CCEE
L’assemblea plenaria del Ccee
È l’arcivescovo di Budapest e primate d’Ungheria, card. PETER ERDÖ , il nuovo presidente del Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa) per il quinquennio 2006-2011, eletto nel corso dell’Assemblea plenaria dell’organismo che riunisce le 34 Conferenze episcopali del continente, conclusasi l’8 ottobre a San Pietroburgo. Per i vicepresidenti, riconfermato l’arcivescovo di Zagabria, card. Josip Bozani?, mentre mons. Jean-Pierre Ricard, arcivescovo di Bordeaux, succede al card. Cormac Murphy-‘O Connor. PRIORITÀ IN EUROPA. “Il dialogo ecumenico; la collaborazione con i vescovi degli altri continenti, in particolare l’Africa; il dialogo con l’Islam” e “la sfida della secolarizzazione del Continente” sono, a giudizio del card. Erdö, gli impegni prioritari delle Chiese europee nei prossimi anni. “La fede – ha sottolineato il nuovo presidente del Ccee – deve costituire la forza trainante della nostra vita”. Un ulteriore campo “nel quale come cristiani dobbiamo impegnarci a fondo”, è costituito, per il card. Erdö, dal “rispetto per la vita, la famiglia e la dignità dell’uomo”. Compito della Chiesa nell’Europa di oggi, “malata di sclerocardia”, cioè di “durezza di cuore rispetto alle leggi morali”, ha osservato, dal canto suo, l’arcivescovo di Mosca TADEUSZ KONDRUSIEWICZ , durante l’omelia tenuta l’8 ottobre nella chiesa di Santa Caterina a San Pietroburgo a conclusione dell’Assemblea, è “quello di contrastare questa malattia, al che può essere d’aiuto un sano istituto della famiglia, come bene indispensabile e fondamento della società”. “La Chiesa come communio – ha aggiunto il presule – è una famiglia che riunisce tutti i popoli. Le Chiese cattoliche di molti Paesi dell’ex-Urss, che non fanno parte dell’Ue, sono tuttavia riunite nella struttura del Ccee, e ciò appare un segno di solidarietà”. Per l’arcivescovo di Mosca, “l’Europa non finisce ai confini dell’Ue, ma si protende fino agli Urali” e “noi siamo insieme responsabili per i suoi destini”. Il presidente della Conferenza episcopale russa, mons. JOSEPH WERTH, ha da parte sua sottolineato l’importanza della formazione dei preti, ma ha rimarcato che “la presenza dei laici rimane indispensabile”; per questo “in tutte le diocesi del territorio sono stati avviati dei corsi per prepararli all’annuncio e alla catechesi”. VIVERE IN COERENZA. Temi, quelli della “preoccupazione per le vocazioni sacerdotali”, il rapporto con l’Islam e il futuro della famiglia, ripresi, durante l’Assemblea plenaria, anche da mons. Amédéè Grab , presidente uscente del Ccee. “Tutti sono coscienti del fatto – ha dichiarato – che l’Islam si è stabilito in ogni parte dell’Europa” e ci si chiede se “i musulmani si integreranno nella società europea oppure la domineranno”. Al riguardo, il presule ha precisato che “il nostro obiettivo non è di ‘mantenere cristiana l’Europa’, respingendo le altre religioni che hanno origini fuori dall’Europa, ma di aiutare i cristiani in Europa a vivere in coerenza alla loro chiamata battesimale e a ripresentare costantemente a tutti i nostri fratelli e sorelle nel mondo il messaggio di Gesù Cristo”. Non poca preoccupazione desta il futuro della famiglia poiché “un crescente numero di governi sta sconvolgendo il concetto cristiano tradizionale del matrimonio e della vita familiare” per “venire incontro alle richieste di gruppi che vogliono ottenere una sicurezza finanziaria per le parti coinvolte” in relazioni non definibili “matrimonio”. Per mons. Grab, “‘legalizzare relazioni di coppie dello stesso sesso, siano esse definite come ‘matrimonio’ o meno, supera di gran lunga una ricerca di equità davanti alla legge”. Altre sfide riguardano le questioni etiche “quali la ricerca sulle cellule staminali e l’eutanasia”. Mons. Grab ha espresso l’auspicio che “la Chiesa cattolica riuscirà a svolgere il suo ruolo nel persuadere i governi a guardare al bene comune in tutto il mondo”. MAGGIORE COOPERAZIONE. In tutti questi ambiti, ha, quindi, aggiunto mons. Grab, “non è possibile pensare che il Ccee possa agire senza la Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea, n.d.r.)”. Per il presule, “è il momento in cui bisogna ridefinire la relazione di questi due organismi”, aumentando la cooperazione tra le Conferenze episcopali senza lasciare che questi organismi s’ingrandiscano eccessivamente. Anche al card. Murphy-O’Connor “sembra piuttosto chiaro che ci debba essere una relazione decisamente più stretta tra Ccee e Comece”. Manifestando un “sogno per la Chiesa in Europa”, il vicepresidente uscente del Ccee ha evidenziato come “una riorganizzazione del Ccee e del Comece recherebbe giovamento ai vescovi di tutti i Paesi in Europa”. Per il cardinale inglese è importante “far sentire insieme una voce chiara” su questioni come “la relazione con l’Islam”, sul “fenomeno della migrazione e dell’immigrazione” e “su questioni che concernono il genere di Europa che sta emergendo nella fase presente”, come quelle concernenti l’impegno ecumenico e la famiglia. “Troppo spesso – ha precisato il porporato – il bel lavoro che facciamo svanisce nell’aria e non