Una lettera pastorale per richiamare i fedeli ad un atteggiamento solidale verso “gli affamati e gli assetati, gli stranieri e i senza tetto, le persone nude, malate o prigioniere”. A scriverla i vescovi della Conferenza episcopale svizzera in occasione della recente Festa federale di Ringraziamento. Il tema scelto, “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”, intende riproporre “la diaconia, ovvero l’amore solidale, come compito della Chiesa. Per non risuonare vuota e non essere testimonianza solo a parole – si legge nel testo – la nostra fede deve concretizzarsi nelle opere d’amore, come avveniva nelle prime comunità cristiane”. Tuttavia, oggi, la solidarietà deve essere globale e “non fermarsi alle frontiere del nostro Paese. Oggi più che mai siamo informati in tempo reale dei bisogni degli uomini su tutta la terra. Da decine di anni, il “Terzo mondo” conta un terzo dei fedeli della Chiesa cattolica. Questo esige un’attenzione maggiore alle sofferenze e alle aspirazioni di libertà di tutti gli uomini in ogni Paese, qualsiasi sia la loro religione”. Ma come realizzare questa solidarietà senza frontiere? “La carità cristiana si esprime nel nostro Paese in molte opere di aiuto caritative e ne siamo profondamente riconoscenti. Le iniziative private però non bastano. Occorrono più coordinamento e sinergia fra le forze presenti che favoriscano un maggior coinvolgimento”. “Il preambolo della nostra Costituzione federale sottolinea che la forza della comunione si misuri dal benessere dei più deboli dei suoi membri. Noi cristiani – conclude la lettera – siamo così doppiamente chiamati in causa: come credenti e come cittadini. Il nostro sì a Dio deve realizzarsi nel nostro comportamento quotidiano, ma anche nelle decisioni politiche che devono rendere giustizia, con amore, ai più deboli e ai più bisognosi, e dimostrarsi solidali con i più poveri”.