Ungheria: 50 anni dalla rivoluzione del 1956

“L’Ungheria possa costruire un futuro libero da ogni oppressione e condizionamento ideologico”. È l’auspicio formulato da Benedetto XVI nel messaggio inviato al presidente della Repubblica di Ungheria László Sólyom, in occasione delle celebrazioni per il 50° anniversario della rivolta degli ungheresi (23 ottobre 1956). Nel messaggio, Benedetto XVI ricorda i ripetuti appelli di Pio XII, quando, 50 anni fa, “chiese con insistenza alla comunità internazionale il riconoscimento dei diritti dell’Ungheria all’autodeterminazione”. Secondo Mihaly Kranitz, docente di teologia all’Università Cattolica di Budapest, “non bisogna rendere vano il sacrificio enorme per la libertà e per l’Europa, vissuto 50 anni fa dall’Ungheria. Occorre, pertanto, sviluppare i nostri valori autentici, per creare una vera unità fra l’Ovest e l’Est”. “La proclamazione della repubblica il 23 ottobre 1989 ci ha portato la libertà – ricorda Kranitz -. E nel 1991 le truppe sovietiche hanno lasciato definitivamente la terra ungherese”. Ma i cambiamenti degli anni 1989-1990, precisa, “non ci hanno fatto dimenticare il passato. I quarant’anni di comunismo fanno sentire la loro influenza fino ai nostri giorni, nonostante il multipartitismo parlamentare”. Come membro dell’Unione europea, afferma Kranitz, “l’Ungheria non trova ancora con facilità la strada da seguire e si trova in una situazione incerta, anzi esplosiva, come dimostrano gli eventi recenti. Oggi la nostra economia non è stabile e il governo non è credibile per il Paese intero. Si devono moltiplicare i contatti culturali ed educativi, altrimenti le nostre speranze per l’Unione europea rimangono solo promesse”. Il 50° anniversario della rivoluzione è stato anche ricordato dal segretario generale del Consiglio d’Europa (Cde), Terry Davis, che ha tra l’altro affermato: “Il 1956 ha segnato l’inizio della fine. La rivolta è stato il punto di partenza della grande voglia di liberazione ed ha annunciato la caduta del muro… Non ho che una sola parola da rivolgere ai miei amici ungheresi ed è un grazie dal fondo del cuore”.