FRANCIA
Il messaggio dei vescovi per le elezioni della primavera 2007
“Che cosa hai fatto di tuo fratello?”: a sei mesi dalle elezioni presidenziali, legislative e municipali che si terranno in Francia nella primavera 2007, e mentre sono imminenti le primarie socialiste (il prossimo 16 novembre), il Consiglio permanente della Conferenza episcopale francese sceglie questo titolo per un messaggio indirizzato ai cattolici, ai responsabili politici e all’opinione pubblica. “Questo appello di Dio alla coscienza dell’uomo ha attraversato i secoli” affermano i presuli, “e noi, come vescovi di Francia, vogliamo farlo risuonare con forza”. Bene comune, unità nazionale, ruolo della Francia in Europa sono alcuni punti della riflessione dei presuli che si sofferma, inoltre, su famiglia, lavoro, immigrazione, globalizzazione. Frequenti e insistiti i richiami alla “fraternità”. E intanto, nella settimana precedente alle primarie si terrà a Lourdes (4-9 novembre) l’assemblea plenaria della Conferenza episcopale, nel corso della quale i tre gruppi di lavoro insediati dai vescovi nella precedente assemblea (novembre 2005) daranno conto della propria riflessione su vita sociale, missione e insegnamento cattolico nella Chiesa e nella società, ministero sacerdotale e vita delle comunità cristiane. Prevista la partecipazione dell’arcivescovo di Quebec, card. Ouellet, che illustrerà il Congresso eucaristico internazionale in programma nella sua diocesi dal 15 al 22 giugno 2008, e di mons. Fisher, vescovo ausiliario di Sydney, che farà il punto sulla preparazione della Gmg che si terrà in Australia dal 15 al 20 luglio 2008. BENE COMUNE. “Il Vangelo che ispira la dottrina sociale della Chiesa – si legge nel messaggio dei vescovi – costituisce il nostro riferimento e ci chiama a sottolineare ciò che oggi ci appare essenziale”. Secondo i presuli, infatti, “costruire una città più fraterna è dovere dei cristiani, ma rispecchia anche l’ideale repubblicano” perché “la libertà e l’uguaglianza senza la fraternità diventano lettera morta”. “Come edificare”, allora, “una società più fraterna, capace di lottare contro l’esclusione sociale attraverso scelte politiche ma, al tempo stesso, richiamando ogni cittadino all’impegno personale?”. “Vivere insieme – si legge ancora nel documento – richiede ad ognuno di assumersi le proprie responsabilità”, altrimenti “nessuna vita sociale è possibile”. “La democrazia è una realtà fragile e resta sempre incompiuta. Essa deve essere rinvigorita ad ogni elezione. Votare è, infatti, partecipare al miglioramento della vita collettiva, ciò che l’insegnamento della Chiesa definisce il bene comune universale”. UN DELICATO EQUILIBRIO . Oggi, tra il riaffacciarsi dei “particolarismi locali” e l’ampio orizzonte europeo, occorre “un nuovo senso dello Stato, garante dell’unità della nazione in uno spazio circoscritto dalle regioni e, al tempo stesso, dall’Europa allargata” affermano i vescovi. In questo delicato equilibrio “la prossima presidenza della repubblica giocherà un ruolo decisivo”. Dopo il referendum del 2005, “le elezioni saranno l’occasione per meglio definire i percorsi possibili per la costruzione europea”, in particolare in materia di “globalizzazione, sviluppo, comuni politiche migratorie, energetiche e di difesa”, e “armonizzazione fiscale e sociale”. I TRE CANTIERI. “Tre” i “principali cantieri della fraternità” indicati dal documento. Innanzitutto la famiglia, le cui “fragilità rafforzano la necessità di una sua promozione”. Di qui l’appello “alla coscienza di ognuno per costruire famiglie stabili, fondate sulla coppia di un uomo e un donna”. Per i vescovi occorre “conservare al matrimonio la sia peculiarità di unione accettata liberamente, aperta alla procreazione e istituzionalmente riconosciuta”. Quanto al lavoro, “esso costituisce un fattore di integrazione; un diritto ma anche un dovere”. Di fronte alle difficoltà che oggi segnano l’occupazione, i vescovi invitano la Stato a “favorire il dialogo affinché le scelte e i provvedimenti in materia si ispirino ad una visione elaborata con le parti sociali”. “Per i cristiani – si legge ancora nel messaggio – l’accoglienza dei migranti è un segno dell’importanza accordata alla fraternità”. “Un tema difficile”, quello dell’immigrazione, definito dai vescovi terzo “cantiere della fraternità” e “particolarmente avvertito dai nostri concittadini”. Pur “ritenendo normale che il nostro Paese definisca una politica migratoria poiché ciò rientra nella responsabilità di governo”, i presuli ricordano che “nella Chiesa nessuno è straniero” e invitano gli elettori “a prestare attenzione a scelte politiche che favoriscano lo sviluppo solidale”. “Molti immigrati, per stabilirsi in Francia, hanno superato notevoli difficoltà e alcuni hanno rischiato la vita. Perché” non aiutarli “a trovare un posto nella nostra società?”. Il documento si sofferma inoltre sulla necessità di “continuare ad accogliere i rifugiati politici e religiosi” e chiarisce che “regolamentare l’immigrazione significa perseguire le mafie e i circuiti di immigrazione clandestina”. A conclusione, un nuovo richiamo alla fraternità, “obiettivo che dà senso alla vita sociale” e passa “attraverso l’attenzione ai più fragili e il rispetto per ogni persona”.