BELGIO

Dopo le ferite

La Chiesa per le vittime di abusi sessuali

“Ogni bambino ha diritto alla propria integrità fisica, psichica, sessuale e spirituale. A causa delle aggressioni che l’abuso sessuale provoca a questa integrità”, esso costituisce “la negazione della dignità dell’uomo”. Di qui “il compito” che può avere “la Chiesa nell’accompagnamento di chi, dopo aver subito un abuso, cerca presso di lei conforto, assistenza e giustizia”. E’ quanto si legge nell’introduzione di “Abuso sessuale verso i bambini. Direttive rivolte ai responsabili pastorali (preti, diaconi, laici)”, una sorta di “prontuario” della Conferenza episcopale del Belgio reso noto mentre nella vicina Olanda stava per concludersi con un fallimento il tentativo dei fondatori del movimento “Amore del prossimo, libertà e diversità” (Nvd) di raccogliere le 570 firme necessarie per potersi presentare alle elezioni politiche del prossimo 22 novembre. E intanto anche in Irlanda il vescovo di Elphin, Christopher Jones, ha rilanciato come “priorità pastorale” la “protezione dei bambini”. “Già da molti anni – ha affermato nei giorni scorsi il presule – per i vescovi irlandesi la protezione dei fanciulli costituisce una priorità pastorale; un cammino di cui è pietra miliare la pubblicazione nel dicembre 2005” del documento “I nostri bambini, la nostra Chiesa – Politiche e procedure per la Chiesa cattolica in Irlanda”. Oggi, ha proseguito il vescovo di Elphin, “grazie al Comitato diocesano per la protezione dei fanciulli che ne ha curato forme e contenuti, possiamo annunciare la nostra politica in materia” alla quale hanno già dato la propria adesione 32 delle 38 parrocchie della diocesi”. Presentiamo, di seguito, una sintesi dei principali contenuti del documento della Conferenza episcopale del Belgio. VITTIME PRINCIPALI E SECONDARIE. “Pagine scritte alla luce del Vangelo e della sollecitudine di Gesù verso i bambini e i più vulnerabili”, e rivolte “a coloro che ricoprono responsabilità pastorali per la comunità dei fedeli in Belgio – professionisti o volontari – nelle parrocchie, nelle scuole, in campo sanitario, nelle carceri o nella pastorale giovanile” spiegano i vescovi. Per “abuso sessuale sui bambini”, chiarisce innanzitutto il documento, si intende “una forma di violenza sessuale all’interno di una relazione di dipendenza” nella quale “l’adulto si serve del proprio ascendente sul bambino per spingerlo a subire o a intraprendere atti sessuali”. Il bambino in quanto tale, ma potrebbe trattarsi anche di “persone con handicap mentali”, precisano i vescovi, “non è in grado di fornire un consenso libero e cosciente” a questo tipo di relazioni che “possono avere luogo all’interno o al di fuori della famiglia” e hanno come “vittime secondarie le persone più vicine” al piccolo abusato. RISTABILIRE FIDUCIA. Verso le vittime che chiedono aiuto ad un responsabile pastorale, il documento raccomanda “rispetto, sollecitudine, compassione e tenerezza”. Esse “desiderano in primo luogo essere ascoltate” e cercano “una guarigione di tutta la persona, in grado di ricomporne i pezzi sul piano fisico, psichico, spirituale e religioso”. L’accompagnamento pastorale nei loro confronti deve tentare, pertanto, “di ripristinare innanzitutto la fiducia e di aiutare a superare il senso di colpa e il lutto per quanto subito”. Perché, spiegano i vescovi, la vittima di abusi “ha spesso un’immagine negativa di sé e finisce per rinchiudersi in una spirale di isolamento”; di qui l’importanza, da parte dell’interlocutore, di “un atteggiamento di discreto equilibrio fra distanza e prossimità”, affinché la vittima “si senta libera ma, al tempo stesso, non abbandonata”. LA SPECIFICITÀ PASTORALE. “La Chiesa – si legge ancora nell’opuscolo – è colpita e addolorata da questi avvenimenti”, e “se ne rammarica ancor più quando il responsabile della violenza esercita una funzione ecclesiale”, facendo così “vacillare la fiducia nella Chiesa stessa”. Nell’elaborazione del lutto, “processo che ha luogo a livello psichico, sociale ma anche religioso”, la “specificità pastorale – precisano i vescovi – consiste nel ripristino della relazione viva con Colui che ha inscritto ognuno nel palmo della mano”. A chi “accompagna” le vittime d’abuso il documento richiede “competenze specifiche” e raccomanda “continua formazione” e “confronto” con esperti. In alcuni casi, spiegano i presuli, si rende opportuno rinviare gli abusati anche a medici, psicoterapeuti e/o consulenti legali, con i quali è auspicabile “una fruttuosa collaborazione”, pur nel rispetto delle proprie competenze e del “segreto professionale e della confessione”. Per le vittime di abusi da parte di chi eserciti funzioni ecclesiali, oltre alla costituzione di una specifica Commisssione, la Chiesa belga fa sapere di avere attivato un numero telefonico che garantisce l’anonimato: 078 15 30 71. Una sezione della pubblicazione è dedicata, infine, ai colpevoli dell’abuso, “bisognosi anch’essi di accompagnamento” poiché spesso, a loro volta, “in passato feriti e abusati” e forse, se adeguatamente sostenuti, in grado di intraprendere un cammino di cambiamento.