UNIONE EUROPEA

Corsa contro il tempo

Trattato costituzionale da approvare entro il 2009

“Il progetto costituzionale, che consisteva nell’abrogazione di tutti i trattati esistenti e nella loro sostituzione con un unico testo denominato Costituzione, è abbandonato”. Si trova nelle prime righe dell’Allegato 1 delle “Conclusioni della presidenza”, il nocciolo delle decisioni assunte dal Consiglio europeo svoltosi a Bruxelles il 21 e 22 giugno. NUOVO TRATTATO ENTRO IL 2009. La maratona politico-diplomatica ha avuto, tra i leader dei 27 Stati Ue, alcuni protagonisti indiscussi: la cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente Lech e il premier polacco Jaroslaw Kaczynski, il premier britannico Tony Blair e l’omologo olandese Jan Peter Balkenende, il presidente francese Nicolas Sarkozy. I temi all’ordine del giorno erano molteplici, ma la missione principale del summit era di stendere il mandato per una Conferenza intergovernativa che rimettesse mano ai trattati esistenti (Roma, Maastricht, Amsterdam e Nizza) e alla Costituzione Ue, così da giungere a un nuovo “Trattato di riforma”, superando l’impasse in cui l’Unione stessa era precipitata negli ultimi due anni. La Cig, ottenuto il via libera dei capi di Stato e di governo, lavorerà nella seconda metà dell’anno sotto la guida del premier portoghese José Socrates; il nuovo trattato, certamente più contenuto rispetto ai 448 articoli della Costituzione del 2004, dovrà essere sottoposto a ratifica (probabilmente parlamentare) in tutti gli Stati “prima delle elezioni del Parlamento europeo del giugno 2009”. IL MANDATO DELLA CIG. Per comprendere le decisioni assunte dal summit occorre tornare alle “Conclusioni”: 32 fitte cartelle, per metà dedicate al prossimo trattato e per l’altra metà concernenti i campi della “giustizia e affari interni”, le “questioni economiche, sociali e ambientali”, le “relazioni esterne”. Il compromesso raggiunto nella notte del 22 giugno afferma: “La Cig è invitata a elaborare” un “trattato di riforma” che modifichi quelli “esistenti allo scopo di rafforzare l’efficienza e la legittimità democratica dell’Unione allargata nonché la coerenza della sua azione esterna”. Dopo aver sancito la rinuncia al processo costituzionale, il documento puntualizza passo per passo gli argomenti sui quali la Conferenza intergovernativa dovrà lavorare, entro un mandato “chiuso”. SÌ AL PRESIDENTE STABILE, NO AI SIMBOLI. Il trattato “semplificato” dovrà prevedere una presidenza stabile del Consiglio europeo, valida per 30 mesi. L’Alto rappresentante per la politica estera (ruolo oggi occupato dallo spagnolo Javier Solana) avrà ancora poteri limitati nell'”azione esterna” ma al contempo potrà disporre di un servizio diplomatico europeo. Nel campo della politica estera e in quello della sicurezza e difesa comune l’Ue potrà procedere in maniera concorde, senza per questo “pregiudicare” le politiche nazionali. Nel trattato non saranno inseriti i simboli dell’Unione (bandiera, inno, motto, festa) e nemmeno la Carta dei diritti fondamentali, cui peraltro si farà rimando per segnalarne il valore “vincolante”. VOTO A MAGGIORANZA, MA TRA DIECI ANNI. Il nodo del voto a doppia maggioranza in seno al Consiglio (55% dei paesi con il 65% dei cittadini), cui si opponeva la Polonia, è stato approvato, ma entrerà in vigore nel 2014 e sarà a regime solo nel 2017. Nei tre anni di “transizione” un paese potrà chiedere di tornare su singoli dossier al sistema di voto sancito col Trattato di Nizza del 2001. Resta la possibilità di creare “minoranze di blocco” su specifiche questioni. Nel mandato conferito alla Cig si ridisegna una Commissione più ristretta, dove non saranno più rappresentati tutti gli Stati, ma solo – e a rotazione – due terzi degli aderenti. Il Parlamento europeo vede crescere i propri poteri in campo legislativo, così come ai parlamenti nazionali (tema su cui ha insistito l’Olanda) viene concesso più tempo per esaminare le direttive comunitarie, esprimere il proprio parere e richiedere se necessario correzioni di rotta. INTEGRAZIONE: AVANTI ADAGIO. Nel complesso l’Ue conferma di voler procedere unita, anche se – come hanno affermato diversi leader – sarà “un’Europa meno forte”. L’Unione “a due velocità” o delle “cooperazioni rafforzate” resta pur sempre possibile, così come già avvenuto per la moneta unica e per la libera circolazione delle persone (Schengen); anche se Londra ha ottenuto la clausola dell'”opt-out”, per eventualmente chiamarsi fuori da un processo di integrazione ritenuto troppo rapido. Dagli obiettivi prioritari della Comunità è stato inoltre abolito il riferimento alla “concorrenza libera e non distorta”: su questo punto si è speso il presidente francese Sarkozy. Si cita, non da ultima, la supremazia del diritto comunitario rispetto a quello nazionale, almeno nei settori di competenza Ue, che fino ad ora era stata tutelata solo dalla giurisprudenza della Corte di giustizia di Lussemburgo.