La Direzione generale per gli affari economici e monetari della Commissione europea ha pubblicato la seconda edizione delle previsioni intermedie 2006, i cui dati risultano dall’analisi delle cinque maggiori economie europee (Germania, Regno Unito, Italia, Francia, Spagna) cui per la prima volta è stata aggiunta la Polonia in quanto il più grande dei nuovi Stati membri. Le economie dei sei Paesi rappresentano il 77% del Pil comunitario. Presentando il documento alla stampa, il Commissario Ue all’economia Joaquin Almunia ha affermato che “quest’anno la crescita economica dovrebbe essere la migliore dal 2000”, e che solo “approfittando della congiuntura favorevole e proseguendo con le riforme strutturali ed il risanamento di bilancio saremo in grado di aumentare il potenziale di crescita laddove è debole e di creare i margini di sicurezza necessari per affrontare i momenti difficili”. Le cosiddette macro-voci sono sostanzialmente positive, e questo malgrado il rialzo dei prezzi al consumo legato all’aumento dei costi energetici: l’inflazione di base permane stabile, la disoccupazione – seppur lentamente – diminuisce, cresce la domanda interna così come crescono le entrate fiscali degli Stati membri grazie al migliore andamento economico. Secondo la Commissione, il rischio principale per l’Europa è rappresentato da un ulteriore e significativo aumento del prezzo del petrolio, circostanza che potrebbe bloccare se non invertire la crescita prevista per il 2007.