MINORI
L’abbandono minorile in Europa
Nel mondo, secondo dati Unicef, 145 milioni di bambini vivono in un istituto, privati del calore di una famiglia. Di questi, un milione e mezzo appartengono all’Est Europa. Sono cifre emerse in un convegno internazionale dal titolo “Senza figli senza”, organizzato dall’associazione Amici dei Bambini (Ai.Bi) che si è svolto recentemente in Italia (Rimini). L’ABBANDONO IN EUROPA. Le situazioni di abbandono minorile più critiche si hanno in Paesi che risentono ancora della guerra, come la Bosnia Erzegovina , dove fino a 3.500 minori vivono senza i propri genitori, e il Kosovo, dove il 56% dei giovani intervistati da “Save the Children”, denuncia casi di maltrattamento da parte di adulti. Ma anche la Bulgaria dove, secondo i dati dell’Agenzia nazionale per la protezione del minore, gli ospiti degli istituti ammontano a 12.793, la Moldova , con ben 13.000 bambini istituzionalizzati (alcune strutture arrivano ad ospitarne fino a 650), l’ Ucraina dove nel 2005 sono stati registrati più di 22.000 bambini orfani di cui solo 3.575 adottati, e 1.416 ospiti di istituti scappati per i maltrattamenti subiti, la Federazione Russa , con 133mila bambini abbandonati nel 2005, e la Romania che nonostante abbia un numero di abbandoni tra i più elevati in Europa orientale (80.287 sono quelli al di fuori di una famiglia) ha, di fatto, vietato con la legge 273/2004 l’adozione internazionale. “E’ un diritto che mette paura”, afferma il presidente di Amici dei Bambini, Marco Griffini, che a proposito della Romania e di un suo possibile ingresso nell’Unione europea aggiunge: “Noi non vogliamo che la Romania porti in Europa la negazione di un diritto fondamentale, vietare la possibilità di adottare un bambino già abbandonato due volte – sia dalla sua famiglia sia da altri potenziali genitori del suo Paese – è un segno di crudeltà”. Al convegno è nato anche il primo network di associazioni familiari e di giovani ex istituzionalizzati provenienti da 16 paesi del mondo; tra questi Albania, Kosovo, Bosnia Erzegovina, Bulgaria, Moldova, Federazione Russa, Ucraina e Romania. Tra le proposte la creazione di una banca dati delle famiglie disponibili all’adozione. MOLDOVA, FIGLI DELLE FIRME. Ancora più delle cifre sono le esperienze di abbandono a rendere l’idea di come il diritto di ogni bambino ad una famiglia sia tutt’altro che scontato. In Moldova lo status di “bambino abbandonato” viene condizionato al termine di sei mesi entro i quali il minore non deve di fatto ricevere visite da parte di genitori o parenti che lo hanno istituzionalizzato. E’ sufficiente così che un suo consanguineo vada a trovarlo una volta ogni sei mesi firmando semplicemente un atto, per evitare che il bambino sia dichiarato in stato di abbandono e, quindi, di adottabilità. Talvolta, però, l’istituzionalizzazione di un minore avviene per necessità, non per scelta da parte del genitore, come racconta Natalia Popa, mamma originaria di Gratiesti, che racconta di essere stata costretta ad internare i due figli dopo la morte del marito nel 1998, per garantire loro un’istruzione adeguata. La sua però è una storia a lieto fine: “All’interno dell’internat dove studiavano i miei figli, Ai.Bi. ha aperto il progetto Verso la famiglia per la deistituzionalizzazione dei bambini internati. Ho usufruito di più servizi e ho iscritto i miei figli in un’altra scuola. Così sono stati reintegrati in famiglia”. BULGARIA, BAMBINI SENZA DEFINIZIONE. “Uno dei maggiori problemi in Bulgaria è che la gente non sa dell’esistenza degli istituti per orfani”. A raccontarlo è Ivaylo Hristov, presidente di “Infanzia Luminosa”, associazione attiva nel “Paese delle rose”. “Attualmente in Bulgaria ci sono tre istituti: quello per bambini da 0 a 3 anni ne ospita 256, molti di questi con problemi fisici e psichici; quello per la fascia d’età dai 3 ai 4 anni ne conta 56, infine l’internat per minori dai 4 anni in su ne ospita 110”. Molti di questi giovanissimi vivono costantemente negli internat, “60 di loro non hanno mai lasciato l’istituto”, precisa Ivaylo specificando comunque come la raccolta sulle loro condizioni di vita sia assolutamente difficile. “Il 45% dei minori istituzionalizzati si aspetta di tornare, entro tre anni, alla propria famiglia d’origine, ma la reintegrazione reale avviene solo nel 20% dei casi e anche quando ciò accade, è molto frequente la reistituzionalizzazione del ragazzo”. Pesa sulla loro situazione la mancanza, nei documenti legali usati per gli istituti, della definizione di “bambino abbandonato” cui si preferisce quella di “bambino sotto rischio”. UCRAINA, UN ANNO DI ATTESA PRIMA DELL’ADOZIONE. “Nonostante tutto sono stata molto fortunata ad essere stata accolta in istituto”. E’ la testimonianza di Iryna Hilnichenko, 17 anni, appena uscita dall’internat di Bucha, vicino a Kiev, capitale dell’Ucraina. Il suo percorso in istituto si è concluso con la fine delle scuole superiori. Il prossimo anno, infatti, Iryna inizierà il primo anno di Scienze Motorie all’Università di Kiev. Pur considerandosi fortunata per aver ricevuto una buona istruzione, dice di aver avvertito “la mancanza dell’amore di una famiglia”. Proprio nell’internat la ragazza ha scoperto, grazie a dei volontari di una parrocchia vicina, di poter essere una risorsa per i bambini istituzionalizzati come lei: “Voglio aiutarli – conclude – perché molti giovani in istituto pensano di non avere un futuro”.