GERMANIA
La conferenza episcopale tedesca ha definito “deludente” il compromesso della conferenza dei ministri degli interni sulla regolamentazione del diritto di permanenza degli stranieri tollerati e ha deplorato in particolare l’aver vincolato il diritto di permanenza all’esistenza di un rapporto lavorativo. Il parere negativo della conferenza episcopale è stato espresso il 17 novembre tramite la responsabile dell’ufficio stampa della DBK, Marina Höhns, come riportato dall’agenzia di stampa cattolica tedesca Kna. In base a quanto deciso dai ministri degli interni dei Länder tedeschi, solo 20.000 stranieri sul totale di 200.000 potranno beneficiare del diritto di permanenza: si tratta di coloro che hanno già un lavoro. Altri 40.000 di essi potranno avere riconosciuto tale diritto, a condizione che trovino lavoro entro il 30 settembre prossimo. I vescovi tedeschi lamentano che “non esiste una soluzione giusta per la gran parte degli interessati” e che “il termine fissato per la ricerca di un posto di lavoro è troppo vicino”. La Chiesa cattolica tedesca valuta come “problematica” la normativa anche sotto l’aspetto umanitario, poiché “anche chi non è in grado di lavorare è costretto a provvedere non solo al proprio sostentamento ma anche all’assistenza e alle cure senza aiuti statali. Ciò è difficilmente realizzabile per i malati e i disabili”. Critiche sono giunte il 18 novembre anche da Wolfgang Huber, presidente del consiglio della Chiesa evangelica tedesca, secondo cui “Con la decisione viene messa nuovamente in dubbio una normativa umanamente sopportabile”. “La speranza in un passo in avanti, nutrita fino al meeting dei capi delle risorse della Federazione e dei Länder, è stata disattesa nonostante alcune parti positive della decisione”, ha aggiunto. Parere negativo anche dalla Caritas tedesca attraverso il proprio presidente, Peter Meher. Per contro, l’organizzazione per i rifugiati Pro Asyl sottolinea che perlomeno alcune migliaia di persone possano ottenere un permesso di soggiorno.