COMMISSIONE EUROPEA
Bilanci statali, economia, occupazione e “minacce esterne”
L’economia è cresciuta nel 2006 e, salvo qualche rallentamento, si prevedono discrete performances nei prossimi due anni. La disoccupazione tende a diminuire, mentre l’inflazione resta pressoché stabile. Al contempo sono migliorate le finanze pubbliche dei paesi membri. Le Previsioni economiche d’autunno, rese note il 6 novembre dalla Commissione, tracciano un quadro positivo per il sistema produttivo e il mercato del lavoro continentale. Ma gli esperti Ue insistono sul rigore nei bilanci statali, sulla necessità di investire in innovazione e competitività, senza perdere di vista le “minacce esterne” che potrebbero portare sorprese sgradite, fra le quali spicca l’instabilità politica di troppe regioni al mondo. OTTIMISMO A BRUXELLES. “Dopo anni di risultati deludenti, nel 2006 l’economia dell’Unione europea dovrebbe registrare i migliori risultati dall’inizio del decennio”. Non nasconde una certa soddisfazione JOAQUÍN ALMUNIA , commissario per gli affari economici e finanziari, nel presentare a Bruxelles le previsioni di autunno, tradizionale appuntamento di analisi economica dell’Esecutivo. Dal documento emergono valutazioni di breve e medio periodo che lasciano ben sperare. I dati raccolti mostrano, secondo il commissario spagnolo, “i vantaggi delle riforme economiche e del risanamento dei conti pubblici in un contesto mondiale di forte crescita economica e dovrebbe incoraggiare gli Stati membri ad andare avanti su questa strada”, che è “la sola che porti a un aumento dell’occupazione”. Gli esperti della Commissione avvertono che “il tasso di crescita nel 2006 dovrebbe raggiungere il 2,8% nell’Ue a 25 e il 2,6% nell’area dell’euro” (12 Stati). Lo scorso anno questi dati erano inferiori di oltre un punto percentuale. Naturalmente si registrano forti differenze nazionali: ad esempio, nel 2006 il Prodotto interno lordo del Portogallo è stimato all’1,2%, contro il 10,9% dell’Estonia e l’11% della Lettonia. RESTANO ALCUNE INCOGNITE. “La ripresa – si legge nel rapporto – è dovuta principalmente a una crescita robusta della domanda interna, e in particolare degli investimenti, e a una crescita mondiale sostenuta”. Il trend dovrebbe però “calare leggermente” nei prossimi due anni. Diversamente da quanto si era temuto nei mesi scorsi, il prezzo del petrolio non ha finora creato problemi insormontabili ai sistemi produttivi occidentali, benché la questione energetica costituisca, secondo tutti gli esperti, un pericolo incombente per l’Ue. Tra le incognite rilevate, emergono le minacce alla stabilità geopolitica, la tenuta delle economia asiatiche, i futuri sviluppi dell’economia statunitense e tedesca. FORTI DIFFERENZE NAZIONALI. Considerando ancora le stime della Commissione, si attendono evoluzioni favorevoli nel mercato del lavoro. “Nel periodo 2006-2008 l’Ue nel suo complesso dovrebbe creare 7 milioni di nuovi posti di lavoro”, 5 milioni dei quali nell’area-euro. “Ciò contribuirà a ridurre il tasso di disoccupazione, che dal 9% medio registrato nel 2004 dovrebbe scendere al 7,3%” nel 2008. Anche in questo caso le differenze nazionali sono notevoli: i disoccupati non vanno oltre il 4 o 5% in Austria, Paesi Bassi, Lussemburgo, si aggirano attorno al 9% in Germania e Francia, mentre raggiungono il 14% in Polonia e Slovacchia. Commentando i dati sul lavoro, il commissario responsabile dell’occupazione e affari sociali, VLADIMÍR PIDLA , osserva: “malgrado la crescita dell’occupazione di donne e lavoratori più anziani, i progressi verso l’obiettivo di un tasso di occupazione globale del 70% non sono abbastanza rapidi” (oggi il dato è al 65%). Il commissario ceco aggiunge: “È chiaro che per raggiungere tale obiettivo”, ritenuto ideale nell’ambito della Strategia di Lisbona, “occorre intraprendere maggiori sforzi nella maggior parte degli Stati membri. TEMPO DI “FLEXICURITY” . Anche pidla presenta i suoi dati. Nei giorni scorsi il commissario ha infatti reso noto il Rapporto 2006 sull’occupazione, nel quale si legge: “Sette europei su dieci concordano nel ritenere che i contratti di lavoro debbano diventare più flessibili per incoraggiare la creazione di posti di lavoro”. “I cittadini ci stanno inviando un segnale forte – spiega il responsabile dell’occupazione – circa la loro disponibilità ad adattarsi ai necessari cambiamenti del mercato europeo del lavoro”. Allo stesso tempo, l’84% degli europei si dichiara fiducioso “di poter conservare il lavoro nei prossimi sei mesi”, mentre “più della metà degli interpellati è ancora relativamente fiduciosa di poter trovare un nuovo lavoro in caso di esuberi”. Il livello di fiducia nel mercato del lavoro varia però da uno Stato membro all’altro: secondo lo studio della Commissione, “al primo posto figura la Danimarca, paese natale del concetto di flexicurity, spesso portata a modello quando si tratta di combinare flessibilità e sicurezza dell’impiego”.