RUSSIA

Le due fedeltà

La Chiesa ortodossa e l’azione missionaria

Tra il XIV e il XIX secolo, la chiesa ortodossa russa fu protagonista di un’azione missionaria che raggiunse, con grande spirito di sacrificio e amore per il Vangelo, popoli che abitavano agli estremi confini dell’impero come i lapponi, gli ziriani e gli abitanti delle isole Aleutine. La storia delle missioni della chiesa russa, fino al Concilio di Mosca del 1917-1918 e anche durante l’epoca delle persecuzioni seguite all’avvento del regime comunista, è stata ripercorsa nella seconda sessione del XIV Convegno ecumenico internazionale, svoltosi recentemente al monastero di Bose (Italia). Ma qual è la missione della chiesa ortodossa russa nel mondo contemporaneo? Alcuni dei relatori intervenuti al convegno, ne hanno messo in luce le caratteristiche principali. UN VAGONE PER CHIESA . “L’attività missionaria – ha scritto nel messaggio di saluto inviato al convegno di Bose, ALESSIO II , patriarca di Mosca e di tutta la Russia – ha svolto un ruolo fondamentale nella storia della nostra Chiesa. Il cristianesimo si è diffuso grazie al sacrificio missionario”. “Oggi è in atto – afferma il patriarca di Mosca – un grande processo di rinascita spirituale, che comporta nuove sfide alle quali occorre rispondere rimanendo fedeli alla sacra Scrittura e alla tradizione della Chiesa”. “Su un vagone ferroviario, la chiesa arriva nell’estremo nord della Russia, nelle zone dove prima sorgevano i lager per i detenuti politici e ancora abitate da moltissime persone in attesa di ricevere la luce di Cristo”: la “Chiesa vagone” è uno dei progetti illustrati dal vescovo IOANN POPOV di Belgorod, inviato del Patriarcato di Mosca. “Oggi – ha spiegato Popov – la chiesa ortodossa russa porta avanti la sua missione verso popoli liberati dal giogo ateo, che vivono conflitti e contraddizioni”. Questo comporta una molteplicità dei metodi posti in essere: “catechetico, per introdurre alla pienezza cristiana i catecumeni adulti, dopo decenni di ateismo di Stato che ha lasciato in loro solo la tradizione delle radici di fede; apologetico, contro dottrine agnostiche o settarie per contrastare un proselitismo diffuso, esercitato sfruttando le necessità materiali o l’ignoranza delle persone; etno-culturale, per stabilire un dialogo con tutte le componenti etniche e culturali che compongono la comunità nazionale; della riconciliazione della memoria, contro le tensioni sociali ancora presenti”. TEMPI NUOVI PER UN’OPERA NUOVA. “Denatalità, alto tasso di suicidi, aborti, divorzi, larga diffusione di matrimoni non registrati, un clima generale di sfiducia che si respira ovunque: organismi statali, scuola, famiglia, mass media e anche nella chiesa”: questi, secondo GEORGIJ KO?ETKOV, dell’Istituto cristiano ortodosso “San Filarete” di Mosca, le problematiche della odierna società russa. “La gente – ha affermato Koèetkov – non si fida di nessuno e nemmeno di Dio: possiamo superare questo paradosso? In modo particolare, oggi, sono arrivati tempi nuovi per un’opera nuova”. Il rinnovamento della chiesa, secondo Koèetkov, è legato ad una missione che può essere così sintetizzata: “Presentare l’ortodossia in modo comprensibile alle persone perché capiscano il messaggio: ‘Sei amato da Dio'”. “La bellezza della liturgia – ha proseguito Koèetkov – deve unirsi alla chiarezza della Parola di Dio: occorre che la gente possa intendere il significato dei canti e delle preghiere. Se la liturgia non è comprensibile, nemmeno Dio lo è”. L’evangelizzazione, per Koèetkov, non è una questione di tecniche ma: “Aiutare ogni fedele ad essere persona viva nella chiesa, affinché tutti possano conoscere Dio e trovare il senso della propria vita; per questo è importante il coinvolgimento dei laici e la formazione degli educatori”. “Il problema in Russia, e non solo, è che la gente è abituati ai contatti, non alla comunicazione; in precedenza perché il regime abituava al sospetto e oggi perché il mercato abitua al dare e all’avere, non a offrire accesso al cuore. Un metodo perseguibile è avvicinare alla conoscenza di Dio attraverso altre tematiche in senso orizzontale, come suggerito dal metodo alfa della chiesa protestante”. LO STILE DEL DIALOGO. “Nessun modello standard di evangelizzazione – ha sottolineato Popov – può essere applicato alla realtà odierna. La pratica missionaria presuppone rinnovamento, partecipazione, la ricerca di soluzioni non convenzionali”. Dopo la “Chiesa vagone”, ha annunciato Popov, è in progetto la “Chiesa camion”: “Persone dell’estremo nord del paese, che non hanno mai visto una chiesa né messo piede in una cattedrale, ne avranno un’idea attraverso gli arredi sacri di una chiesa mobile”. Soprattutto: “Il dialogo è il necessario modello di comportamento della missione, che si nutre di affabilità non di durezza, di sensibilità sociale, avendo chiaro il danno apportato da laicismo e fondamentalismo. E’ importante saper incontrare tutti, per conoscersi e imparare a stimarsi pur nella differenza. ‘Solo con il diavolo – insegnava S. Giovanni Crisostomo – non abbiamo nulla in comune'”.