COMECE
Seminario a Clermont Ferrand (Francia) sui 50 anni del Trattato di Roma
«Il Trattato di Roma 50 anni dopo: quali valori per l’Unione europea?». È il tema del seminario organizzato dalla Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea) in programma in Francia, a Clermont-Ferrand, dal 9 all’11 ottobre.I VALORI DI ALLORA E DI OGGI. Al centro dell’attenzione del seminario Comece saranno i temi e i «valori» del Trattato di Roma con il quale, quasi cinquant’anni fa – la firma avvenne il 25 marzo 1957 – venne istituita la Comunità economica europea. In particolare il seminario si propone di riflettere sull’avvenimento, collocandolo nel proprio contesto storico, mettendo in rilievo i valori e le motivazioni dei protagonisti di allora e cercando nello stesso tempo di evidenziare anche quali implicazioni possono discendere dai valori di allora in rapporto al vivere oggi in Europa. Tra l’altro un oggi segnato da difficoltà serie per il processo di unificazione europea, legate sia a complessi fattori economici, sia a dinamiche di carattere più culturale e di integrazione tra i popoli, avviate anche dal processo di allargamento dell’Unione acceleratosi in questi anni. Il seminario francese è un appuntamento importante all’interno di un progetto più vasto, che vede la Comece impegnata a organizzare un congresso europeo insieme a diversi movimenti cattolici a Roma, il 25 marzo 2007, nell’anniversario vero e proprio del Trattato. Per l’occasione sarà anche presentato ai partecipanti un rapporto sui valori e sulle prospettive europee redatto da un apposito comitato di «saggi», formato da eminenti personalità cattoliche europee. Più in generale, il seminario di Clermont-Ferrand e il futuro incontro di Roma, sono manifestazione del grande interesse e della volontà dei cattolici di offrire il proprio contributo per la costruzione di un’Europa dei popoli.RESPONSABILITÀ DEI CATTOLICI. I seminario farà riferimento anche a un recente documento elaborato su richiesta dei vescovi della Comece da teologi e filosofi sulle responsabilità dei cattolici nel futuro dell’Ue (Il futuro dell’Unione europea e la responsabilità dei cattolici – www.comece.org ). Di fronte alle nuove sfide legate all’allargamento dell’Ue, si legge, «i cattolici non hanno delle soluzioni “chiavi in mano” da proporre, ma si riconoscono eredi di una tradizione antica, che ha particolarmente segnato il continente europeo. A questo titolo, i cattolici europei, coscienti di essere cittadini a pieno titolo, sanno anche di avere la responsabilità di mantenere viva questa tradizione che si sviluppa in vari modi. Devono rispondere, con gli altri cittadini, alle stesse domande di tutti, ma possono cercare di farlo in modo originale, a partire dalle loro peculiari risorse spirituali». Di fronte alle nuove sfide legate all’allargamento dell’Ue, si legge, «i cattolici non hanno delle soluzioni “chiavi in mano” da proporre, ma si riconoscono eredi di una tradizione antica, che ha particolarmente segnato il continente europeo. A questo titolo, i cattolici europei, coscienti di essere cittadini a pieno titolo, sanno anche di avere la responsabilità di mantenere viva questa tradizione che si sviluppa in vari modi. Devono rispondere, con gli altri cittadini, alle stesse domande di tutti, ma possono cercare di farlo in modo originale, a partire dalle loro peculiari risorse spirituali».CHIESE PROTAGONISTE. L’impegno dei cattolici non è solo quello personale dei singoli, piuttosto «passa anche in molti modi attraverso l’impegno dei movimenti laicali ( v. settimane sociali), dei servizi delle Chiese e delle diocesi… È sufficiente evocare le scuole, le biblioteche, le università, le cappellanie e i movimenti giovanili per intravedere il ruolo che la Chiesa ha nell’educazione dei futuri cittadini dell’Unione. Allo stesso modo, la rete di opere caritative e ospedaliere contribuisce fortemente alla vita quotidiana dei nostri cittadini». UNITÀ E DIVERSITÀ. L’esperienza vissuta di unità e diversità nella comunità cristiana può diventare un contributo preciso al processo di costruzione europea. «La preoccupazione permanente di mantenere la diversità e l’unità nella Chiesa è un equilibrio difficile da conservare nella vita quotidiana della Chiesa. Tuttavia ciò si applica anche in ambito politico. Questa preoccupazione deve restare permanente nella prospettiva dell’integrazione. È qui che trova spazio il principio di sussidiarietà, spesso ricordato dalla Chiesa. Si tratta di una caratteristica prioritaria della tradizione cristiana sulla quale vorremmo attirare l’attenzione. Questo principio può essere una sorgente di ispirazione nella prospettiva dell’integrazione europea, nella misura in cui si rimprovera sovente alle istituzioni europee una carenza di attenzione nei confronti delle particolarità culturali negli Stati membri».RELIGIONE E POLITICA. Sono dimensioni legate, ma non sovrapponibili. «In quanto cristiani, condividiamo la convinzione che, nonostante la politica non sia tutto, l’azione politica è importante per la nostra fede e la nostra fede è importante per il nostro impegno politico». Se la Chiesa cattolica si mostra particolarmente attenta alla sua autonomia per ciò che riguarda la sua organizzazione interna, è perché considera che lo Stato debba riconoscere di non avere competenza in determinati ambiti, che riguardano la coscienza dei cittadini. Ciò può essere vero sia sul piano regionale che nazionale o europeo”.