ALBANIA
Il vescovo di Scutari e Pult invita i giovani a non lasciare il Paese
“Da quando è stata restaurata la Chiesa in Albania, nel 1991, sono stati fatti passi da gigante, in considerazione della situazione di partenza sia dal punto di vista spirituale che delle forze a disposizione. Di questo siamo molto contenti e grati a tutti coloro che hanno contribuito e contribuiscono a ciò, ma non bisogna adagiarsi sui successi, perché anche qui sono numerose le folle che hanno fame e sete di parole vere, ma gli operai della vigna non sono abbastanza”. Con queste parole mons. ANGELO MASSAFRA , arcivescovo della diocesi di Scutari e Pult ha tratteggiato il quadro sulla Chiesa d’Albania, in particolare della sua diocesi, riportando parte delle stesse parole rivolte alla folla presente in cattedrale alla messa domenicale. L’Albania conta oltre 3,5 milioni di abitanti, per la gran parte (70%) musulmani. I cattolici sono oltre il 16% ripartiti in sei diocesi, una amministrazione apostolica e in circa 130 parrocchie. La cura pastorale è affidata a 6 tra arcivescovi e vescovi e 52 sacerdoti diocesani. Oltre 100 quelli del clero religioso. NON RESTATE A GUARDARE! “Non restate a guardare, ma amate la vostra terra, come l’hanno amata i martiri, cioè dando la vostra vita anche per il servizio sacerdotale!” ha detto il vescovo sollecitando i giovani. “Il problema”, ha spiegato poi al Sir, “è l’insistenza da parte delle famiglie dei ragazzi che studiano ad emigrare, con l’idea che solo all’estero la vita può migliorare. Al contrario, il fenomeno aggrava la situazione con lo smembramento delle famiglie, che va ad aggiungersi a una reale mancanza di infrastrutture e di occupazione, che porta i più al disamore per la propria terra”. “Certamente i problemi sono gravi, e proprio su questi la Chiesa ha molto da dire. Nell’ultima Lettera pastorale ho portato ad aprire gli occhi sul problema della coltivazione della droga da parte di molti, indubbiamente costretti dalla misera vita che conducono nelle montagne isolate per molti mesi l’anno, per condannare questa attività illecita”. LA CHIESA HA MOLTO DA DIRE alle famiglie sulla condizione femminile, ha ripreso mons. Massafra. “Sono i nostri parroci che educano al rispetto del consenso delle interessate, non dando l’autorizzazione al matrimonio delle minorenni. Ancora: sollecitiamo ad evitare matrimoni tra le giovanissime e uomini adulti, per non parlare delle promesse di matrimonio per procura, dove le ragazze accettano solo per andarsene lontano”. Qui si innesta l’altro grande lavoro della Chiesa: “La lotta alla legge della vendetta, molto viva ancora oggi; anche per una promessa di matrimonio non mantenuta si rischia l’uccisione per vendetta. Grazie ai fondi della Missione Arcobaleno del ’99, abbiamo potuto realizzare il Villaggio della pace, qui a Scutari, che ospita famiglie che rischiano l’esecuzione di un congiunto per la dura legge locale”. IL RUOLO DEI MEZZI DI COMUNICAZIONE . “La diocesi – ha evidenziato mons. Massacra – sta incrementando l’utilizzazione della televisione con Telepace e un centro audiovisivo e strutture per produrre in proprio, per la diffusione di eventi locali, la condivisione delle riflessioni di Quaresima e Avvento, il racconto della vita di Santi e documentari delle Edizioni Paoline con i sottotitoli in albanese. Certamente i costi sono alti, ma il riscontro è notevole anche tra i non credenti (il 25% nel Paese) che seguono le nostre trasmissioni con interesse”. Di rilievo è anche “l’impegno della diocesi per la traduzione delle encicliche, lavoro ancora fortemente voluminoso, per l’evidente stallo storico, ma che vedrà il lancio dell’enciclica del Santo Padre Benedetto XVI, Deus caritas est, in occasione della memoria di Madre Teresa il 5 settembre prossimo”. LA CONVIVENZA NEL QUOTIDIANO . “Tutte le Chiese e i fedeli – ha raccontato il presule – hanno aderito alla speciale intenzione di preghiera del Papa Benedetto XVI prevista per questa domenica, per la fine dei disordini in Medio Oriente. In maniera molto diversa, ma anche qui la convivenza con le altre religioni sta assistendo a una stagione lontana dalla precedente, che aveva visto passi comuni come quello storico del 2003, dell’inaugurazione congiunta del Villaggio della pace, per la lotta alla legge della vendetta”. “Sono stato costretto all’emissione di un decreto che prevede l’autorizzazione del vescovo – ha aggiunto mons. Massacra – per l’erezione di simboli religiosi di grandi dimensioni in luoghi pubblici, a seguito di numerosi episodi di intolleranza. In questo momento per garantire la convivenza è opportuno moderare le esternazioni di iniziativa privata”. Da parte sua la diocesi “ha il dovere di riprendere i lavori di ricostruzione della Chiesa di San Nicola, rasa al suolo nel 1967 dal regime comunista, anche se al momento sono finiti i fondi. Allo stesso modo è indispensabile sostituire con chiese in muratura i tre container collocati in altrettante zone della città, dove in passato erano presenti chiese distrutte dal regime”.