustizia, e un modo per far sentire la nostra voce in quanto cittadini e in quanto cristiani”, ha spiegato MICHEL CAMDESSUS , presidente delle Settimane sociali di Francia.All’evento hanno partecipato circa 4.000 persone, esperti di tutte le discipline e politici. BENEDETTO XVI ha inviato un messaggio nel quale ricorda che “nel mondo attuale nel quale constatiamo numerose rotture della coesione sociale, di cui la disoccupazione e le violenze nelle periferie sono segni rivelatori, è essenziale ripensare la pratica della giustizia”.UNA CAMPAGNA VIA INTERNET . A partire da domenica è attivo un sito internet: www.unesocieteplusjuste.org, dove i francesi possono interloquire e continuare la campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sulle 12 proposte, che sono: assicurare ai bambini più svantaggiati “una scolarizzazione normale”, anche tramite corsi sperimentali di sostegno scolastico; un “vero statuto del lavoratore” e la riforma dello statuto delle imprese “per assicurare la priorità del lavoro sul capitale”; “mettere fine allo scandalo dei ghetti e dei senza tetto”; “trattare con rispetto le persone in carcere”; rafforzare, tramite un “servizio civile obbligatorio, la coesione sociale”; “preparare il futuro della generazione successiva”; “contribuire alla costruzione di una Europa della coesione sociale”; “accogliere degnamente gli immigrati”; “fare del co-sviluppo dei Paesi d’emigrazione africana uno priorità della politica di aiuto”; “mantenere gli impegni finanziari nei confronti dei Paesi poveri”. SERVIZIO CIVILE E PIENO IMPIEGO . A proposito della proposta di prevedere anche in Francia il servizio civile obbligatorio, JEAN-BAPTISTE DE FOUCAULD , presidente di numerose associazioni (tra cui “Nuova solidarietà contro la disoccupazione”), ha suggerito di “estenderla anche agli adulti, mettendo al servizio della collettività il primo anno dopo la pensione”. Per de Foucald la priorità è “il ritorno alla piena occupazione, prima condizione per una società più giusta”. A suo avviso è necessario definire una “via francese” – ossia “né il modello scandinavo, né il modello liberale” – per un “pieno impiego di qualità”, con “programmi coerenti di lungo periodo” che prevedano, tra l’altro, “la promozione del ‘tempo scelto’ e la riduzione del ‘tempo subito’; il diritto a politiche durature di inserimento per chi cerca lavoro; la moltiplicazione e qualificazione dei percorsi professionali”. “Bisogna battersi tutti insieme contro la disoccupazione – ha concluso – al di là degli schieramenti politici “.COME RISOLVERE L’INGIUSTIZIA TRA NORD E SUD DEL MONDO ? Su questo tema impegnativo si sono confrontati RUBENS RICUPERO , economista di San Paolo e PASCAL LAMY , direttore generale dell’Organizzazione mondiale del commercio. Ricupero invoca una “fertilizzazione reciproca” di idee e scambi tra Nord e Sud del mondo e pensa che “molti problemi di ingiustizia possono essere risolti attraverso la ripresa dei negoziati commerciali e finanziari con l’Omc, oggi purtroppo sospesi”. Per questo bisogna aiutare i Paesi poveri ad “apprendere l’arte difficile della negoziazione, formando personale competente in grado di gestire i problemi”. Lamy si è detto d’accordo con la diagnosi, e ha suggerito di “rivedere seriamente le basi giuridiche e filosofiche del sistema internazionale”.IN EUROPA TROPPE DISUGUAGLIANZE . Se in Europa c’è “una tendenza generale alla diminuzione della miseria e della povertà estrema” – ma i poveri sono ancora 72 milioni, ossia il 16% della popolazione – è anche vero che, al suo interno, aumentano le disuguaglianze tra Paesi ricchi e poveri: i 5 Paesi più poveri dell’Ue dispongono del 32% del potere d’acquisto dei 5 Paesi più ricchi e la differenza tra gli standard di vita nazionali è di 7 a 1 tra Lussemburgo e Lettonia. È la constatazione di BRONISLAW GEREMEK , deputato polacco al Parlamento europeo, che ha elencato una serie di emergenze europee, prima tra tutte la disoccupazione, e una “tendenza inquietante”, degli ultimi tempi: “L’europeo adulto è meno istruito degli adulti di altri Paesi industrializzati”. Da qui la necessità di “riforme per facilitare l’accesso all’educazione”. Gli organizzatori delle Settimane sociali, insieme alla Comece (Commissione degli episcopati della Commissione europea), hanno avviato il gruppo “Iniziative dei cristiani per l’Europa” che promuoverà anche un grande evento a Roma il 25 marzo 2007, in occasione del 50° anniversario del Trattato di Roma.