ISTITUZIONI EUROPEE

La riforma si impone

Il dibattito langue ma i problemi attendono risposte concrete e tempestive

Da molti, forse troppi mesi pare sopito il dibattito sulle riforme istituzionali europee. Che ne è del progetto di Trattato costituzionale per l’Unione Europea dopo il voto negativo dei referendum in Francia ed Olanda? E quali sono le sfide immediate che le Istituzioni sono chiamate ad affrontare nel prossimo futuro? Per meglio capire la situazione attuale, SirEuropa ha incontrato due personalità di primo piano all’interno del dibattito sul futuro dell’Europa: TONY VENABLES, direttore di Ecas (European citizen action service), la maggiore associazione europea per la partecipazione dei cittadini ai processi decisionali europei, e SIMON PETERMANN, preside del Dipartimento di Scienze politiche della Facoltà di giurisprudenza presso l’Università di Liegi e membro dell’Istituto reale di Relazioni internazionali del Belgio. Dopo aver discusso di riforme istituzionali per molti anni, lo stop imposto da Governi nazionali, per ragioni differenti, al Trattato Costituzionale pare aver messo l’Unione in una sorta di impasse istituzionale. E’ davvero così? Venables: “Sì, é difficile riconciliare le posizioni dei Paesi che hanno ratificato il Trattato o che sono pronti a farlo con il “no” francese ed olandese. Forse che i cittadini di questi Paesi potrebbero cambiare idea e votare “sì”? Nessuno ci crede veramente. Una terza via non si vede ancora, per quello ci vorrà del tempo. Sul sito di Ecas abbiamo pubblicato due studi che analizzano questa situazione di stallo ma ancora non sono possibile previsioni di supermanento”. Petermann : “L’Ue attraversa un periodo difficile, ma la vita continua e si impone una riforma delle Istituzioni soprattutto in vista dell’allargamento 2007. E’ auspicabile che il progetto di Trattato Costituzionale sia rimesso in cantiere per meglio assecondare le attese di alcuni Stati, in particolare quelli i cui cittadini hanno a maggioranza votato no alla Costituzione. In ogni caso, il futuro del Trattato Costituzionale resta aperto dal momento che i Paesi membri continuano a ratificarlo”. Quali sono a vostro parere le priorità istituzionali che l’Ue deve affrontare nel prossimo futuro? Venables: “La priorità numero 1 è quella di restaurare la fiducia dei cittadini nell’Ue. Le Istituzioni si sforzano di migliorare la comunicazione, Margot Wallstroem, vicepresidente della Commissione, ha lanciato un Piano D (Dibattito e Democrazia) ed una Agenda per il Cittadino. Più che di priorità si tratta di tratta di trovare il giusto messaggio sull’Europa, soprattutto nei confronti dei giovani”. Peterman: “All’interno di un quadro in cui le priorità istituzionali sono note (Commissione, processo decisionale,…) oggi bisogna assumere le decisioni necessarie per migliorare il funzionamento delle Istituzioni a partire dai Trattati vigenti. Ciò sarebbe per esempio già possibile in tre settori: sicurezza interna e giustizia, azione esterna, difesa. Potremmo aggiungere anche la migliore associazione dei Parlamenti nazionali al processo decisionale comunitario e la governance economica in seno all’Ue”. In generale, quali sono secondo voi i problemi prioritari (e le possibili soluzioni) che le Istituzioni Europee devono fronteggiare nel corso degli ultimi mesi del 2006? Venables: “Ve ne sono molte, probabilmente troppe. Uno dei temi più scottanti é oggi l’ingresso di Bulgaria e Romania. Abbiamo appena pubblicato un Rapporto dal titolo “Chi ha ancora paura dell’allargamento?” che chiede un trattamento paritario per i cittadini europei dei nuovi Stati membri. In luglio l’Italia ha assunto la decisione di abolire le restrizioni esistenti: è un passo avanti. Tale decisione, è il nostro auspicio, dovrebbe essere applicata ai due nuovi Stati membri”. Petermann: “Si continuerà negli ultimi mesi di quest’anno a discutere del futuro dell’Unione sulla base di proposte che sono state avanzate da alcuni Paesi o da singole personalità. Ma i problemi prioritari sono la lotta contro l’immigrazione clandestina, il terrorismo e le relazioni esterne dell’Ue”.