LITUANIA

Portando la croce

Dalla Lituania a Gerusalemme, un cammino lungo cinque mesi

A piedi dalla Collina delle Croci in Lituania fino a Gerusalemme in un pellegrinaggio durato cinque mesi che ha visto protagonisti un gruppo di circa 50 fedeli lituani. 4300 chilometri percorsi passando per Bielorussia, Ucraina, Ungheria, Italia, fino in Terra Santa, con spirito di penitenza e di ringraziamento per tutto il popolo lituano. A parlarne è don Petras Volskis, uno dei promotori del pellegrinaggio che, ogni giorno, attraverso una radio cattolica, informava i lituani su quanto vivevano i pellegrini lungo la strada. Ad accompagnarli il settantenne gesuita don Kazimieras Ambrasas. Il gruppo, in gran parte donne, ha fatto rientro a casa a partire dallo scorso 27 ottobre, dopo l’ultima e commossa visita alla basilica del Santo Sepolcro. Era partito il 5 maggio 2006. L’intervista è stata curata da padre Jerzy Kraj, francescano della Custodia di Terra Santa, da cui riprendiamo alcuni passaggi. Che cosa ha ispirato i cattolici lituani a partecipare a questo pellegrinaggio? “L’intenzione principale era il ringraziamento a Dio per il pontificato di Giovanni Paolo II, chiedendo allo stesso tempo la grazia della sua beatificazione. E’ stato anche un pellegrinaggio di penitenza, in espiazione dei peccati propri e di quelli dell’intero popolo lituano. Durante tutto il percorso i partecipanti hanno portato sulle spalle una croce di legno con il Crocifisso. I pellegrini, a turno, hanno portato la Croce di sessanta chili. Questa croce è tornata in Lituania e verrà offerta come voto del popolo al santuario mariano a SIluva. Qui si celebra l’anniversario dei 400 anni delle apparizioni della Madonna ed è stato il primo santuario ad essere riconosciuto dalla Chiesa. Purtroppo a causa della sfavorevole situazione politica nella quale si trovava la Lituania nei secoli scorsi non è molto conosciuto”. Quali difficoltà i pellegrini hanno incontrato e che cosa li ha sorpresi di più? “Sin dall’inizio il pellegrinaggio ha avuto delle svolte positive, quasi inaspettate. Ad esempio si prevedevano delle difficoltà in Bielorussia, invece, questa tappa è stata tra le più belle di tutto il pellegrinaggio: i poliziotti aiutavano a percorrere le strade mentre gli abitanti del paese accoglievano a casa i pellegrini per la notte. Ci colpiva il rispetto e la devozione verso la Croce. Molti si avvicinavano al gruppo per salutare i pellegrini e per baciare la Croce. Non di rado interi villaggi, con il loro parroco ortodosso, uscivano in strada per salutare i pellegrini. Più il gruppo andava ad Occidente più le difficoltà crescevano e i pellegrini hanno incontrato sempre minore religiosità e ospitalità”. Fino all’ultima tappa, a Gerusalemme… “Da Tel Aviv a Gerusalemme è stata forse la più difficile. Non avevamo il permesso di seguire le strade principali, asfaltate. Di conseguenza abbiamo percorso le alture di Giuda, seguendo vie secondarie con segnalazioni stradali poco chiare. Come se questo non bastasse, proprio quando il gruppo dei pellegrini percorreva quest’ultima tappa, in Israele è caduta la prima pioggia d’autunno. La superficie delle strade sterrate si è fatta fango. Salendo a Gerusalemme i pellegrini portavano sulle spalle non solo la Croce, e i loro zaini, ma anche con ai piedi tanti chili d’argilla. Il tragitto di 50 km da Lod presso Tel Aviv a Gerusalemme è stato compiuto in tre giornate. A causa della stanchezza, ma soprattutto per evitare provocazioni, i pellegrini non hanno percorso la Città Nuova a piedi con la croce sulle spalle”. Com’è stato il contatto con la città santa? “A Gerusalemme, all’ingresso della Porta Nuova, i pellegrini sono stati salutati dal vescovo lituano mons. Jonas Kauneckas. Ma l’impatto con la città è stato grande quando il gruppo ha percorso la Via Crucis, le stazioni della Via Dolorosa, portando sulle spalle la Croce. I pellegrini non badavano agli sguardi incuriositi dei passanti turisti o della gente locale. La Via Dolorosa è stata per loro un’esperienza molto forte e probabilmente rimarrà nei loro ricordi per sempre perché costituiva il coronamento della loro fatica e dei loro sogni”. Cosa avete riportato dalla Terra Santa in Lituania? “Questo cammino ha segnato una tappa importante della nostra vita, che fa parte della storia della salvezza. Il nostro pellegrinaggio non è finito con la salita a Gerusalemme e non finisce con il ritorno a casa. L’opera iniziata richiede che sia portata a compimento. Dovremmo perciò con perseveranza portare la croce dei nostri impegni quotidiani dando coraggiosamente la testimonianza di una vita veramente cristiana”.