Quotidiani e periodici europei

Si è conclusa in questi giorni a Berlino la prima conferenza sull’Islam, cui hanno partecipato esponenti islamici e non islamici: contemporaneamente, la direttrice del teatro dell’Opera di Berlino, ha deciso di annullare la rappresentazione dell’Idomeneo di Mozart a scopo precauzionale, per evitare possibili reazioni fondamentalistiche (nell’Opera verrebbe rappresentato anche Maometto). Nella Frankfurter Allgemeine Zeitung (28/9), a proposito della conferenza, Wolfgang Günter Lerch scrive: “ Se l’integrazione di persone provenienti da un mondo diverso da un punto di vista religioso e culturale, qual è l’Islam, deve diventare qualcosa di più che una semplice formula, deve esserci il dialogo ora intrapreso, con sincerità e senza silenzi o dissimulazioni dettati da motivi tattici o dall’etica della convinzione“. A proposito della vicenda dell’opera, sulla Frankfurter Rundschau (27/9), Knut Pries osserva: “…è certamente compito dei custodi dei valori occidentali, normalmente solerti, difendere questi valori con gli strumenti della chiarezza intellettuale e della decisione. Recentemente, ciò non è avvenuto, quando il Papa si è preso la libertà inaudita di essere teologo e di non aver eliminato anticipatamente qualsiasi stravolgimento delle sue parole con il rabbonimento. Il presidente della commissione UE Barroso ha ragione: il sostegno offerto a Benedetto in questo scontro, è stato misero. Ma chi vuole il suo Idomeneo deve difendere il suo Benedetto. Qualunque cosa si pensi della religione – espressione della libertà dello spirito, che non tollera di essere canalizzata, è sullo stesso piano dell’arte e della scienza e merita l’impegno da parte di tutti gli illuminati. Un impegno che avrà successo solo quando il capo del Consiglio islamico in Germania criticherà – anziché lodare – l’annullamento della rappresentazione di un’opera “per motivi di sensibilità“. “Le reazioni irrazionali al discorso di Benedetto XVI” a Ratisbona provano “ che è urgente allacciare un dialogo con gli intellettuali arabi” osserva Serge Vinçon sul quotidiano cattolico francese LA CROIX (27/9). Ciò che occorre, afferma, è “combattere i fanatici che rifiutano ogni pensiero diverso dal loro e sostenere con risolutezza chi si batte per una nuova rinascita araba”. “Per decenni – prosegue il commento del quotidiano francese – la politica americana ha contrastato il nazionalismo arabo, dai tratti progressisti, sostenendo invece le frange più conservatrici dell’islam” con la conseguenza che “i moderati sono scomparsi dalla scena politica, sociale e intellettuale e i musulmani più radicali non hanno cessato di prosperare. Occorre spezzare questo circolo vizioso”. Sull’annuncio diffuso il 27 settembre di un imminente messaggio del numero due di al-Qaeda, al-Zawahiri, su Benedetto XVI, “ sufficiente a provocare una fibrillazione mediatica internazionale”, si sofferma Andrea Lavazza in un editoriale del quotidiano cattolico italiano AVVENIRE (28/9) dal titolo “Se le tv non smettono di fare le incendiarie”. Per Lavazza, “le notizie che arrivano via satellite o via Internet” non “richiedono concentrazione ” e stimolano “ le facoltà meno riflessive”. Richiamando la facilità di distorcere l’informazione “con una forte influenza sull’opinione pubblica” , come di recente avvenuto con “l’ultimo discorso di Benedetto XVI a Ratisbona”, l’editorialista mette in guardia i massmedia invitandoli ad “un supplemento di prudenza”. “Come non vedere che un discorso offensivo o addirittura minatorio rivolto alla massima autorità religiosa cristiana seminerà inevitabilmente altra discordia, se non atti di intolleranza? La partita del dialogo tra le culture oggi si gioca anche sul piano della comunicazione. Chi la controlla con lo scopo di orientare invece che di informare può provocare incendi difficili d spegnere”. Un ridimensionamento dei timori dei cittadini britannici per le eventuali ricadute sul Regno Unito del via libera dato il 26 settembre dalla Commissione europea all’ingresso di Romania e Bulgaria nell’Ue dal 1° gennaio 2007, è oggetto di un commento del quotidiano inglese THE GUARDIAN (26/9). “I titoli dei tabloid, presi dal panico” nei giorni scorsi “a causa dell’ondata di rumeni e bulgari che invaderebbero la Gran Bretagna dopo l’ingresso nell’Ue all’inizio del prossimo anno”, appaiono esagerati, osserva Colenzo Jarrett-Thorpe. In realtà, “il governo rumeno prevede che circa 350mila persone cercheranno lavoro nell’Ue ma, contrariamente a quanto crede l’opinione pubblica, la Gran Bretagna non è” per loro ” il primo Paese di destinazione” ma, al massimo , “il quarto o il quinto” dopo “Spagna, Italia, Francia e Germania”. “Perché l’Inghilterra non è così popolare?” si chiede Jarrett. Oltre alle motivazioni linguistiche ( i rumeni non sono slavi ma latini) vi è una “distinzione culturale”. Per il giornalista, “ con un atteggiamento tipicamente latino, i rumeni danno molta più importanza alla famiglia che al lavoro. Ritengono, pertanto, di avere meno opportunità di inserirsi e di essere accolti con calore” nel Paese, e il discorso non è riferito soltanto “ai raccoglitori di frutta”, ma “ a persone altamente qualificate”.