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Al seminario europeo tenuto a Clermont Ferrand dal 9 all’11 ottobre scorsi per iniziativa della Comece (Commissione degli episcopati della comunità europea) erano presenti anche numerosi giovani (cfr. SirEuropa 68 /2006). Tra questi Johanna Touzel, addetta stampa della stessa Comece alla quale abbiamo chiesto un pensiero sull’Europa.A Clermont-Ferrand, nella regione dell’Auvergne, terra di vulcani spenti e di sorgenti d’acqua calda, poteva ben sgorgare la fonte dell’impegno dei cristiani per l’Europa.È questa fonte che i partecipanti al colloquio hanno cercato di ritrovare nel ripercorrere gli ultimi 50 anni della storia europea. Alfred Grosser, Jean-Dominique Durand, Hanns-Jürgen Küsters, hanno ricordato le circostanze della firma del Trattato di Roma. Pare che i 6 Paesi fondatori non si siano rassegnati ad intraprendere questa avventura del Mercato Comune fino a quando non vi furono spinti dagli eventi internazionali della Crisi di Suez e della rivolta di Budapest: di fronte alla supremazia dei due blocchi, gli europei non avevano infatti altra scelta che l’unità.I testimoni dell’epoca, presenti o i cui intenti sono stati ritrasmessi con immagini e colonne sonore dell’epoca, hanno ricordato fino a che punto coloro che credevano nell’avventura del Mercato Comune avessero dovuto affrontare, anche con astuzia, le reticenze dei rispettivi governi. Mi pare che sia stata alla fine la coincidenza tra avvenimenti internazionali di grande rilievo e la tenacia di alcuni politici che ha consentito la nascita di una via inedita nella storia dell’umanità: la creazione di un’unione di Stati sovrani per stabilire uno spazio di pace e di prosperità, ma anche per creare un modello ispiratore per il resto del mondo.Riconosco qui il ruolo fondamentale degli storici che, “messaggeri venuti dal passato”, tolgono dall’oblio fatti, idee e testimonianze per consegnare le lezioni del passato ma anche le origini dei progetti che oggi sono da portare a compimento. Mi sento la felice erede di un’Europa che i miei padri hanno avuto l’intelligenza e il coraggio di iniziare. Senza la volontà di Schuman, Adenauer, De Gasperi e Spaak oggi vivrei su un continente forse ancora lacerato dai nazionalismi, impoverito dalle guerre, emarginato. Ma, grazie alla loro geniale intuizione, vivo su una terra che non conosce più guerre da 60 anni, dove la prosperità economica è garantita da un mercato e da una moneta unici, una terra senza frontiere dove ho potuto viaggiare, studiare e ora lavorare liberamente.A mia volta, quale retaggio lascerò alle generazioni che mi succederanno? Lascerò deperire quest’eredità dopo averne ampiamente approfittato?Per rispetto verso i nostri padri, per amore delle generazioni future e soprattutto per senso di responsabilità verso il mondo, in particolare il terzo mondo, che ha grandi aspettative dall’Europa, sono tenuta ad impegnarmi per consolidare questa costruzione ancora fragile.Mi sembra che spetti ai giovani, miei coetanei, decidere in quale direzione debba andare l’Europa.Per questo occorre una bussola che indichi i valori che sono all’origine del progetto. Ecco perché dopo il seminario Comece di Clermont-Ferrand sarò presente all’incontro “Roma 2007” che si terrà nella capitale italiana dal 23 al 25 marzo del prossimo anno. Per ricordare, pensare e progettare l’Europa con altri cristiani di questo continente.