ROMANIA
Cattolici, ortodossi ed ebrei contro la costruzione di un grattacielo che mette a rischio la stabilità dell’antica chiesa
Scioperi della fame, azioni pacifiche di protesta, lettere alle autorità, interventi del Vaticano, degli ortodossi e degli ebrei romeni: a nulla sono servite finora (da aprile ad oggi) le denunce per salvare la cattedrale cattolica San Giuseppe di Bucarest, in pericolo di crollo per la costruzione in corso, a meno di dieci metri di distanza, di un enorme edificio di 75 metri di altezza (19 piani in superficie e 4 livelli sotterranei) denominato “Cathedral Plaza” su un terreno instabile, con falda freatica superficiale ( cfr SirEuropa 32-35-43/2006 ). “Vivo accanto ai cattolici della Romania un sentimento di profonda tristezza e impotenza di fronte all’indifferenza delle autorità romene – ha dichiarato l’arcivescovo di Bucarest IOAN ROBU , in un appello inviato alle Conferenze episcopali -, rimaste impassibili alle innumerevoli memorie e proteste contro l’illegale costruzione che mette in grave pericolo l’incolumità e la dignità del luogo sacro e impedisce lo svolgimento normale delle funzioni religiose. Autorizzando la costruzione dell’enorme edificio le autorità hanno inferto un grave colpo alla chiesa cattolica romena, della quale i fedeli sentono i loro diritti violati ed i loro valori calpestati”. NESSUN ESITO POSITIVO. Nonostante le azioni di protesta, che sono arrivate a forme estreme come lo sciopero della fame di alcuni fedeli e il tentativo di fermare i camion facendo ostacolo con i propri corpi, non c’è stato finora nessun esito positivo. “Autorizzando una costruzione gigantesca nei pressi della cattedrale – spiega l’arcidiocesi di Bucarest -, la legge romena 422/2001 per la protezione dei monumenti storici è palesemente violata; inoltre nel modo irregolare e difettoso con cui si svolgono i lavori, altre 24 leggi romene sono parzialmente o totalmente violate”. In più nell’autorizzazione di costruzione non è specificato “chi sarà responsabile per qualunque danno provocato alla cattedrale”, vale a dire che, “l’unico responsabile per la riparazione”, secondo la legge romena, sarà il suo proprietario. La comunità cattolica ritiene che “la maniera indifferente e irriverente” in cui le autorità si comportano, rivela “una evidente intenzionalità anticattolica come nei peggiori regimi totalitari”. Dopo la nota ufficiale del Vaticano, sono intervenuti, fra gli altri, il cardinale Moussa I Daoud, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, il Segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati mons. Giovanni Lajolo, gli arcivescovi di Vienna e Padova, la Chiesa ortodossa romena e la comunità ebraica di Bucarest. IL PROGETTO IN QUESTIONE . Nel 1995, sul terreno di 1.800 metri quadri di fronte alla cattedrale san Giuseppe, nell’angolo della via Général Berthelot, viene progettato un edificio per uffici che dovrebbe nascondere completamente la facciata della cattedrale san Giuseppe. L’arcivescovo si oppone per tre anni. Nel 1999, tramite l’ingegnere che lavorò all’epoca al restauro della cattedrale, viene proposto un nuovo progetto, sviluppato in altezza, sulla metà della superficie. L’arcivescovo di Bucarest, non avendo sufficienti informazioni sul progetto reale, firma, a metà del 1999, una lettera che raccomanda la costruzione di un edificio relativamente alto nelle vicinanze della cattedrale (17 m). Questo accordo di principio è stato dato per un progetto diverso da quello che si sta costruendo attualmente ed è stato ritirato nel 2001. All’epoca, l’investitore ha offerto all’arcivescovado, in cambio di un affitto simbolico, uffici e spazi per parcheggio, rifiutandosi di dare assicurazioni per la sicurezza della cattedrale. Nel 2001, un cantiere aperto proprio di fronte alla cattedrale, per la costruzione di una banca, ha provocato dei danni ad un altro immobile del complesso arcivescovile. Poco tempo dopo, un incidente gravissimo è avvenuto alla chiesa armena di Bucarest, a causa della costruzione di un palazzo per uffici accanto ad essa. In seguito a questi eventi, l’arcivescovo cattolico di Bucarest si è opposto ripetutamente al progetto. LA PROTESTA E I PERICOLI . Le proteste sono iniziate nel mese di aprile senza riuscire però a convincere le autorità (il sindaco di Bucarest, il ministro della cultura oppure il prefetto della capitale) a trovare una soluzione. Il 25 maggio è stata formata una catena umana intorno alla cattedrale e alle chiese importanti della Romania. Ma i lavori continuano ancora giorno e notte, sette giorni alla settimana, esponendo la cattedrale a continue vibrazioni. L’Istituto nazionale per la ricerca in costruzioni, che include anche la ricerca sismologia, ha segnalato pubblicamente il pericolo della costruzione di grattacieli nel centro della capitale. La cattedrale San Giuseppe ha poche speranze di sopravvivere a nuove scosse, sapendo che essa ha subito gravi danni nei muri, provocati dai terremoti del 1929, 1940, 1977, 1986 e 1990, come anche in seguito al bombardamento del 1944. In particolare la costruzione dei quattro livelli sotterranei costituisce un enorme ostacolo per l’acqua freatica che scorre normalmente in direzione nord-sud, mettendo in pericolo le fondamenta della chiesa (il fenomeno è già accaduto cinque anni fa alla Chiesa armena). Dopo aver provocato questo danno, l’acqua spingerà la cattedrale in su, mentre la Chiesa Calvina, che si trova dietro la costruzione crollerà. Col tempo, quando l’acqua troverà naturalmente il suo corso che diventerà stabile, il fenomeno si verificherà in direzione opposta.