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Nel ruolo di Socrate

La lezione di Benedetto XVI in Baviera

Il Papa ha lasciato la Germania e, dopo sei giorni in Baviera, è tornato in Vaticano. Il ritorno alle proprie radici e l’accoglienza entusiasta della gente lo ha – come egli stesso ha affermato – rinvigorito. È veramente stupefacente come egli abbia potuto riprendersi così bene da un viaggio lungo e pieno di eventi.Rinvigorita risulta anche la Chiesa cattolica in Baviera e anche il resto della Germania. Ai fedeli ha impartito una sorta di lezione di base sulla fede – non ad alti livelli teologici ma puntando sull’essenziale. Per usare il linguaggio calcistico, (in Germania molto usato quando si parla in senso figurato): non ha voluto insegnare alla sua squadra una tattica molto complessa, ma ha cercato innanzitutto di rimetterla in sesto perché possa affrontare in buona forma l’imminente e duro campionato. C’era un urgente bisogno di questo richiamo agli aspetti essenziali della fede cristiana in un momento in cui – come ha sottolineato il Papa – si era largamente diffuso in questo Paese un allontanamento dall’insegnamento della Chiesa. Ancora una volta il Papa è riuscito – grazie alla grande attenzione dei media nei suoi riguardi – a focalizzare l’interesse sulla fede cristiana. Dopo l’elezione a Pontefice nella primavera 2005 e la Giornata mondiale della gioventù dell’anno scorso è stato questo già il terzo grande evento in questi ultimi 18 mesi in cui il Papa ha sollevato una grande ondata emotiva mediatica. Come era già successo durante i due citati eventi religiosi il Papa è stato sottoposto ad un’esposizione mediatica ritenuta da alcuni – soprattutto persone lontane dalla Chiesa – eccessiva. Ma l’opera – oggi molto in voga – del “Ritorno alla religiosità” è stata rappresentata per la terza volta consecutiva sulle scene mediali ottenendo notevole successo a giudicare dal responso dell’audience. Uomo di profonda cultura e di brillante conversazione, al Papa non interessa però fare audience. Nell’ambiente ristretto ma devoto di Altötting si sentiva chiaramente più a suo agio che nel grande campo alle porte di Monaco e nell’atmosfera concentrata dell’aula universitaria. Non si affiderà dunque ai sondaggi per una valutazione degli effetti di lungo periodo della sua seconda visita in Germania. Ciò che egli avrà più a cuore è sapere se le domande che ha rivolto nei suoi discorsi siano entrate negli animi. Se sia riuscito nei confronti dei non credenti a risvegliare almeno uno stupore, una voglia di sapere cosa si nasconda dietro i discorsi e le celebrazioni liturgiche. Come il filosofo Socrate, (citato brevemente nella lezione tenuta a Regensburg), ha dato poche risposte e posto molte domande: che indirizzo persegue una società che non ascolta la parola di Dio? Potrà la scienza dare una risposta alle ultime domande sull’origine dell’essere? Come è possibile instaurare un dialogo con culture profondamente religiose se l’Occidente relega la religione nella sfera del privato? Per persone che riflettono, le discussioni su queste questioni sono molto più interessanti delle rimasticate discussioni sul celibato o della riforma della Chiesa. Se le domande del Papa daranno origine a ulteriori approfondimenti, ciò potrebbe servire – se non a produrre un ritorno alla religiosità – almeno a dare qualche spunto per ulteriori riflessioni e, come Socrate, si potrebbe ottenere con radicali domande più di quanto si potrebbe conseguire con le risposte.