RADICI CRISTIANE
Europa: la grande e attuale lezione dei monaci benedettini
Anche il monachesimo, nelle sue diverse componenti, ha avuto un ruolo importante nella costruzione dell’Europa. I monaci benedettini, gli irlandesi, i bizantini, hanno influenzato il pensiero, l’arte, le scienze. Dalle città medievali ispirate alla struttura dei monasteri all’essere punto di riferimento culturale nella teologia, le lettere, la farmacologia, la psicologia, la filosofia, ecc. Ecco un’altra ragione per includere nella nuova Costituzione europea il riferimento alle radici cristiane dell’Europa. In un momento in cui il dibattito riprende quota – dopo la visita del cancelliere tedesco Angela Merkel in Vaticano, la quale ha assicurato al Papa un impegno in tal senso – , si è parlato di “San Benedetto, il monachesimo e le radici cristiane dell’Europa” al corso per studenti di teologia organizzato a fine agosto dalla Conferenza episcopale italiana a Subiaco, dove il giovane Benedetto (480-547) visse per tre anni in totale solitudine. IL RIFERIMENTO A DIO. Ad illustrare l’importanza storica e culturale del monachesimo in Europa è stato padre INNOCENZO GARGANO , priore del monastero di San Gregorio al Celio a Roma, che ha un suo pensiero riguardo al riferimento al cristianesimo nella Costituzione europea: “Dobbiamo ammettere che sono state tantissime le componenti che hanno prodotto l’Europa – ha spiegato al Sir -, dalle radici cristiane a quelle classiche, ebraiche, illuministiche, islamiche. Allora perché non chiarire bene quali sono le componenti specificamente cristiane, per poi aprirsi alle altre radici e apporti? Accettare cioè il pluralismo considerando però ciascuna componente nella sua caratterizzazione. A quel punto bisognerebbe essere un po’ più espliciti, riproponendo i nostri due principi fondamentali della fede: unità-trinità di Dio e incarnazione-morte-resurrezione di Cristo, in comunione con le altre tradizioni cristiane. Che almeno ci sia il riferimento a Dio potrebbe essere già un passo in avanti”. Per la comunità cristiana europea questo significherebbe “un recupero di tutta la tradizione culturale della grande patristica orientale e occidentale, che attualmente viene semplicemente ignorata, come se ci fosse un vuoto dalla classicità greco latina all’illuminismo, mettendo tra parentesi millecinquecento anni di storia delle idee, culturale, spirituale, umana. E purtroppo questo sta succedendo oggi”. SAN BENEDETTO E L’EUROPA. San Benedetto è stato scelto come patrono d’Europa perché la sua Regola “ha influito sul farsi della cultura europea e anche sull’attuale dibattito circa la fondazione dei valori, delle istituzioni e della dignità della persona umana riguardo alla concezione del tempo, dello spazio, della persona, del lavoro”, ha spiegato l’abate di Subiaco dom MAURO MEACCI . Il tempo, ad esempio, con le ore scandite dalle diverse attività, “assume una estrema concretezza e viene percepito come un bene da mettere a profitto, togliendolo da ogni concezione fatalistica”. Lo spazio invece “non è una estensione casuale o caotica ma è determinato in modo assoluto, ossia ogni attività viene svolta in un certo luogo”. “Non si potrà mai calcolare fino in fondo la forza civilizzatrice ed educatrice di questa operosa regolarità che dai monasteri si diffonderà ovunque”, ha precisato dom Meacci. Nella Regola benedettina viene poi data particolare importanza alla persona del monaco e al suo “concreto esistenziale”, ad esempio con la vicinanza paterna dell’abate, la cura dei malati, dei vecchi e dei giovanissimi. Ma è soprattutto la concezione di “un lavoro serio, impegnato, produttivo, inventivo nelle tecniche” che avrà più ripercussioni nella storia europea. I MONACI E IL LAVORO, IL TEMPO, LA NATURA . Riguardo al lavoro “la lezione di San Benedetto è un invito a spiritualizzare la propria attività, a non pensare solo agli aspetti materiali ed economici”, ha spiegato dom GIOVANNI SPINELLI , segretario del Centro storico benedettino italiano, a “non rendere l’uomo schiavo della macchina a causa di un uso eccessivo di tutto ciò che accelera il lavoro, come certi metodi di meccanizzazione e di tecnologia”. “Il lavoro non è l’unico scopo della nostra esistenza – ha ricordato richiamando così il recente monito di Benedetto XVI -, la vita deve avere i suoi momenti di svago e di riposo perché il tempo, dono di Dio, non va sfruttato in una maniera così selvaggia per interessi economici”. Di monachesimo e natura ha parlato invece PIERLUIGI LICCIARDELLO , della Società internazionale per lo studio del Medioevo Latino: “Agli inizi del monachesimo c’è un doppio disprezzo della natura umana (con la mortificazione del corpo) e del cosmo – ha detto -. Ma poi emerge un’attenzione crescente verso l’interiorità dell’uomo e la spiritualità più profonda del Vangelo. Nel XIII secolo si riscopre un nuovo naturalismo. C’è una totale immersione del monaco nella natura, in alcuni casi con una interpretazione allegorica della stessa. Con i francescani l’attenzione nei confronti della natura diventa meno intellettuale, più istintiva ed empatica”.