risulta efficace come potrebbe essere. Quindi, essenzialmente, il mio sogno contempla strutture europee che lavorano insieme e permettono ai presidenti di concentrarsi sui temi prioritari, pur non trascurando quei temi che rivestono una minore importanza ma hanno comunque bisogno di essere affrontati”. MESSAGGIO AL PAPA. A conclusione dell’Assemblea plenaria, mons. Grab, in qualità di presidente uscente del Ccee, a nome dei 34 presidenti delle Conferenze episcopali europee, ha indirizzato un messaggio al Papa. “Siamo venuti qui da tutta l’Europa – si legge in un passo della lettera – per esprimere ai cattolici che vivono in questo grande Paese la nostra più viva comunione e amicizia. Con i delegati del Patriarcato di Mosca e di tutta la Russia, abbiamo pregato perché questa nostra presenza possa contribuire a far crescere la stima e la collaborazione tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa”. “Condividiamo la Sua preoccupazione e il Suo dolore – hanno scritto i vescovi – per il fatto che nella grande mobilitazione in corso di popoli e culture si corra anche il rischio di sfruttare la religione per giustificare atti irrazionali e violenti. Le assicuriamo il nostro sforzo per promuovere il vero dialogo” e la “logica dell’amore che ci ha indicato in Deus Caritas est“. Mons. Grab ha inviato, inoltre, un messaggio al patriarca di Mosca Alessio II, e uno al presidente Vladimir Putin, in occasione del suo 54° compleanno il 7 ottobre. “Una delle maggiori benedizioni del nostro lavoro – ha affermato il presidente uscente del Ccee rivolgendosi ad Alessio II – è il privilegio di conoscere gioie, speranze, timori di uomini e donne di tutta Europa, fatto che ci convince sempre più” che il continente “ha bisogno di ascoltare di nuovo il Vangelo di Cristo”. “L’aspirazione dei poteri dello Stato russo a consolidare eguali relazioni tra le diverse denominazioni, a procedere a trasformazioni democratiche nel Paese e a prestare attenzione ai bisogni dei fedeli – ha scritto mons. Grab a Putin – consente di valorizzare l’influenza dei leader spirituali sulla società russa in vista del bene comune”. UNO SGUARDO AL MONDO. Dopo aver riflettuto sulle problematiche mondiali, i presidenti delle Conferenze episcopali europee, al termine dell’Assemblea plenaria, hanno anche diffuso una nota nella quale hanno lanciato un appello per il Darfur ed espresso grande preoccupazione per i cattolici dello Sri Lanka, per le violenze in Iraq e nei Territori palestinesi. “Il Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa – hanno scritto i vescovi – si unisce alle grida d’aiuto per il popolo della regione del Darfur in Sudan. Le statistiche sono allucinanti: almeno 200.000 morti e milioni di sfollati. In una situazione politica talmente complessa i vescovi d’Europa, insieme ai confratelli della Conferenza episcopale sudanese, si preoccupano per le vittime del disastro umanitario ed incoraggiano i cattolici dell’Europa a fare tutto il possibile per sostenere il loro sforzo, con la preghiera, con aiuti finanziari”. Non meno gravi sono le notizie che “arrivano dai cattolici dello Sri Lanka” dove “non pochi di loro, fra cui alcuni sacerdoti, sono ‘spariti’ senza traccia, e centinaia di persone sono state uccise in questi ultimi mesi”. MILLENNIUM GOALS. Nella loro dichiarazione i vescovi hanno ricordato anche “la sorte tragica del popolo iracheno; da secoli musulmani e cristiani hanno vissuto insieme nella pace, ma la violenza tra gruppi religiosi di questi mesi sta lacerando la comunità musulmana e rendendo quasi impossibile la stessa sopravvivenza di quella cristiana. Contemporaneamente sono ancora accaduti episodi particolarmente feroci di violenza nei territori palestinesi, dove le divisioni interne sembrano costituire la prova più grave che questo popolo abbia dovuto affrontare finora”. A fronte di tutte queste situazioni, “i membri del Cccee auspicano che i fedeli si impegnino per dare ogni aiuto possibile. Compito importante è anche quello di informarsi sui Paesi – anche quelli non molto lontani – dove il diritto alla libertà religiosa è spesso calpestato e su tutte quelle zone dove la malattia e la fame stroncano la vita a tanti figli di Dio, per tener vivo il problema nell’opinione pubblica e presso le autorità”. I vescovi europei, infine, “insistono perché venga ripreso con serietà il programma del “Millennium Goals”, che si prefigge, entro il 2015, lo sradicamento della povertà, fame, mortalità infantile, malattie e il sostegno dell’educazione, dell’uguaglianza, della sostenibilità ambientale. Esso è stato lanciato nel Giubileo del 2000, ma è troppo disatteso”. PROGETTI IN CANTIERE. Tra i progetti nell’agenda futura del Ccee, il congresso dei docenti di tutte le università d’Europa che si terrà a Roma dal 21 al 24 giugno 2007 sul tema “Un nuovo umanesimo per l’Europa. Il ruolo delle Università”; la terza Assemblea ecumenica europea che si realizzerà a Sibiu (Romania) dal 4 all’8 settembre 2007; il progetto di seminari tra vescovi europei e africani sulle migrazioni che si concluderà con un simposio nel 2010 sull’evangelizzazione e le culture.