“La Chiesa in Polonia non richiede nessun privilegio, esige però il rispetto dell’autonomia garantita dalla Costituzione e dal Concordato”. A ribadirlo sono i vescovi polacchi, che al termine della loro assemblea plenaria, svoltasi a Varsavia il 18 e 19 ottobre, spiegano così la decisione di istituire una Commissione storica, che “in collaborazione con le commissioni diocesane esistenti esaminerà la storia della persecuzione della Chiesa nella Polonia del dopoguerra”. “Prima che sorgesse una qualsiasi opposizione organizzata nel Paese – sottolineano i presuli in una nota – la Chiesa ha difeso da sola per decine di anni la dignità dell’uomo e della nazione”, divenendo “l’istituzione più perseguitata e più attaccata”. In un Paese “oggi indipendente e democratico”, fino al 1989 “le azioni della macchina criminale dei servizi segreti dello Stato comunista hanno costretto alla collaborazione, con il ricatto e le minacce, sia laici che sacerdoti. Solo in tale contesto – ammoniscono i vescovi – è lecito valutare singoli casi” di eventuale “collaborazione con i servizi di Sicurezza”. “La Chiesa non può acconsentire a una situazione in cui al di fuori di ogni procedimento giuridico, con accuse pubbliche si intacca la dignità umana delle persone imputate”, concludono i vescovi, dichiarandosi “solidali” con le persone che hanno “ricevuto torti” e assicurando loro che la nuova Commissione li “aiuterà a scoprire la verità”. Nella plenaria, i vescovi polacchi hanno ricordato anche il 50° anniversario degli eventi dell’ottobre 1956, quando il card. Wyszynski fu tenuto prigioniero per tre anni dalle autorità comuniste, riacquistò la libertà e altri vescovi fatti prigionieri o allontanati dalle diocesi poterono farvi ritorno. Tra i temi dell’assemblea, l’appello a “condurre i problemi sociali e politici in modo tale che fine primario sia la sollecitudine sapiente del bene comune della Polonia e dei polacchi”, con particolare attenzione ai “problemi che vive attualmente la famiglia polacca, anche a causa della grande emigrazione per lavoro”. Da segnalare, tra le iniziative, la decisione di costituire un “Consiglio per i giovani”, che “coordinerà tutte le forme di pastorale giovanile.