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Francia ed Europa
“In che cosa consiste l’identità europea?” La domanda, posta nel corso dell’Università estiva tenuta recentemente in Austria dalla Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea), potremmo rivolgerla ai francesi a 15 mesi dal loro “no” alla Costituzione europea.Che ne sanno dei motivi alla base dell’atto di fondazione del 25 marzo 1957 e dell’ideale comune dei “Padri dell’Europa”? La generazione attuale sembra ignorarli, perché vive un presente diverso, di fronte alla pressione della globalizzazione e alle sue conseguenze sociali.L’opinione pubblica francese guarda con sospetto all’Europa, perché ha paura della sua burocrazia e delle decisioni di Bruxelles.A differenza del suo interesse temporaneo per la Costituzione, essa non appare molto appassionata delle strutture dell’istituzione.Lo si è visto a proposito dello spostamento di sede del Parlamento europeo da Strasburgo a Bruxelles, per motivi di economia e di efficienza. Pertanto la presenza del Parlamento a Strasburgo, in Francia, rimane simbolica…Di fronte all’Europa, come in molti altri settori, la Francia ha difficoltà a rompere con uno status quo storico che da più di mezzo secolo pesa su di lei dal punto di vista economico, educativo, sindacale, sociale e perfino politico.Il sondaggio realizzato nel periodo febbraio-marzo 2006 dalla direzione generale per la comunicazione della Commissione è significativo.Per quel che riguarda la Francia, esso rileva il pessimismo di un Paese che non si sente più in posizione di leader, la paura del dinamismo di alcuni partner, la ricerca di un’armonizzazione europea che rispetti tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro classe sociale.Ma in realtà il francese più sciovinista diviene sempre più europeo. Esiste un’Europa che egli vive ogni giorno, che si realizza concretamente e alla quale egli appartiene più o meno consapevolmente. Esiste, ad esempio, un “Erasmus” che permette non soltanto degli scambi, ma un’autentica cultura comune. Esistono viaggi al di fuori delle frontiere che gli rivelano un’identità culturale profonda, anche se i francesi non la chiamano cristiana. Esistono gli inglesi e gli olandesi che vanno a vivere nei villaggi della Bretagna o dell’Auvergne e che diventano “gente del paese”, malgrado le differenze linguistiche, come, da decenni, i portoghesi e gli italiani immigrati sono diventati francesi, senza rompere con le proprie radici.”Il francese, cittadino d’Europa”, questo sarà lentamente ed è già una parte integrante della sua personalità. In questo senso e malgrado tale lentezza, non si può che essere ottimisti, perché tutto ciò è indicativo di una realtà più profonda delle frasi dei discorsi istituzionali.La Francia dei Tgv non va altrettanto veloce sul cammino dell’integrazione europea. Tuttavia, al di là di quel 29 maggio 2005, i francesi si sentono sempre più europei.