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Chiesa cattolica e avvenire dell’Europa
“La discussione e i risultati dell’assemblea plenaria del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee) di San Pietroburgo sono stati estremamente positivi” ha detto in un’intervista al settimanale cattolico russo “Svet Evangelia” il card. Peter Erdö, neoeletto presidente del Ccee per il periodo 2006-2011, aggiungendo di essere molto ottimista a proposito del futuro del Ccee. “Come giovane sacerdote in un’Ungheria governata dal comunismo, non avrei mai immaginato che un giorno sarei venuto in Russia per prendere parte all’Assemblea plenaria dei vescovi europei. E ora ho trovato qui, in una delle città più grandi dell’ex Unione Sovietica, una comunità cattolica molto attiva e in rapida crescita” ha osservato il neopresidente Ccee.Da sottolineare, tra i vari punti, il balzo in avanti compiuto nel dialogo ecumenico: in passato sembrava che i vescovi del Ccee avessero paura di programmare l’evento in Russia per evitare di danneggiare i rapporti tra cattolici e ortodossi, ma il 2006 è stato l’anno dell’armonizzazione. La lettera inaspettatamente calorosa e cordiale del Patriarca di Mosca e di tutta la Russia Alessio II ai partecipanti all’assemblea lo dimostra esplicitamente, così come la numerosa e autorevole delegazione dello stesso Patriarcato inviata all’assemblea. Per noi cattolici russi ciò significa che l’assemblea di San Pietroburgo ha segnato una svolta nei rapporti tra cattolici e ortodossi all’interno del nostro Paese, che siamo invitati ad essere partner paritari nel dialogo. Valutando i risultati dell’incontro, il segretario generale Ccee, mons. Aldo Giordano, ha dichiarato che la Russia ha bisogno di aiuto nella missione cristiana: è “importante, quindi, capire che occorre aiuto nel settore dell’evangelizzazione” e occorre “chiedere come poter collaborare a questo compito”.Un altro punto specifico discusso a San Pietroburgo è stato l’unità cristiana dal punto di vista dell’unificazione europea. “Anche la Commissione europea e il Parlamento europeo ascoltano la voce delle Chiese. La prendono in considerazione? In alcuni casi, sì; in altri la sentono in mezzo ad altre voci” ha detto Noël Treanor, segretario generale della Commissione episcopati della Comunità europea (Comece). “Non si tratta tanto di farci ascoltare dalle istituzioni, ma di farci sentire con argomentazioni sicure e analisi rigorose. La questione riguarda anche le Chiese: siamo abbastanza coraggiosi e competenti da adempiere la nostra missione evangelizzatrice nella moderna società del continente?”. Alcune sfide che il mondo cristiano affronta oggi portano le posizioni delle nostre Chiese ad avvicinarsi ancora di più, ci fanno ricordare le nostre radici comuni e ci spingono ad una collaborazione tra ortodossi e cattolici, che è già attiva in molti ambiti, come “la testimonianza dei valori morali cristiani, il dialogo con le autorità a livello nazionale ed europeo, il sostegno alla vita familiare” ha osservato il rev. Vsevolod Chaplin.