Diversi i commenti tedeschi sull’esito delle elezioni in Austria: sulla Frankfurter Rundschau (2/10), Norbert Mappes – Niediek osserva: “ Anche se sembra così, in Austria non c’è stata un svolta a sinistra. Guardando attentamente, il risultato contiene un altro messaggio. Un messaggio per tutta l’Europa: perlomeno nei Paesi più piccoli, si voterà in futuro verso posizioni conservatrici, sociali e soprattutto nazionali. […] Alla fin fine, il risultato contiene l’invito ai due grandi partiti di costituire una grande coalizione. Non è un desiderio giustificabile dalla necessità di armonia degli austriaci, tanto meno dal modello della Germania. Piuttosto, i cittadini dei piccoli Paesi membri dell’Ue si stanno lentamente abituando a percepire il governo come forza modellante. La metà delle decisioni importanti per l’Austria, ha detto Wolfgang Schüssel durante la campagna elettorale, vengono prese nell’Ue. Pertanto è logico considerare il proprio governo come rappresentante di interessi nazionali e vedere i conflitti interni come un fastidioso fattore di disturbo. Sembra che l’Austria si stia incamminando verso un governo di unità nazionale“. Senza velleità profetiche si può prevedere che anche a Vienna… a breve si instaurerà la stagnazione“, scrive Reinhard Olt sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung (5/10). “ Qualsiasi altra cosa sarebbe una vera novità e una sorpresa“. Sul quotidiano austriaco “ Die Presse” (02/10), Michael Fleischhacker annota: “ Gli austriaci hanno scelto la stasi. A giudizio umano, a questo risultato elettorale può seguire unicamente una grande coalizione con leadership socialdemocratica . […] In ogni caso, l’elettorato vedrà cosa ha votato: nessuna decisione chiara, nessun corso chiaro e l’illusione della comodità. Oltre a diversi motivi tattici e artigianali per la sconfitta dell’Övp – non da ultimo, il partito del cancelliere ha fallito per la sua tendenza all’arroganza -, Alfred Gusenbauer ha vinto soprattutto per un motivo: ha dato ai cittadini l’impressione che essi possano in futuro beneficiare contemporaneamente del massimo della sicurezza e del massimo della libertà. Molto presto dovrà deluderli“. “Sinonimo un tempo di stagnazione, oggi l’India sta inseguendo la Cina al vertice della crescita economica” ma “il suo boom nasconde una realtà sempre più grande di povertà di massa, analfabetismo e disuguaglianze”. E’ quanto afferma Kevin Watkins sul quotidiano britannico THE GUARDIAN (3/10) in un commento dedicato ai temi internazionali. Nonostante “le abbondanti munizioni in grado di dare fuoco all’euforia della globalizzazione” avverte, “è facile dimenticare l’altra India, quella reale, fatta di 2milioni e 800mila bambini (un quarto el totale) che muoiono ogni anno per malnutrizione e malattie che potrebbero essere prevenute. Circa 300 milioni gli indiani che sopravvivono con meno di 50 pence al giorno”. “Servizi pubblici carenti… un sistema scolastico disastroso… disuguaglianza tra i generi (le bambine hanno il 50% di probbilità in più rispetto ai maschi di morire prima dei cinque anni)”. Per Watkins sono urgenti “riforme altrettanto audaci di quelle che hanno trasformato l’economia”. “Molto istruttivo”: così Ronnie Convery, dalle colonne del mensile dell’arcidiocesi scozzese di Glasgow, FLOURISH, (ottobre 2006), definisce il discorso di Benedetto XVI a Regensburg. “Forse per la prima volta – osserva Convery – voci molto liberali in Europa, che sono tradizionalmente critiche verso la Chiesa”, si sono trovate “a dovere difendere il Papa, sul terreno dell’inalienabile diritto di parola, e a criticare la minoranza di musulmani che vorrebbero negare il diritto ad un dialogo onesto e nel nome della fedeltà all’islam minacciano violenza”. “Ma la lezione più grande” per Convery è quella che “ in un’epoca in cui i titoli su una riga di un discorso possono balzare in tutto il mondo prima ancora che il discorso si concluda… il contesto non conta più nulla”. Di “Papa suo malgrado esposto” parla Davide Rondoni nell’editoriale del quotidiano cattolico italiano AVVENIRE (5/10). Riferendosi alle “ scriteriate e interessate proteste di fanatici islamici” contro il Pontefice, legate al dirottamento del 4 ottobre del volo Tirana-Istanbul all’aeroporto italiano di Brindisi, Rondoni si sofferma “sulla vita difficile dei cristiani in Turchia” e sulla “ esposizione scomoda” di Benedetto XVI. “I fondamentalisti di ogni genere vorrebbero che il Papa facesse da quinta colonna per la loro guerra” ma Benedetto XVI “non ci sta”, e continuando “a richiamare alla libertà e all’uso della ragione” li lascia “spiazzati. “Un insulto all’intelligenza dei musulmani”. E’ il titolo di una riflessione del direttore d’orchestra Daniel Barenboïm ospitata dal quotidiano francese LE MONDE (5/10). “Autocensurandosi – osserva Barenboïm con riferimento all’annullamento delle rappresentazioni dell’Idomeneo – l’Opera di Berlino ha sollevato l’importante questione della nostra percezione del mondo musulmano” e “ha rinunciato in anticipo ad un dialogo essenziale per il futuro della nostra società”. “L’arte non è né morale, né immorale”; con questa censura “abbiamo privato molti musulmani della possibilità di dimostrare la propria maturità intellettuale” e ciò “ in fondo non è troppo diverso dal fondamentalismo”.