INTERCULTURA

Dalla periferia al centro

Alpe-Adria: una delle ‘cerniere’ d’Europa

Da sempre area di confine, la zona compresa tra le Alpi e l’Adriatico dal secondo dopoguerra si è trovata una delle periferie dell’Europa, per lo meno di quella occidentale. Ma ora sull’Alpe-Adria soffia un’aria nuova: l’allargamento del 2004 ha fatto crollare alcune storiche frontiere e la prospettiva – ormai imprescindibile – di un’ulteriore apertura verso i Balcani ha reso quest’area uno dei motori dell’integrazione europea. “E come sempre accade in questi casi, la cultura si trova molto più avanti della politica”, osserva PRIMUS-HEINZ KUCHER , direttore del dipartimento di Tedesco all’Università di Klagenfurt; in occasione della recente ‘Summer University’ di Graz (organizzata dal 2 al 16 settembre dalla Comece in collaborazione con l’Università di Graz e la diocesi di Graz-Sackau nel castello di Soggau, in Austria) ha tenuto una lezione magistrale sul tema “Intercultura tra Alpi e Adriatico”, un vero e proprio viaggio alla scoperta del clima culturale che si respira tra Italia, Austria e Slovenia. “In Austria i rapporti con la cultura slovena negli ultimi 10-15 anni sono notevolmente migliorati. In Carinzia gli esponenti di questa cultura di minoranza hanno ottenuto un maggiore riconoscimento pubblico, e anche in Slovenia proprio due anni fa lo scrittore più famoso della minoranza slovena carinziana ha ottenuto il premio sloveno più prestigioso, Ivan Cankar. Si stanno irrobustendo gli scambi e i rapporti, e lo stesso vale guardando verso la zona italofona, il Friuli e Trieste. In questo caso i rapporti culturali non sono mai stati particolarmente saldi, ma si registrano iniziative congiunte, amicizie anche semplici traduzioni, come una bella antologia di poesia friulana trilingue (in friulano, italiano e tedesco). E in questo senso il clima politico carinziano, percepito come ostile per le sue derive xenofobe, in fondo è stato anche d’aiuto, perché ha stimolato la cultura a sviluppare una propria dimensione autonoma, svincolata da quella politica. La cultura può essere un fattore di coesione per l’Alpe-Adria? “Senz’altro. Anche se ci sono difficoltà nell’attuazione: la coesione deve passare per progetti concreti, che però spesso si trovano a combattere con i tempi lunghi della burocrazia. Certo si potrebbe fare molto di più, soprattutto partendo dal basso e dalla scuola: ci sono numerose forme di cooperazione tra diversi istituti, ma è anche vero che spesso derivano solo da semplici rapporti di conoscenza tra insegnanti o presidi. A Udine, per esempio, c’è un’iniziativa interessante, un liceo internazionale. Ma sono operazioni di nicchia: così come a livello universitario con Erasmus-Socrates, si potrebbe imbastire un progetto analogo per il sistema scolastico, facendo in modo che gli studenti comincino presto a conoscere le realtà che li circondano circondano, non solo con una semplice gita ma con periodi di soggiorno prolungati”. Dopo essere stata per secoli un confine, con l’allargamento dell’Unione europea verso i Balcani l’Alpe-Adria si ritroverà improvvisamente uno dei cuori del continente. È pronta a diventare agente di integrazione, dopo essere stata per secoli fattore di divisione? “Senza dubbio si tratta di una prospettiva auspicabile, ma anche possibile. Chi viaggia molto in questa zona sa che alcuni processi di trasformazione sono in atto da tempo; già con l’allargamento del 2004 sono crollati alcuni confini storici e visitando oggi la Slovenia ci si accorge di come sia cambiata. Penso in particolare a Lubiana, che è sempre stata una città di un certo fascino, di respiro mitteleuropeo, ma ora è diventata una capitale vivace, vivace culturalmente e in grado di offrire molte più opportunità di sviluppo e di dibattito. E un fenomeno analogo sta riguardando Klagenfurt, così come Trieste, dove c’è molta più apertura verso est di qualche anno fa. Forse si sta verificando quanto prefigurato dall’intellettuale istriano Pietro Kandler nell’Ottocento, che vedeva Trieste come porta verso l’Oriente”. In questi processi la cultura è più avanti della politica? “Se è attenta, è sempre qualche passo più avanti. Quello che la politica si sente di fare, la cultura deve averlo scoperto prima come necessità: la sensibilità culturale consiste proprio nello scoprire e formulare progetti che politicamente non sono ancora realizzabili nel presente. Nell’Alpe-Adria qualche passo in questa direzione si sta facendo, e so che buona parte degli intellettuali ‘di confine’ è cosciente di questa prospettiva”. Guardando ancora più avanti, alle Alpi: questa storica barriera potrebbe diventare finalmente una finestra, uno strumento di comunicazione? “Sappiamo bene che la Alpi hanno sempre rappresentato una barriera tra nord e sud. Ma in questo caso l’apertura verso i Balcani potrà essere d’aiuto; le popolazioni balcaniche, molto più di altri, hanno sempre dato prova di saper guardare ben oltre alle Alpi: basta pensare ai contatti tra la cultura ceca, o serba, e quella francese. Le Alpi sono sempre state un ostacolo, è vero, ma si è sempre trovato il modo per aggirarlo: e in quest’ottica un’apertura verso i Balcani potrebbe aiutare a trovare nuove strade di comunicazione anche tra Nord e Sud”.