GIOVANI
Cafebabel.com: sede a Parigi e 20 redazioni in altre città d’Europa
Una rivista on line redatta in sette lingue (compreso polacco e catalano) dalla “eurogeneration”, giovani intorno ai 25 anni che non si accontentano più dei media tradizionali e nazionali e vogliono affrontare le questioni con un approccio europeo. Si tratta di Cafebabel.com, con sede a Parigi e una rete di 20 redazioni locali che riuniscono giovani da tutta Europa. L’obiettivo è quello di contribuire alla costruzione di un’opinione pubblica europea. Cafèbabel, nata nel 2001 da un gruppetto di giovani “figli” dei vari programmi (Erasmus, Socrates) per gli scambi tra universitari di diverse città europee, ha già ricevuto numerosi riconoscimenti. È uno spazio di dibattito aperto in cui ogni autore, che pubblica reportage e inchieste a titolo gratuito, è responsabile delle opinioni espresse. È composto da una struttura fissa di 10 persone dipendenti, 9 a Parigi e una a Varsavia, che traducono e verificano le notizie fornite da una rete di circa mille persone, di cui 300 molto attive. Per mantenersi l’associazione Cafèbabel riceve finanziamenti a progetto da diversi enti, tra cui il Comune di Parigi, la Regione Ile-de-France, il Comune di Bruxelles, la Commissione europea e alcune fondazioni private. Abbiamo scambiato alcune parole con ADRIANO FARANO , giovane amministratore delegato di Cafèbabel, che si definisce “napoletano più che italiano, europeo più che napoletano”. Cosa è l’Europa per un giovane della “eurogeneration”? “L’Europa è per noi discutere di temi concreti, ad esempio l’ingresso della Turchia in Europa, o come sviluppare strategie comuni in Medio oriente. Sul nostro sito parliamo anche di servizi al cittadino, ma siamo più specializzati nel reportage e nell’inchiesta. Un esempio: è stato firmato di recente un accordo tra Marocco e Ue riguardo alle licenze che il Marocco darà ai pescherecci europei per andare a pescare nelle acque più pescose nordafricane. Il problema è molto forte in Spagna, soprattutto in Andalusia. Gli altri media europei hanno scritto un articoletto sull’accordo e basta. Noi invece abbiamo fatto un fotoreportage da Barbate, un villaggio dell’Andalusia, per capire cosa pensavano i pescatori dell’accordo e abbiamo scoperto che in realtà si sono riciclati nel commercio di hashish perché l’Ue garantisce solo 200/300 licenze per andare a pescare in Marocco, una cifra bassissima per tutta l’Europa. Quindi ci si rende conto, scorticando un pò la realtà istituzionale, che dietro esiste un’Europa della gente comune. Il pescatore di Barbate non è meno europeo del commissario europeo. Siamo la prima generazione che ha vissuto gli scambi studenteschi, la moneta unica, l’abbattimento delle frontiere, quindi capiamo l’Europa meglio di altri. Questa è l’Europa che vogliamo far vedere”. Vi leggono anche gli adulti? “Abbiamo un pubblico abbastanza trasversale alle generazioni: un terzo sotto i 25 anni, un terzo tra i 25 e i 40 e l’altro terzo al di sopra dei 40. Questo può sorprendere perché i nostri giornalisti hanno un età media di 25 anni, ma noi vogliamo aprire le menti a una prospettiva europea. Molti leggono la nostra rivista perché sono interessati a uno sguardo transnazionale europeo che non ritrovano nei media nazionali. Oggi sono sempre di più le persone, giovani e non, che non sono soddisfatti dei media nazionali. In Italia, ad esempio, le redazioni sono composte solo da italiani, hanno un background solo italiano e la visione che si ha dell’estero è italiana. Invece un media come il nostro può avere una prospettiva più ampia data dalla presenza dei corrispondenti stranieri”. Sul vostro sito parlate in questi giorni del web 2.0, nuova visione di Internet che permette ai cittadini di partecipare più attivamente alle decisioni che li riguardano. Come questo può aiutare la costruzione dell’Europa? “La novità del web 2.0 (stiamo lavorando anche noi alla nuova versione del nostro sito che sarà lanciata nel 2007) sono quelle di aggiungere a questa visione transnazionale, una vera e propria partecipazione degli utenti che dovranno fornire loro stessi le traduzioni ed essere quindi partecipi del dibattito europeo. Su questi argomenti la nuova generazione di siti collaborativi web 2.0 possono permettere agli utenti di prendere la parola. Non si tratta dei soliti forum moderati dalla Commissione europea, con una struttura dall’alto verso il basso, ma di siti che partono dal basso e vanno verso l’alto, ossia dai cittadini e dalla società civile. Questo è un vero modo per prendere il potere”.