LETTONIA

Evitare le confusioni

Europa e futuro del Paese in due messaggi ai giovani

“Sono inaccettabili i tentativi in atto di accostare alla famiglia naturale fondata sul matrimonio altri modelli di unioni, comprese quelle omosessuali e in questo caso la Lettonia non può seguire l’esempio europeo”. A ribadire la posizione della Chiesa in difesa della famiglia naturale fondata sul matrimonio, messa in discussione dai recenti orientamenti dell’Unione europea sul riconoscimento delle unioni anche omosessuali, è stato il card. Janis Pujats, arcivescovo di Riga e primate della Lettonia, nel corso della terza Giornata nazionale della gioventù lettone, svoltasi in agosto ad Anglona. “La Chiesa e i cattolici – ha proseguito il cardinale – non possono tacere e su questo. Bisogna evitare le confusioni, distinguere tra bene e male, altrimenti l’Europa seppellisce se stessa con un malinteso liberalismo”. “Difendete la famiglia e la vita”, l’invito lanciato nella stessa occasione da mons. Peter Stephan Zurbriggen, che ai giovani presenti ha assicurato: “La Chiesa ha fiducia in voi e vi invita ad ascoltare la sua voce, per poter così meglio riconoscere e valutare i segni del tempo”. Questioni decisive. La Lettonia è vicina a nuove elezioni politiche, in ottobre. Su temi come omosessualità e famiglia è già battaglia. Per il cardinale si tratta di “questioni decisive. Sul piano politico – ha detto il porporato davanti ai politici presenti, premier in prima fila – se il Parlamento non avesse la forza di pronunciarsi a favore della famiglia, con una legge che possa fermare possibili derive, nella direzione prospettata in Europa, credo si possa anche dare la parola al popolo, con un referendum”. Il cardinale è alla guida di una Chiesa che ha saputo mantenersi salda nelle difficoltà, attraversando la dura oppressione del regime comunista sovietico. Una Chiesa che in questi anni ha riassaporato la libertà, la possibilità di esprimersi pubblicamente, di tornare a contare nella società e rilanciare l’opera pubblicamente, di tornare a contare nella società e rilanciare l’opera di evangelizzazione. L’incontro con l’Europa, il mondo occidentale e secolarizzato, è una nuova e importante sfida per la comunità cristiana lettone. Il card Pujats è fiducioso: “Penso che la popolazione e la Chiesa della Lettonia – dice – siano preparate. L’Europa va bene, ora si sta meglio di prima. La libertà conquistata è un bene fondamentale. Certo, per quanto riguarda la testimonianza dei cristiani dobbiamo affrontare ora il pericolo del consumismo ma abbiamo tanti uomini pii e questo è garanzia per il futuro. Il problema più grande che si pone oggi è quello della confusione, del relativismo, come ha detto anche il Papa Benedetto XVI. Dobbiamo stare attenti a non perdere di vista il confine tra il bene e il male, tra ciò che è lecito e ciò che non lo è”. Per il cardinale, poi, vera urgenza per la Chiesa in Lettonia è arrivare a tutti e intensificare l’opera di formazione: “Ci servono soprattutto sacerdoti per il servizio pastorale sul territorio, dove è richiesto. Adesso bisogna cercare di arrivare a tutte le persone, mentre prima, sotto il comunismo, ci era impedito. Dovremmo anche poter insegnare nelle scuole… Esiste tanta devozione in Lettonia, la gente riceve i sacramenti e ha conservato la fede nonostante la dura prova nel tempo sovietico. Adesso stiamo cercando di intensificare formazione e catechesi”. No alla “cultura della morte”. “In un’epoca nella quale la cultura della morte si diffonde sempre più, anche qui in Lettonia, dobbiamo affrontare nuove sfide”, ha detto mons. Zurbriggen ai giovani: “Voi dovete, tra l’altro, difendere la vita e la famiglia, insieme con i vostri vescovi. Con i vostri Pastori dovete proclamare i valori fondamentali della vita cristiana. Perciò la Chiesa conta sulla vostra testimonianza, sul vostro entusiasmo, sul vostro coraggio, sul vostro impegno”. La Chiesa ha fiducia nei giovani, ha assicurato il nunzio: “Nonostante quanto si dice qualche volta di loro, i giovani sanno bene distinguere il vero dal falso; hanno un senso acuto per individuare quello che è autentico, vero e bello”. “Viviamo in un’epoca caratterizzata da un crescente senso di smarrimento interiore che sperimentano vivono molti dei vostri coetanei”, è l’analisi del presule, che alle nuove generazioni raccomanda: “Voi dovete aiutare loro a scoprire o riscoprire il senso della vita. E per scoprire questo senso della vita “occorre guardare a Gesù, perché Egli è la Via, la Verità e la Vita. Cristo è il Signore e deve essere il centro della nostra vita”. “Non c’è posto per i falsi idoli”, ha ribadito il nunzio: “Cristo è la nostra speranza, per cui non c’è ragione di cercare risposte altrove, seguendo pesudo-verità presentate da falsi profeti, da seguaci di scienze esoteriche, da membri delle sette o da persone che ci promettono illuminazioni trascendentali. Non lasciatevi ingannare. C’è una sola persona che dà senso alla nostra vita: Gesù Cristo”.