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Per la seconda volta Benedetto XVI ha scelto la Valle d’Aosta, in particolare Les Combes di Introd, ai piedi del monte più alto d’Europa, come luogo delle sue vacanze. Una scelta che rafforza le similitudini con Giovanni Paolo II e che si fonda sul comune denominatore della montagna, anche se, ovviamente, interpretato con stili diversi. Per Karol Wojtyla la montagna era soprattutto un cammino che porta a Dio guardando al cielo, e di qui le sue tante gite nella Valle, senza dimenticare tutti i suoi Angelus dedicati alla teologia della montagna, mentre per Joseph Ratzinger il silenzio delle vette permette il raccoglimento necessario per rientrare in sé stessi, il risultato è una vacanza più ritirata, con passeggiate ristoratrici nella vasta area che circonda la sua residenza estiva valdostana e al massimo una gita alla settimana in visita alle più belle località della piccola regione autonoma. Tuttavia non si deve essere tratti in inganno, anche se Papa Ratzinger meno di frequente si avventura sulle strade valdostane mantiene il tratto comune a Wojtyla di concedersi a chi gli chiede una preghiera, una benedizione, un gesto di affetto verso un piccolo. Del resto l’arrivo all’aeroporto, quest’anno come l’anno scorso, è stato un vero bagno di folla. Papa Benedetto XVI ha salutato praticamente tutti i fedeli accorsi ad accoglierlo, accompagnando questi suoi gesti affettuosi con un sorriso pieno di stupore e meraviglia. L’ incaricato della diocesi di seguire le vacanze del Papa, in merito a questa sua sollecitudine evidenzia di essere rimasto colpito dal suo modo di salutare. Padre. “Papa Benedetto XVI – spiega – vuole rivolgere uno sorriso e un gesto a tutti e, in particolare, ha molta attenzione per gli ammalati. L’anno scorso al primo Angelus un gruppo di ammalati non era raggiungibile e per lui è stato un vero sacrificio non poterli salutare personalmente”. Ma al di là di questa vicinanza paterna la presenza del Papa nuovamente fra le montagne al confine tra Italia e Francia deve essere, come già nel passato quella di Giovanni Paolo II, non soltanto una fonte di gioia, ma soprattutto, grazie ai due Angelus in terra valdostana, una sorgente ravvivata di preghiera e di riflessione. Papa Ratzinger, in particolare, sta ponendo una grande attenzione al tema della famiglia, come dimostra anche l’incontro di Valencia, su cui la diocesi di Aosta, guidata dal vescovo mons. Giuseppe Anfossi (che è anche presidente della Commissione della Conferenza episcopale italiana per la famiglia) da tempo è chiamata ad interrogarsi, constatando la debolezza di questa cellula fondamentale della società. Una situazione di preoccupante crisi che investe l’Occidente e in particolare l’Europa. Centrale per il Papa è il tema della trasmissione della fede che deve avvenire prima di tutto in famiglia senza dimenticare che “in tante comunità, oggi secolarizzate, la prima urgenza per i credenti in Cristo è proprio quella di rinnovare la fede degli adulti, affinché siano in grado di comunicarla alle nuove generazioni”. Parole che, ai piedi del monte Bianco, devono diventare stella polare per una missionarietà vera in ogni luogo, anche tra le montagne valdostane e quelle altrettanto belle di ogni Paese d’Europa.