MEDIO ORIENTE

Suppliche di pace

Lettere, appelli e preghiere per chiedere la fine del conflitto

Le Chiese europee prendono sempre più posizione contro la guerra tra Israele e Hezbollah, scoppiata lo scorso 12 luglio. Un’opposizione alla violenza, alimentata dai continui appelli e richiami di Benedetto XVI al dialogo e al negoziato, che coniuga preghiera e solidarietà concreta (cfr SIR Europa 52-54/2006). GERMANIA. “Solidarietà” da parte dei cattolici tedeschi verso tutti coloro che soffrono per gli scontri in Israele e in Libano. Ad esprimerla è il card. Karl Lehmann, presidente della Conferenza episcopale tedesca, in una lettera inviata ai patriarchi cattolici del Medio Oriente: card. Nasrallah Sfeir, patriarca maronita; mons. Michel Sabbah, patriarca latino di Gerusalemme; Gregorio III Laham, patriarca greco-cattolico. Nel documento, diffuso il 28 luglio dall’Ufficio stampa della stessa Conferenza episcopale, il card. Lehmann condanna gli “atti di terrorismo contro la popolazione civile israeliana e il rapimento di soldati israeliani, che hanno dato inizio al nuovo recente conflitto violento. Israele ha il diritto – scrive Lehmann – di difendere la propria esistenza all’interno di confini sicuri”. Il cardinale si dice “costernato per gli sviluppi drammatici”. Allo stesso tempo, il cardinale scrive: “Vedo inoltre con grande preoccupazione come la fragile società multireligiosa del Libano, appena ritornata con successo sulla strada della democrazia, rischia di precipitare in una crisi spaventosa, difficilmente controllabile per via dell’attuale conflitto; alla fine il radicalismo e il fanatismo politico e religioso potrebbero avere il sopravvento”. Nel documento, il cardinale ricorda il principio di proporzionalità nell’impiego di mezzi militari: “Non si tiene certamente conto delle disposizioni in materia di diritto internazionale umanitario, laddove le battaglie arrecano danni pesanti quasi indistintamente a carico di un gran numero di civili”. Da qui la richiesta a tutti i responsabili “di cercare soluzioni soddisfacenti al tavolo delle trattative. Il disarmo di Hezbollah costituisce uno dei compiti irrinunciabili, come richiesto da tempo dalle Nazioni Unite”. Per il cardinale, questo “è il momento degli aiuti umanitari. La sofferenza delle persone nelle regioni di crisi cresce di giorno in giorno”. FRANCIA. La risoluzione 1559 dell’Onu può essere il punto di partenza della pacificazione reale del Libano. Lo sostengono sette associazioni cattoliche francesi, tra cui Pax Christi, Caritas Francia e Giustizia e pace della Conferenza episcopale di Francia, che il 31 luglio hanno lanciato una petizione per chiedere alle parti in conflitto di “impegnarsi ad un negoziato senza riserve e ai dirigenti francesi ed europei di fare il possibile per incitarli a rinunciare alla violenza e a scegliere la via del diritto e della giustizia”. Secondo i firmatari “solo il governo di uno Stato libanese sovrano è in grado di ottenere il disarmo degli Hezbollah (come prevede, tra le altre cose, la 1559, ndr.)”. Nel caso della Palestina “le basi di una pace giusta” sono le “risoluzioni 242 sul ritorno alle frontiere del 1967, e la 194 sul diritto al ritorno dei rifugiati, non applicate dallo Stato israeliano”. Quanto sta avvenendo sotto gli occhi del mondo, secondo i promotori dell’iniziativa, dimostra che “ricorrere alla violenza per ottenere la sicurezza e la pace è un’illusione ed un grave errore. La guerra aggiunge violenza a violenza. Solo i principi di uguaglianza e di giustizia – concludono – possono far progredire il Medio Oriente verso soluzioni politiche. Il riconoscimento totale e sincero delle sofferenze e delle ingiustizie subite dall’altro è la sola via per uscire dal ciclo della violenza, dell’odio e della paura”. Al momento le persone che hanno firmato la petizione sono oltre 300. Per aderire: www.appelprocheorient.com/ SCOZIA. Ogni giorno in preghiera fino alla fine della guerra. L’iniziativa è della diocesi di Paisley, suffraganea di Glasgow, che raccoglie in questo modo l’appello alla preghiera e alla penitenza di Benedetto XVI perché cessi il conflitto in Libano. Il vescovo della diocesi, mons. Philip Tartaglia, ha, infatti, invitato tutte le parrocchie della sua diocesi “a riunirsi ogni giorno per un momento di preghiera per la pace”. Per il 3 agosto è prevista una celebrazione in cattedrale durante la quale verrà accesa dallo stesso mons. Tartaglia la candela della pace. IRLANDA. La Commissione Giustizia e affari sociali della Conferenza episcopale di Irlanda ha chiesto “al governo irlandese di fornire aiuti immediati a coloro che stanno nel bisogno”, esprime “la condanna senza riserve delle azioni terroristiche degli Hezbollah e dei Paesi che li sostengono” senza giustificare la risposta militare israeliana dopo il rapimento dei suoi due soldati. CEC-KEK. Sul conflitto si registra anche l’intervento della Conferenza delle Chiese europee (Cec-Kek) che invita “tutti a pregare per la pace in particolar modo il 6 agosto”, quando ricorreranno 61 anni dallo scoppio della bomba atomica su Hiroshima.