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Oggigiorno quasi 200 milioni di persone vivono al di fuori del proprio Paese natale. Molti sono stati costretti a lasciarlo a causa della povertà, di problemi ambientali o conflitti politici. Le recenti immagini degli immigrati che cercano di raggiungere le Canarie ci fanno comprendere l’urgente necessità di politiche innovative e creative. E’ necessario affrontare il problema del traffico di esseri umani e dei mali conseguenti tramite l’attuazione di solide politiche. Non sono state finora messe a punto politiche idonee ad affrontare tali questioni globali. È quindi motivo di incoraggiamento il fatto che la comunità internazionale mostri la volontà di affrontare il fenomeno dell’immigrazione globale e di stabilire un più stretto collegamento tra le politiche migratorie e le politiche di sviluppo.Val la pena osservare e sostenere alcuni recenti sviluppi in questo settore. Alla recente Assemblea generale delle Nazioni Unite del 14 settembre, il Segretario Generale Onu Kofi Annan, ha accolto con favore l’offerta del Belgio di ospitare il primo incontro del Forum globale sull’emigrazione e lo sviluppo da lui proposto per il 2007. Parlando allo stesso incontro per conto dell’Unione europea, il ministro del Lavoro finlandese, T. Filatov, ha evidenziato la necessità di dialogo e collaborazione tra governi e organizzazioni internazionali relativamente al collegamento intrinseco tra immigrazione e questioni di sviluppo. Quasi un anno prima, il 5 ottobre 2005, la Commissione globale per l’immigrazione internazionale presentava un Rapporto dal titolo: “Immigrazione in un mondo interconnesso: Nuove direttive di azione”, che offriva nuovo impulso alla trattazione delle questioni migratorie come preoccupazioni condivise dagli Stati e dai governi, da affrontare a livello internazionale. Da parte sua, l’Unione europea ha cercato di tenere conto della dimensione esterna dell’immigrazione. Il Programma di Tampere sulla giustizia e gli affari interni (1999-2004) ha promosso un approccio integrale all’immigrazione, che deve tenere conto delle questioni politiche, ambientali e dei diritti umani nei Paesi di origine e in quelli di transito. Tuttavia, dando maggiore attenzione alle disposizioni di sicurezza, il Programma dell’Aja (2004-2009) ha assunto un atteggiamento più restrittivo. Quindi, per esempio, l’Unione europea ha promosso il miglioramento della gestione migratoria e la lotta contro l'”immigrazione clandestina” nei Paesi del terzo mondo. L’Approccio Globale all’Immigrazione adottato dal Consiglio europeo nel dicembre 2005 segue la stessa logica restrittiva per impedire agli immigrati di entrare nell’Unione europea.Ovviamente, questi approcci politici falliscono purtroppo in alcune delle ambizioni più ispirate stabilite dalla comunicazione della Commissione europea sullo sviluppo e l’immigrazione, pubblicata nel settembre 2005, che dovrebbe ricevere maggiore attenzione e sostegno da parte degli Stati Membri. La cura pastorale degli immigrati, indipendentemente dalla loro provenienza o stato sociale, è sempre stata una delle principali preoccupazioni della Chiesa. Le Chiese cristiane, con le loro innumerevoli organizzazioni, presenti nei Paesi di origine, di transito e di destinazione, sono attori chiave a livello locale, nazionale e internazionale nella ricerca di maggiore coesione e integrazione nella gestione del fenomeno dell’immigrazione globale. Alla luce degli sviluppi sopra ricordati sulla scena politica internazionale, le agenzie ecclesiastiche per l’immigrazione e lo sviluppo potrebbero valutare le loro attuali strategie di collaborazione, per migliorare l’efficienza del proprio operato al servizio dell’immigrato, che è il nostro prossimo.