COMECE
I principali temi del numero di ottobre di “Europe infos”
Poiché la Chiesa è un importante fornitore di servizi sanitari all’interno degli Stati membri dell’Unione europea, le consultazioni pubbliche in materia “avranno un impatto significativo sul modo con il quale, in futuro, essa continuerà ad offrire tali servizi”. E’ quanto osserva DANIEL HISSNAUER dalle colonne del numero di ottobre di “Europe infos”, mensile della Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea) e dell’Ocipe (Ufficio cattolico di informazione e iniziativa per l’Europa). Con riferimento alla Direttiva sui servizi attualmente in discussione al Parlamento europeo, e al recente annuncio del commissario Markos Kyprianou di una consultazione pubblica sui servizi sanitari, Hissnauer rammenta che “l’offerta di tali servizi da parte delle Chiese è legata ai relativi sistemi nazionali”; di qui la richiesta di queste ultime che “la Commissione riconosca le particolarità nazionali, soprattutto se il suo obiettivo rimane quello di trasformare una già esistente giurisdizione in nuove disposizioni legislative”. CHIESA E SERVIZI SANITARI. Secondo Hissnauer, occorre inoltre “decidere se i servizi sociali e quelli sanitari possono essere trattati separatamente”. “Le organizzazioni affiliate alle Chiese – precisa al riguardo -, a differenza dei fornitori di servizi sanitari privati, offrono i propri servizi nell’ambito dell’esercizio della loro libertà religiosa e secondo la vocazione cristiana che è loro propria”. Soggetti del confronto pubblico, al quale “le Chiese sono invitate a partecipare attivamente con il proprio punto di vista e la propria esperienza”, oltre ai fornitori di servizi sono le autorità sanitarie regionali e nazionali. A coordinare il processo di consultazione, la cui chiusura è prevista entro la fine del 2006, i commissari europei Charles McCreevy e Vladimir pidla. Le proposte che ne usciranno saranno presentate nel corso del primo semestre 2007. UCRAINA IN CAMMINO. Nonostante “l’Europa sia una prospettiva lontana ed incerta, la politica estera dell’Ucraina è orientata in maniera irreversibile verso l’integrazione nell’Unione”. Ad affermarlo JOANNA LOPATOWSKA, all’indomani della visita ufficiale di Victor Yanukovych, premier ucraino al suo secondo mandato, a Bruxelles. Già primo ministro nel triennio 2002-2005 e accusato di brogli elettorali, il premier ha di recente firmato un “patto di unità nazionale” che riafferma, spiega Lopatowska, “l’aspirazione dal governo a fare dell’Ucraina un membro dell’Ue e della Nato”. Il patto “prevede la messa in opera di un piano d’azione Ucraina-Ue e l’apertura di negoziati per creare una zona di libero scambio” tra l’ex repubblica sovietica e l’Unione europea. Tuttavia, rimarca la giornalista, “l’adesione dell’Ucraina sembra una questione definitivamente tramontata, giacché la maggior parte degli Stati membri europei non vuole saperne di nuovi allargamenti”, mentre si verifica il paradosso che “la maggioranza degli ucraini è favorevole all’ingresso in Europa, ma quasi due terzi si oppongono all’adesione alla Nato, obiettivo dal punto di vista politico più semplice da conseguire”. Nel cammino di avvicinamento alla democrazia, “l’Ucraina ha conosciuto significativi cambiamenti sul piano politico, giuridico ed economico – osserva Lopatowska -, e il governo appena eletto auspica di creare proprie strutture democratiche, di consolidare la nazione e vivere con dignità”. Per realizzare questi obiettivi, “il Paese sa che non può isolarsi dall’Europa”. IL PRINCIPIO DI PROPORZIONALITA’. “Un principio della massima importanza” che “riassume tutti gli insegnamenti che l’Europa ha saputo trarre dalla propria storia” è, per il gesuita PETER KNAUER, il cosiddetto “principio di proporzionalità” in virtù del quale, come recita il progetto di Trattato costituzionale, “il contenuto e la forma dell’azione dell’Unione non eccedono ciò che è necessario per conseguire gli obiettivi della Costituzione”. Un principio “largamente conosciuto nella giurisprudenza” osserva il religioso, e che, prima di intraprendere un’azione, “invita a verificare se gli inconvenienti che potrebbero derivarne a qualsiasi persona sarebbero giustificati, se l’azione stessa è appropriata, se è necessaria e non eccedente” rispetto ai mezzi indispensabili a raggiungere gli obiettivi prefissati. Per padre Knauer, “si tratta del principio fondamentale dell’etica, ancorché gli stessi eticisti tardino ancora a riconoscerlo”. “Solo tale principio – spiega il gesuita – è in grado di distinguere con chiarezza le azioni delle quali si può rispondere da quelle di cui è impossibile farlo. Le azioni di cui non si può rispondere hanno un denominatore comune, quello di essere sproporzionate e di non corrispondere alla propria ragione d’essere ma, al contrario, di minarla nell’insieme e a lungo termine”. “Il principio di proporzionalità – conclude Knauer – esige di non ricercare il bene dell’Europa se non agendo in maniera da non compromettere il futuro dell’umanità”.