ECUMENISMO

Molti passi avanti

Il dialogo tra Chiesa cattolica e Chiesa ortodossa

A ridosso dell’incontro della Commissione mista internazionale per il dialogo tra la Chiesa cattolica e ortodossa, conclusosi il 25 settembre a Belgrado, abbiamo chiesto ad alcuni esponenti della chiesa ortodossa, presenti al XIV Convegno ecumenico svoltosi nelle scorse settimane al monastero di Bose (Italia), delle impressioni circa la ripresa del dialogo interconfessionale. SOFFRIRE PER L’UNITÀ. “Noi vescovi – ha affermato GHENNADIOS D’ITALIA, del Patriarcato di Costantinopoli – abbiamo una grande responsabilità nella riuscita del dialogo ecumenico perchè spetta a noi coltivare la riconciliazione, l’amore e l’unità tra le Chiese e nel popolo di Dio”. “Il dialogo teologico – ha proseguito Ghennadios – è molto importante, ma è importante anche il dialogo della carità per far crescere nella gente la consapevolezza della necessità dell’unità: ogni cristiano deve avere coscienza della propria responsabilità verso la volontà di Dio che ci chiama ad essere ‘una cosa sola’”. Ci sono stati molti passi avanti su questa strada: “Quando arrivai in Italia, 45 anni fa, le posizioni erano molto distanti; adesso c’è conoscenza e rispetto reciproco, abbiamo scoperto che siamo fratelli e dobbiamo pregare e soffrire questa nostra divisione”. “Essa – ha concluso Ghennadios – ha preso il posto del peccato originale: non verrà più Cristo a farsi crocifiggere, ma dobbiamo essere noi a crocifiggere le nostre passioni, il nostro fanatismo, il nostro disamore. Solo così nasceranno la speranza e la reciproca carità per realizzare insieme la volontà del Padre”. IL RUOLO DEL VESCOVO DI ROMA. “La riapertura del dialogo tra Chiesa cattolica e Chiesa ortodossa – ha sostenuto l’archimandrita ATHENAGORAS FASIOLO , parroco della chiesa ortodossa di Livorno dedicata alla Dormizione S.S. Madre di Dio – credo sia un segno molto positivo della necessità di incontrarsi che i responsabili delle nostre chiese hanno ravvisato, nonostante le difficoltà reali che ancora esistono tra le due Chiese e che si sono acutizzati negli ultimi dieci anni”. Secondo Fagiolo, “è importante anche che la riapertura del dialogo teologico parta immediatamente non con l’analisi di temi che possono essere facilmente discussi e risolti – come è avvenuto nel passato – ma con l’esame di temi ‘spinosi’ come il ruolo del vescovo di Roma”. “Alle volte – ha spiegato Fasiolo – noi parliamo del problema del ‘primato del vescovo di Roma’; in realtà, nessuno mette in discussione il primato, quello nella chiesa antica del vescovo di Roma, ma piuttosto il ruolo che oggi riveste il vescovo di Roma all’interno della cristianità”. “Le difficoltà che potremo incontrare – ha proseguito Fasiolo – non devono fermarci; abbiamo fiducia che se questa è la volontà di Dio, andremo avanti nel dialogo e troveremo un assetto che probabilmente non si discosterà molto da quello che poteva essere nel primo millennio: una pentarchia, una ‘sinfonia’ nel governo della chiesa e perciò una chiesa più ‘orizzontale’ che ‘verticale'”. “Dovranno essere riformulati termini – ha aggiunto Fasiolo – come il concetto di cattolicità che è comune sia a oriente che a occidente e che deve essere inteso come due facce diverse della stessa medaglia. È chiaro che mille anni di storia non possono essere superati in poco tempo”. UN DONO DEL XX SECOLO. “Il dialogo ecumenico è stato un dono del XX secolo. Come paese comunista, la cortina di ferro ci isolava dal resto del mondo, ma quando siamo entrati nel Concilio ecumenico delle Chiese, nel 1961, abbiamo avuto la possibilità di uscire dal Paese e ricevere delegazioni: per la nostra Chiesa è stata una benedizione”. E’ la considerazione di NICOLAE NECULA, decano della Facoltà teologica “Patriarch Justinian” di Bucarest. “Dopo la rivoluzione nei Paesi comunisti – ha aggiunto Necula -, il dialogo ha subito una battuta d’arresto, perchè alcuni paesi ortodossi come la Bulgaria, la Russia e la Georgia hanno percorso strade diverse, ma adesso si è ricominciato. Rimane fondamentale la visita del Papa Giovanni Paolo II in Romania: un evento straordinario nella storia delle nostre chiese”. “I rumeni sono molto attenti alle ragioni dell’ecumenismo – ha ricordato Necula -; siamo abituati a vivere insieme, con cattolici, protestanti, musulmani. Sappiamo bene cosa vuol dire il dialogo e la gente considera naturale rispettare ogni fede. Quando viene un cardinale in visita al patriarcato di Bucarest, il popolo lo riceve come se fosse un nostro vescovo: lo saluta, gli bacia la mano, è contento di accoglierlo in quanto padre nella fede”. “Al di là delle discussioni dottrinali – ha concluso il decano della Facoltà teologica di Bucarest – il popolo è già pronto all’accoglienza. Non a caso l’assemblea ecumenica dell’anno prossimo si svolgerà a Sibiu; questa è una città multiconfessionale dove vivono cattolici, protestanti, luterani, una coabitazione molto interessante dal punto di vista religioso e che le conferisce un carattere unico”.