DIRITTI UMANI
Prostituzione in Europa: non basta combattere la tratta di esseri umani
“Mentre i tradizionali approcci” al fenomeno della prostituzione “hanno mostrato forti limiti”, oggi “la sfida principale è la reale volontà degli Stati di gestire la prostituzione con una visione a lungo termine che sia compatibile con gli imperativi dei diritti dell’uomo”. E’ quanto affermato da SOPHIE JEKELER, presidente dell’associazione belga “Le Nid” impegnata nella lotta alla tratta degli esseri umani, intervenuta nei giorni scorsi a Parigi ad un’audizione su “Prostituzione; quale atteggiamento assumere?”, promossa dalla Commissione Pari opportunità dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (Apce), nel corso della quale è stato esaminato uno studio comparativo sulla situazione giuridica di chi si prostituisce nei 46 Stati del Consiglio d’Europa. “In questi ultimi dieci anni – ha proseguito Jekeler -, nella maggior parte dei Paesi europei il contesto giuridico si è notevolmente evoluto. Oggi si assiste a delle strategie di intervento molto diverse, ma tutte rispondenti ad un medesimo obiettivo che è quello di gestire il fenomeno della prostituzione e di lottare più efficacemente contro la tratta degli esseri umani e la prostituzione dei minori”. UNA POLITICA COMUNE INEFFICACE. Tre, secondo la relatrice, “i tradizionali atteggiamenti di fronte al fenomeno” che, per lo più, “coinvolge donne”. Il “proibizionismo”, cioè “il divieto della prostituzione, considerata un crimine e, ovviamente, del suo sfruttamento” (Ucraina, Albania, Lituania, Romania); il “regolamentarismo”, ossia il tentativo di “una gestione regolamentata della prostituzione, considerata male necessario, e del suo sfruttamento” (Germania, Austria, Paesi Bassi, Svizzera, Grecia). Infine “l’abolizionismo”, ossia “la mancanza di regolamentazione del fenomeno, considerato come un atto privato, e la proibizione dello sfruttamento” (Francia, Portogallo, Italia, Danimarca, Belgio, Finlandia, Polonia, Inghilterra e Spagna). “Una diversità di sistemi giuridici” che, sottolinea Jekeler, ha come diretta conseguenza “la diffusione in Europa di reti di traffico di esseri umani che, traendo vantaggio dalle lacune di ogni sistema, riescono a sviluppare le proprie attività senza che venga messa in campo una politica realmente efficace a livello comunitario”, mentre si assiste “allo sviluppo di nuovi modi di prostituirsi su Internet, sui cellulari, nei club e nelle agenzie specializzate, e ad un certo indebolirsi delle norme in materia di costumi”. MA SONO ALTERNATIVE? Per la relatrice, oggi “la principale sfida è la volontà reale degli Stati di gestire la prostituzione con una visione a lungo termine che sia compatibile con gli imperativi dei diritti dell’uomo. In effetti se l’approccio abolizionista si è dimostrato inefficace, ciò è avvenuto perché il suo asse portante, la reintegrazione di chi si prostituisce è rimasta lettera morta praticamente in tutti i Paesi che hanno ratificato la convenzione di New York”, a causa della mancanza “di mezzi adeguati e di politiche di prevenzione realmente efficaci”. I Paesi che, da parte loro, “hanno privilegiato l’approccio regolamentarista hanno sottovalutato l’influenza degli ambienti criminali sul ‘commercio del sesso’ e lo scarso entusiasmo di chi si prostituisce ad essere identificato ufficialmente come tale”. “Affinché sia riconosciuto il diritto di prostituirsi, deve essere” al tempo stesso “garantito quello di non doversi prostituire. Ad avviso di Sophie Jekeler occorrerà quindi sviluppare un approccio intermedio che, pur consentendo alle persone di prostituirsi nelle migliori condizioni possibili, possa offrire loro i mezzi per trovare alternative a questa attività; per questo le associazioni sul territorio devono essere sostenute nella loro attività di incontro, assistenza e accompagnamento a queste persone”. DIGNITA’ FERITA E PIAGA SOCIALE. “La prostituzione offende la dignità della persona che si prostituisce, ridotta al piacere venereo che procura. Colui che paga pecca gravemente contro se stesso”. Il Catechismo della Chiesa Cattolica è molto chiaro, fermo e contesta senza esitazione che si possa parlare di diritto di prostituirsi. “La prostituzione- si legge sempre nel Catechismo – costituisce una piaga sociale. Normalmente colpisce donne, ma anche uomini, bambini o adolescenti (in questi due ultimi casi il peccato è al tempo stesso, anche uno scandalo). Il darsi alla prostituzione è sempre gravemente peccaminoso, tuttavia l’imputabilità della colpa può essere attenuata dalla miseria, dal ricatto e dalla pressione sociale”. Accanto al catechismo la Chiesa pone la sua opera di giustizia e di carità. Non si contano in Europa le denunce della comunità cristiana per le inadempienze delle istituzioni di fronte alla prostituzione (come avvenne in occasione dei Campionali mondiali di calcio in Germania) mentre sempre più numerose sono le iniziative di prevenzione, accoglienza e recupero delle molte vittime di questo turpe commercio.