ITALIA

Le ragioni della speranza

Benedetto XVI al 4° Convegno ecclesiale nazionale

Si è concluso con un messaggio alle Chiese particolari in Italia il 4° Convegno ecclesiale, che ha visto riunita a Verona, dal 16 al 20 ottobre, la Chiesa italiana, impegnata a riflettere e a confrontarsi sul tema “Testimoni di Gesù Risorto, Speranza del mondo”. Il Convegno è stato strutturato, nella sua preparazione e nel suo svolgersi, attorno a cinque “ambiti” – vita affettiva, lavoro e festa, fragilità umana, tradizione, cittadinanza – in modo da “dare forma storica – è stato spiegato – alla testimonianza cristiana in luoghi di vita particolarmente sensibili o rilevanti per definire un’identità umana aperta alla speranza cristiana”. Un altro elemento che ha caratterizzato l’evento ecclesiale, nella sua preparazione e celebrazione, è stato la scelta – da parte di ogni Conferenza episcopale regionale – di 16 testimoni che, nel corso del Novecento hanno comunicato con parole e opere il Vangelo, offrendo ragioni di speranza. Al Convegno, cui hanno partecipato più di 2.700 persone – 270 invitati in rappresentanza degli episcopati europei e di altre aree continentali – c’è stato anche un incontro con esponenti della cultura europea: Margaret S.Archer, ordinario di sociologia nell’Università di Warwick (Coventry), Michel Camdessus, presidente delle Settimane sociali di Francia, Ján Figel, commissario Ue per l’istruzione, la formazione, la cultura e il multilinguismo. Due le parole che hanno fatto da filo conduttore in tutti gli interventi: “speranza” e “testimonianza”. IL MESSAGGIO E L’IMPEGNO. La “gioia profonda” dei delegati delle diocesi italiane, che hanno preso parte al Convegno, emerge dal messaggio, diffuso a conclusione dell’appuntamento: “Portavamo con noi il desiderio di ravvivare, per noi e per tutti, le ragioni della speranza. Nell’incontro con il Signore risorto, abbiamo rivissuto lo stupore, la trepidazione e la gioia dei primi discepoli”. Ed è proprio su questa “esperienza”, che si fonda l’impegno a non tirarsi “indietro – si legge nel messaggio – davanti alle grandi sfide di oggi: la promozione della vita, della dignità di ogni persona e del valore della famiglia fondata sul matrimonio; l’attenzione al disagio e al senso di smarrimento che avvertiamo attorno e dentro di noi; il dialogo tra le religioni e le culture; la ricerca della santità come misura alta della vita cristiana; la comunione e la corresponsabilità nella comunità cristiana; la necessità per le nostre Chiese di dirigersi decisamente verso modelli e stili essenziali ed evangelicamente trasparenti”. LE PAROLE DEL PAPA. Impegno questo, confermato dalle parole che BENEDETTO XVI – recatosi a Verona il 19 ottobre – ha rivolto all’assemblea dei convegnisti. In Italia – ha detto tra l’altro il Papa – c’è “un grande e inutilmente nascosto bisogno di speranza”, dato dal fatto che la Chiesa “è una realtà molto viva, che conserva una presenza capillare in mezzo alla gente di ogni età e condizione”. La Chiesa e i cattolici italiani sono dunque chiamati “a cogliere questa grande opportunità, e anzitutto ad esserne consapevoli”. Ecco, allora, l’invito a “dare risposte positive e convincenti alle attese e agli interrogativi della nostra gente: se sapremo farlo, la Chiesa in Italia renderà un grande servizio non solo a questa Nazione, ma anche all’Europa e al mondo, perché è presente ovunque l’insidia del secolarismo e altrettanto universale è la necessità di una fede vissuta in rapporto alle sfide del nostro tempo”. I FRUTTI DEL CONVEGNO. Sulle sfide che attendono la Chiesa italiana dopo il Convegno ecclesiale si è soffermato il card. CAMILLO RUINI , presidente della Conferenza episcopale italiana, nel suo intervento conclusivo, in cui ha ripercorso il cammino compiuto dalla Chiesa italiana dal precedente Convegno ecclesiale (Palermo, 1995) ad oggi. “Il frutto e lo sviluppo concreto dei lavori di queste giornate e di tutto il cammino preparatorio consisterà – ha detto il cardinale – in quello che, come Chiesa italiana, sapremo vivere e testimoniare nei prossimi anni, cercando in primo luogo di essere docili alla guida del Signore”. Il cardinale ha quindi aggiunto: questo Convegno “deve aiutare le nostre comunità a testimoniare Gesù risorto entro un contesto sociale e culturale, nazionale e internazionale, che cambia molto rapidamente, mentre si rinnova anche la realtà ecclesiale”. Tra i fattori che interpellano da vicino la Chiesa italiana, il cardinale ha indicato il “risveglio religioso, sociale e politico dell’Islam”: “Questo grande processo ci tocca da vicino, a nostra volta, sotto il profilo religioso e non soltanto sociale, economico e politico, anche perché, nel quadro generale dei grandi fenomeni migratori, è forte la presenza islamica in Europa e ormai anche in Italia…”. Di “un triplice cammino”, avvenuto e in atto nella Chiesa italiana, ha parlato, invece, il card. DIONIGI TETTAMANZI , presidente del Comitato preparatorio del Convegno, nella prolusione di apertura dell’evento ecclesiale. “Il primo cammino avvenuto – ha detto il card. Tettamanzi – è quello di una maturazione sempre più chiara e forte della coscienza della Chiesa circa la sua missione evangelizzatrice… Un secondo cammino avvenuto e in atto nelle nostre Chiese è quello di una maturazione della coscienza e della prassi della comunione ecclesiale… Giungiamo finalmente al cuore del Convegno (terzo cammino, ndr ): alla testimonianza di Gesù Risorto, che è dono e compito di tutti i cristiani ed è questione di ogni giorno”.