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Benedetto XVI in Turchia
Le nuove grandi sfide del millennio che si apre e le antiche grandi suggestioni di due millenni di storia cristiana si incontrano e si incrociano nel viaggio di Benedetto XVI in Turchia. Apre a Oriente il Papa: l’Oriente mussulmano e l’Oriente ortodosso, le due grandi dimensioni religiose di un programma che ha al suo culmine la Divina Liturgia nella Chiesa patriarcale di San Giorgio, occasione della solenne festa di Sant’Andrea.Incontrando il Corpo diplomatico il Papa non h mancato di sottolineare l’importanza geo-politica di questo suo pellegrinaggio come più ampiamente dell’iniziativa della Santa Sede per la pace e per lo sviluppo: “La voce della Chiesa si caratterizza sempre per la volontà di servire la causa dell’uomo”. È un impegno esigente che, peraltro, è posto anche a fondamento del dialogo e dell’incontro interreligioso, del dialogo con l’Islam.Il discorso rivolto al presidente del Direttorato degli Affari Religiosi in questo senso è esemplare: per il tono di grande attenzione e sensibilità, per il respiro fiducioso e positivo, per l’affermazione, ripresa con le parole del grande Papa Gregorio VII a un principe mussulmano, della “speciale carità che cristiani e musulmani si devono reciprocamente”. E la carità, come insegna uno dei grandi evangelizzatori dell’odierna Turchia, San Paolo, richiama la libertà. Così Benedetto XVI non ha mancato di ricordare anche alle massime autorità musulmane il postulato della libertà di religione, presidio di tutte le libertà e sicuro fondamento del dialogo.Tra cristiani e musulmani, dunque, si può lavorare su questo dato, una “speciale carità”, per conoscersi, per apprezzarsi, per affrontare nel dialogo e nel confronto i grandi nodi, a partire proprio dal grande tema della libertà religiosa, che tante sofferenze oggi provoca in particolare proprio ai cristiani.Siamo così al cuore della visita in Turchia, all’incontro con il piccolo gregge cattolico, con la memoria recente dell’ultimo dei suoi martiri, don Santoro, e finalmente all’incontro con il mondo ortodosso. Viene solennemente rilanciato l’impegno di ritrovata unità, che risalta proprio in questa terra dei primi, grandi padri della Chiesa indivisa, a partire da Gregorio Nazianzeno e Giovanni Crisostomo le cui reliquie sono state solennemente donate da Giovanni Paolo II a Bartolomeo I due anni fa, con una toccante cerimonia.Dalla Turchia emerge così il profilo di questo pontificato. Se Giovanni Paolo II, giustamente, era stato definito “magno” per le sue grandi aperture, le sue straordinarie visioni, i suoi gesti profetici, Benedetto XVI si è affermato nei suoi tratti di “padre della Chiesa”. C’è qualcosa, nei suoi gesti, nel suo tratto spirituale e nel suo magistero, che ricorda appunto la grande patristica del primo millennio. Guarda a Oriente, dunque, Benedetto XVI, nel suo viaggio in Turchia, ma nello stesso tempo parla all’Occidente, alla Chiesa, ma anche agli uomini dell’Europa occidentale. Una cristianità capace di respirare con due polmoni diventa quasi naturalmente un presidio sempre più completo per l’identità occidentale e nello stesso tempo per quel confronto e dialogo tra le culture, le religioni, le civiltà, che segneranno il prossimo futuro. E cui occorre disporsi con la massima apertura e nello stesso tempo con la più serena determinazione.