CIPRO

L’ultimo muro

Il presidente cipriota riferisce al Papa la situazione attuale dell’isola

Libertà di espressione e di religione, diritti civili, integrazione europea, con “uno scambio di opinioni sulla situazione attuale e le prospettive future”, in vista del prossimo Consiglio europeo di dicembre, i temi al centro dell’incontro in Vaticano con papa Benedetto XVI e poi, lo stesso 10 novembre, con il segretario di Stato card. Tarciso Bertone, come riferito dal presidente della Repubblica di Cipro Tassos Papadopoulos in conferenza stampa, alla presenza del ministro degli esteri George Lillikas e dell’ambasciatore di Cipro presso la Santa Sede Yiorgos Poulidis. In dono, al pontefice, una icona della Vergine con il Bambino e un album di foto di chiese occupate nei territori controllati dai militari di Ankara da circa trent’anni. Nessun riferimento esplicito alI’imminente viaggio del Papa in Turchia (28 novembre – 1 dicembre), ma il presidente cipriota ha chiarito che “Cipro non si oppone pregiudizialmente all’ingresso della Turchia nell’Unione europea, purché essa rispetti gli impegni assunti secondo i criteri di Copenaghen”, adempiendo a tutti i doveri verso gli Stati membri, “compreso il loro riconoscimento”, e quindi, accettando “l’autonomia di Cipro senza condizioni”. Papadopoulos ha ribadito l’aspirazione ad una riunificazione dell’isola, oggi divisa in due aree: a sud, la Repubblica di Cipro, indipendente dal 1960 e Stato membro dell’Ue dal 2004, a nord, dal 1974, un’autoproclamata Repubblica turca, non riconosciuta dalla comunità internazionale. UN ‘MURO’ IN EUROPA. “Attraversata da una barriera di cemento e filo spinato”, Cipro rappresenta “l’ultimo muro d’Europa”. Quasi la metà dell’isola del Mediterraneo, con una popolazione prevalente greco-cipriota e una minoranza turco-cipriota, è presidiata – secondo i dati del presidente PAPADOPOULOS ai giornalisti – da “oltre 40mila” soldati di Ankara, che “distruggono chiese e monasteri, trasformandoli in moschee, alberghi, depositi militari e stalle”. Sarebbero più di 250 gli edifici di culto profanati e almeno 15.000 le icone rimosse e deportate. La dissacrazione del patrimonio culturale, religioso e artistico dell’umanità è stata denunciata più volte, da ultimo lo scorso luglio, dal Parlamento europeo ed è compresa nei richiami della Commissione europea, dei giorni scorsi, alla Turchia. “La comunità cristiana di Cipro mi ha chiesto di esprimere la propria preoccupazione al Santo Padre, al quale ho chiesto di usare ovunque la sua autorità per intervenire a favore della pace e della libertà religiosa”, ha aggiunto Papadopoulos, che ha portato al pontefice, “profondamente addolorato” per la situazione, i saluti di Sua Beatitudine il metropolita Crysostomos. “Santa Sede e Repubblica di Cipro si trovano d’accordo – ha detto il presidente cipriota – nel deplorare profanazioni e saccheggi. La Chiesa ortodossa di Cipro è tra le più antiche comunità cristiane. E anche la Chiesa cattolica è di antichissima tradizione nel nostro Paese. La pace tra i popoli e le religioni è un principio fondamentale dell’Ue ed una delle preoccupazioni centrali di papa Benedetto XVI, che mi ha anche dato consigli – ha continuato Papadopoulos – circa la necessità di una riconciliazione tra le popolazioni e per ristabilire la pace in questa regione del mondo”. DIRITTI E DOVERI . “Abbiamo sostenuto la domanda di adesione della Turchia e siamo favorevoli alla sua integrazione – ha detto il presidente cipriota – a condizione che rispetti tutti gli impegni”. L’ingresso nell’Ue prevede la soddisfazione di requisiti “essenziali” da parte di tutti gli Stati, in materia di diritti umani e libertà civili, e un protocollo doganale e commerciale; criteri rispetto ai quali la Turchia “ha rivelato numerosi problemi e ritardi”, come si legge nell’ultimo rapporto di Bruxelles. Il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan aveva risposto, qualche giorno fa, che “la questione di Cipro è politica e non rappresenta un obbligo tecnico”. “Ci auguriamo – ha detto Papadopoulos – che l’Europa mantenga una posizione netta, perché le regole sono uguali per tutti”. Se la Turchia vuole diventare uno Stato membro, deve “applicarle integralmente”. L’Unione europea non è “un menu à la carte”. “Quando si sottoscrive la domanda di adesione – ha continuato Papadopoulos – si accettano una serie di principi e condizioni non opzionabili. O la Turchia le rispetterà o non entrerà”. La libertà di culto è “uno dei principi fondamentali”, che la Turchia deve “dimostrare di rispettare in concreto, proprio in riferimento alla questione di Cipro”. Poi, il presidente cipriota ha aggiunto: “come Stati membri dell’Ue abbiamo diritti e doveri. Il nostro diritto è che tutti i 25 Stati europei siano concordi all’ammissione della Turchia. Qualora questa pretendesse di cambiare le regole, ciò significherebbe che non vuole davvero entrare in Europa. E noi avremmo il diritto di chiedere che non sia applicabile la regola del business as usual , cioè, che non si proceda nei negoziati come se nulla fosse, come è avvenuto finora, con la concessione di proroghe alla Turchia per il rispetto degli accordi”.In conclusione, il presidente Papadopoulos ha riferito di avere invitato Benedetto XVI in visita a Cipro, terra di san Barnaba e nella quale fu arrestato san Paolo. Pur “senza assumere un impegno preciso”, il Papa avrebbe espresso il “desiderio” di recarsi nell’isola, “forse in occasione di un viaggio in Terra Santa”.