COMUNICAZIONE

Le duemila antenne

A Madrid il congresso mondiale delle tv cattoliche: 58 sono europee

CREARE UNA RETE. “Definire cosa significa essere cattolico in televisione, formare una rete di televisioni cattoliche, la cui finalità sia destinata all’evangelizzazione”: questo si propone il Congresso mondiale delle televisioni cattoliche, che avrà luogo, a Madrid, dal 10 al 13 ottobre. L’iniziativa, alla quale è prevista la partecipazione delle tv di 48 Paesi (sono circa 2.000 le tv cattoliche nel mondo), nasce grazie al Pontificio Consiglio delle Comunicazioni sociali, in seguito ad una serie di incontri con reti televisive latinoamericane ed europee. “Riflettere sulla natura del fenomeno televisivo, studiare le opportunità che sono offerte alla Chiesa” e “creare una nuova rete di cooperazione”: questi, per mons. JOHN P. FOLEY, presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni sociali, gli obiettivi del Congresso. “La nostra responsabilità – sottolinea mons. Foley – è facilitare il lavoro della comunicazione nella Chiesa e nella società”. Di qui l’importanza di una riflessione sull’identità della televisione cattolica e di pensare ad un sostegno particolare alle emittenti piccole e meno dotate. In questo senso, “si tratta di creare una nuova rete di cooperazione”, chiarisce mons. Foley, lavorando anche “su temi molto pratici, come gli aspetti economici e amministrativi dell’industria televisiva, la professionalità del personale, la qualità e la varietà dei formati, la qualità dell’informazione”.INFORMAZIONE AFFIDABILE. Tra le iniziative che saranno lanciate a Madrid, dice LETICIA SOBERÓN , membro del Comitato organizzativo, una “Banca di programmi che faciliterà lo scambio gratuito di programmi TV tra le diverse istituzioni. Questo progetto è nato dalla preoccupazione delle televisioni più grandi per quelle più piccole e povere”. In generale, le televisioni cattoliche hanno il compito, dichiara Soberón, di “garantire un’informazione affidabile, fedele al messaggio e ai servizi che la Chiesa offre alla società, insomma di presentare la vera vita della Chiesa”. Sarebbe, inoltre, auspicabile che “la qualità delle televisioni cattoliche funga da stimolo per le altre televisioni per promuovere un’umanizzazione e un innalzamento della qualità del messaggio televisivo, nei diversi tipi di programmazione, da quella d’intrattenimento a quella per i bambini”. “Le televisioni cattoliche -aggiunge Soberón – esprimono rispetto per le persone, perciò sarebbe positivo che costituissero per gli altri media un esempio di professionalità e di creatività rispetto ai valori trasmessi e ai contenuti”. In molti casi “è così”: “Ci sono tv cattoliche che sono opinion leader del settore perché offrono dibattiti onesti con scambi obiettivi di opinioni, che permettono alla gente di farsi un’idea di quello che accade”. Un ruolo decisivo le tv lo possono avere anche nel facilitare o ostacolare il dialogo tra le culture e le religioni. “In generale – ha osservato Soberón – i media vogliono essere veraci, ma poi dipende dagli obiettivi che si vogliono raggiungere con un determinato servizio: se si vuole essere fedeli alla verità o si preferisce vendere, nel caso dei giornali, o fare audience, nel caso delle tv. Alla fine è una questione di deontologia, di discernimento e di coscienza”.AL SERVIZIO DELLA COMUNIONE. Per il direttore della sala stampa vaticana, padre FEDERICO LOMBARDI , che è anche direttore del Centro televisivo vaticano e di Radio vaticana ed uno dei relatori al Congresso mondiale delle tv cattoliche, la Chiesa, attraverso i suoi media, vuole “sempre mettere la comunicazione al servizio della comunione, cioè della comprensione reciproca, del dialogo e della pace”. Il Congresso intende costituire, per padre Lombardi, un’occasione “di aiuto reciproco per svolgere meglio insieme il nostro servizio evangelico ed umano”. Il congresso mondiale delle tv cattoliche sarà, a giudizio di padre JOSÈ MARIA GIL , segretario esecutivo della Commissione dei mezzi di comunicazione sociale della Conferenza episcopale spagnola, “il punto di partenza di un lavoro coordinato e congiunto degli operatori televisivi cattolici, che darà frutti efficaci per la missione evangelizzatrice della Chiesa, con l’orientamento della Santa Sede”. Saranno circa 300 i congressisti, provenienti da una cinquantina di Paesi, soprattutto dall’America Latina, per “prendere coscienza dell’identità cattolica comune a tutte le iniziative audiovisive”, precisa padre Gil. Al Congresso si potrà partecipare anche collegandosi al sito www.worldcongresstv.com. Scheda In Europa, secondo i dati riportati da Catholic Radio and Television Network (www.crtn.org), sono 22 i Paesi europei nei quali sono presenti televisioni cattoliche, per un totale di 58: Austria (2), Bielorussia (1), Belgio (2), Bulgaria (1), Croazia (1), Cipro (1), Francia (2), Germania (17), Irlanda (1), Italia (4), Lituania (1), Norvegia (2), Paesi Bassi (2), Polonia (2), Portogallo (2), Regno Unito (2), Repubblica ceca (2), Romania (3), Russia (2), Spagna (4), Svizzera (2), Ungheria (2).