La radice dei diritti dell’uomo va ricercata nella dignità propria di ogni essere umano. Appartenendo originariamente e intrinsecamente alle persone, tali diritti sono pertanto naturali, inalienabili e universali e l’ordine politico – nazionale e internazionale – ha il compito di riconoscerli, rispettarli, tutelarli e promuoverli. Le culture improntate all’efficientismo, al materialismo, a un individualismo utilitarista ed edonista mettono a repentaglio l’intero corpus dei diritti. Sulla base di tali culture, che non hanno più il punto di riferimento di una visione integrale dell’uomo, la stessa tutela giuridica dei diritti è messa radicalmente in discussione e svuotata di contenuto. Dedicandosi alla causa dell’uomo e proclamando l’inviolabilità dei diritti umani, specie dei più poveri, la Chiesa attesta che la dignità umana non può essere distrutta, quale che sia la condizione di miseria, di disprezzo, di emarginazione, di malattia a cui un uomo può trovarsi ridotto. Il Compendio della dottrina sociale della Chiesa indica la reciprocità tra diritti e doveri nella persona e nella relazione con le altre persone e la difesa particolare da parte della Chiesa dei diritti-doveri della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna. Consapevole che la sua missione essenzialmente religiosa include la difesa e la promozione dei diritti fondamentali dell’uomo, la Chiesa non può non apprezzare il dinamismo con cui ai nostri giorni i diritti umani vengono promossi ovunque, auspicandone un sempre maggiore incremento (Dalla prolusione del card. Renato Raffaele Martino, presidente del Pontificio Consiglio della giustizia e della pace, alla XL Settimana sociale di Spagna)