I vescovi del Belgio hanno chiesto ai sans-papiers di interrompere, nelle chiese occupate (circa 40), lo sciopero della fame indetto da circa 150 immigrati illegali che reclamano una regolarizzazione nel Paese. Mons. Jozef De Kesel, vescovo ausiliare di Bruxelles ha sottolineato che “la Chiesa si s’impegna a favore di un approccio degno ed umano della situazione precaria e spesso senza futuro in cui ritrovano i sans-papier” e si è detto “sconcertato per l’operazione di polizia nella chiesa di Nostra Signora Immacolata, in particolare perché è stata decisa senza consultare la Chiesa dando così l’impressione di aver avuto l’approvazione della stessa o del parroco”. Tuttavia, scrivono i vescovi belgi in una nota, pur comprendendo “la disperazione di coloro che decidono un simile gesto come lo sciopero della fame, in quanto membri della comunità ecclesiastica non possiamo tollerare questa forma di protesta nelle nostre sedi religiose”. Considerato questo modo di protestare “moralmente inaccettabile” per i pericoli ai quali la salute va incontro i vescovi hanno chiesti ai responsabili delle parrocchie occupate di non “fare appello alle forze dell’ordine” se non “in casi di estrema urgenza sanitaria”. Sono ormai diverse settimane che numerosi immigrati illegali si sono insediati nelle chiese e nelle sedi di altre organizzazioni laiche del Paese per chiedere una vasta regolarizzazione. Un gesto che i prelati comprendono permettendo agli immigrati di trovare rifugio nella loro comunità.