“Le recenti misure legislative adottate nel Paese mettono sconsideratamente a rischio la vita delle famiglie”: è l’allarme lanciato nei giorni scorsi a Edinburgo dal vescovo di Paisley, Philip Tartaglia. Nell’omelia pronunciata domenica 8 ottobre durante l’annuale “Messa rossa” che inaugura l’anno giudiziario, celebrata nella cattedrale di St. Mary, il presule, rivolgendosi ai giuristi presenti, avvocati e giudici della Corte suprema, li ha esortati a lasciarsi guidare “dalla propria coscienza e dai propri principi cattolici” e ad impiegare “la propria influenza per portare all’attenzione dei legislatori e di tutti i cittadini l’importanza del finanziamento pubblico a progetti di preparazione al matrimonio e di consulenza matrimoniale” al fine di “salvaguardare e sostenere il legame nuziale”. “La famiglia costituita dai genitori, un uomo e una donna uniti in matrimonio, e dalla loro prole, è sempre stata la cellula base della società nelle culture precristiane, cristiane e non cristiane per millenni. Fino ad oggi” ha precisato il vescovo, denunciando “la raffica di provvedimenti legislativi” che “qui in Scozia come altrove hanno messo in pericolo in modo sconsiderato la vita familiare intesa secondo il progetto di Dio”. Nel mirino del presule il “Family act law” che, spiega, “rende il divorzio più rapido e riconosce, di fatto, uno status quasi coniugale alle unioni eterosessuali”, ma anche il “Civil partnership legislation”, che “consente alle coppie omosessuali di registrare il proprio rapporto e di godere di uno stato civile analogo al matrimonio”, e il “Gender recognition act” che “consente di scegliere se essere maschio o femmina indipendentemente dal proprio sesso”. Misure sulle quali mons. Tartaglia invita i giuristi cattolici a riflettere “secondo coscienza”. “I professionisti del diritto – prosegue – nei loro rapporti con politici e legislatori, non abbiano esitazioni a difendere la santità del matrimonio e a evidenziare le conseguenze nefaste della mentalità divorzista sul bene comune della società”.