INFANZIA

Cifre impressionanti

Violenza sui bambini: in Europa aumenta il divario tra est ed ovest

In Europa ogni giorno vengono uccisi quattro bambini tra 0 e 14 anni, circa 1.500 l’anno. Il numero più alto è nella Federazione russa, seguita da Ucraina, Lituania, Estonia. Si stima che circa un milione (tra Europa e Asia centrale) vivano in istituti, e che la maggior parte dei bambini europei abbia sperimentato qualche forma di punizione corporale. Sarebbero almeno 75.000 i bambini coinvolti nel traffico sessuale nell’Europa dell’est. Sono le drammatiche cifre che riguardano l’Europa, estratte dal primo Rapporto delle Nazioni Unite sulla violenza sui bambini presentato nei giorni scorsi a New York e in diverse città del mondo. L’indagine, coordinata dall’esperto indipendente PAULO SERGIO PINHEIRO , affronta il tema della violenza sui bambini nei diversi contesti in cui si manifesta: famiglia, scuola, istituti, luoghi di lavoro e comunità. Ne emerge una situazione in cui la violenza sui bambini risulta largamente accettata nel mondo come qualcosa di normale, e spesso socialmente approvata. UN DIVARIO INACCETTABILE. In Europa, ha spiegato durante la presentazione a Roma FRANCESCA RACIOPPI , responsabile del Programma prevenzione della violenza e dei traumatismi dell’Oms Europa, “le varie culture hanno posizioni diverse su cosa sia e cosa non sia accettabile. Negli ultimi quindici anni è cresciuto il divario tra Europa dell’est e dell’ovest”. La mortalità per omicidio può variare infatti di circa 20 volte ed è circa 3 volte più alta nel Commonwealth degli Stati indipendenti rispetto all’Unione europea. L’unica buona notizia è che la mortalità infantile da maltrattamenti appare in declino nella maggior parte dei Paesi industrializzati. LA CASA, LUOGO POCO SICURO. Un questionario Unicef del 2000 aveva rivelato che il 60% dei bambini dell’Europa e dell’Asia centrale aveva subito comportamenti violenti o aggressivi nella propria casa, da parte di genitori o parenti. Droga e alcool sono i fattori di rischio più frequenti che scatenano la violenza dei genitori. Nei Paesi industrializzati tra il 40 e il 70% degli uomini che picchiano le proprie compagne si comportano allo stesso modo anche con i bambini. Studi condotti in 14 Paesi europei stimano che gli abusi sessuali all’interno e all’esterno della famiglia riguardano il 20% delle bambine e tra il 5 e il 10% dei bambini. GLI ABUSI NEGLI ISTITUTI. Indagini condotte in Irlanda indicano abusi protrattisi per decenni: un’indagine ha raccolto 3.000 denunce, 60% delle quali da parte di ultracinquantenni che, da bambini, avevano subito abusi negli istituti. Il Comitato Onu per i diritti dell’infanzia ha espresso preoccupazione per la mancanza di chiari divieti contro le punizioni corporali negli istituti in Belgio, Repubblica Ceca, Francia, Kirghizistan e Moldavia. Il Comitato Onu per i diritti dell’infanzia ha segnalato il problema dei maltrattamenti da parte di funzionari di polizia contro bambini e giovani in stato di custodia giudiziaria in Albania, Francia, Georgia, Romania, Svizzera, Ucraina e Uzbekistan. I giovani spesso vengono tenuti in custodia cautelare assieme agli adulti, incrementando così il rischio di maltrattamenti. In Germania vi sono prove di minacce, ricatti e persino stupri. In Croazia, il personale di custodia è stato visto prendere i ragazzi a calci, botte e bastonate. NELLE SCUOLE E COMUNITÀ . Un rapporto del Kazakistan rivela che l’80% dei bambini nei collegi viene trattato “con crudeltà”. In interviste ai bambini in istituti in Gran Bretagna, 62 bambini su 71 intervistati hanno riferito di violenze fisiche tra bambini, e metà di loro avevano sperimentato direttamente violenze che andavano da coltellate, calci e botte, ad atti di vandalismo per danneggiare le loro proprietà personali, a minacce. Circa il 34% dei giovani riporta di aver subito almeno una volta atti di bullismo negli ultimi due mesi, soprattutto le bambine. I ragazzi conducono infatti l’85% degli attacchi violenti. SI PUÒ PREVENIRE. “È stato verificato che le conseguenze delle violenze subite durante l’infanzia durano tutta la vita – ha detto Racioppi – portando a disturbi relazionali, comportamenti a rischio e spesso a morte prematura. Il modo migliore di fermare la violenza è fermarla prima che avvenga, investendo nei programmi di prevenzione”. Tra le proposte e raccomandazioni rivolte ai Paesi europei: promuovere leggi che vietino ogni forma di violenza contro i bambini; garantire che collocare i bambini in istituti o in centri di detenzione rappresenti la soluzione estrema; avviare un sistema di raccolta di dati sui bambini negli istituti in tutta la regione europea; controllare l’operato del personale che si occupa dei bambini, garantire loro una retribuzione adeguata e assicurarsi che siano formati a gestire tensioni e conflitti; creare una procedura efficace che permetta ai bambini in istituto di sporgere denuncia e assicurarsi che i bambini ne siano a conoscenza.