La coscienza di un vescovo

Domenica 5 novembre il vescovo di Tarnow Wiktor Skworc si è rivolto ai fedeli affermando: “Sulla mia coscienza non gravano i peccati né contro la Chiesa né contro gli uomini. Posso guardarvi tutti diritto negli occhi”. Il vescovo ha detto di aver sempre servito la Chiesa “con devozione e fedeltà” e di aver saputo solo alcuni mesi prima che avrebbe potuto essere accusato di collaborazione con i servizi segreti della Polonia comunista. In un carteggio riservato nel quale il presule è descritto con lo pseudonimo “Dabrowski” come collaboratore del regime totalitario sono infatti raccolti dei dati sensibili che lo riguardano. La Commissione di storici che ha esaminato il carteggio ha stabilito tuttavia che il vescovo non aveva fornito ai funzionari dei servizi alcuna informazione compromettente l’allora pastore della diocesi di Katowice (dove ha lavorato), né altri presuli. Skworc era stato costretto ad avere dei contatti con la polizia segreta perché falsamente accusato di spaccio illegale di generi alimentari. La vicenda del vescovo di Tarnow s’iscrive nella triste pagina di verifiche condotte in Polonia da un paio di anni per smascherare collaboratori e vittime dei servizi segreti comunisti. Il regime totalitario, con dei ricatti e delle false promesse, se non con violenza e incutendo paura, cercava di infiltrare tutti i ceti sociali, compreso quello ecclesiastico. Oggi tali vicende riemergono, suscitando grandi emozioni dell’opinione pubblica e portando con sé numerosi altri dubbi e punti interrogativi. Il problema della collaborazione di alcuni sacerdoti con la polizia segreta è oggi oggetto di vivaci discussioni e studi condotti su scala nazionale e in varie diocesi, tra cui anche quella di Cracovia.