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L’immagine e la ragione

Benedetto XVI e Islam: l'”emotività mediatica”

“Le dichiarazioni del Papa sull’Islam”, hanno titolato autorevoli giornali fermandosi a un “frammento storico” strappato dal ragionamento di Benedetto XVI all’università di Regensburg.Nello stesso tempo, sorprendentemente, la rete della Tv araba Al-Jazeera ha trasmesso in diretta l’Angelus di domenica 17 settembre.Viviamo in una società globalizzata, multiculturale e multireligiosa. Ogni presa di posizione, ogni avvenimento si ripercuote in tutto il mondo: ciascuno, nel proprio Paese, lo interpreta secondo i propri schemi mentali, culturali e religiosi. Un fatto particolarmente riprovevole quando tocca le relazioni tra Occidente e Islam, perché in questo ambito ci troviamo ormai in una situazione apertamente conflittuale. E’ per questo motivo che non dobbiamo “sorprenderci” di ciò che sta succedendo. Si tratta semplicemente di una reazione che ignora la vera posizione del Santo Padre, in una lettura affrettata e impropria di frasi estrapolate dal proprio contesto accademico? Si tratta dell’eco attualissimo della controversia del XIV secolo sulla “guerra santa”, sui rapporti tra fede e ragione e infine sulle concezioni di Dio che resteranno sempre attuali? Oppure un’indignazione accortamente calcolata, che ha preso immediatamente spunto dalle parole del Papa per mettere in difficoltà il presunto “capo della crociata”? Domande che hanno ricevuto risposte puntuali e altre ne avranno nella volontà di tenere aperto un dialogo. Quanto al ruolo che i mass media hanno avuto nella vicenda, si nota chiaramente che sono quasi sempre incapaci, come tutto il loro pubblico, di comprendere la vera posta in gioco nella questione evocata dal Santo Padre: salvo fare appello agli esperti, qual è il giornalista che, di fronte alle questioni toccate dai responsabili religiosi, le tratterà in modo non emotivo? E come potrebbe fare altrimenti, quando i mass media funzionano sulla base dell’informazione televisiva, quindi dell’immagine?Siamo una società mediatica e in particolare una società dell’immagine; l’immagine non fa appello alla ragione, ma all’emozione. Essa pretende di metterci in contatto con delle realtà in pochissimi minuti, con poche immagini. Abbiamo dimenticato che i mass media devono anche vendersi, in un contesto di concorrenza esasperata e spietata? Guai a quei mass media che annoiano il proprio pubblico! Guai a quei mass media che accarezzano il pubblico contropelo! Essi scompariranno assai presto dal paesaggio audiovisivo, inghiottiti dalla concorrenza o ridotti al silenzio dai potenti di turno. A parte qualche eccezione, quali mass media evitano di usare un sensazionalismo di cui il pubblico è ghiotto? Semplificare le cose troppo complicate dà al pubblico l’impressione di capire…I motivi di preoccupazione sono davvero molti.Appare, tra l’altro, evidente l’urgenza di un’educazione ai mass media dell’immagine. Solo questo tipo di formazione ci renderà liberi e critici verso le informazioni che riceviamo.A tutti va comunque chiesto un supplemento di responsabilità. Soprattutto i media dovranno porre la loro straordinaria capacità di trasmissione e di comunicazione al servizio della comprensione reciproca tra le culture, le religioni, i credo, i gruppi umani che sono chiamati a convivere sulla nostra comune Terra.