Docenti universitari e futuro dell’Europa
Quali sono gli impegni concreti che i docenti universitari europei devono assumersi per un’Europa ancora capace di rispettare la propria identità, basata sulle radici cristiane, ed in linea con il processo di integrazione iniziato 50 anni fa con i Trattati di Roma? Alla domanda ha offerto alcune risposte Giuseppe Dalla Torre, rettore della Libera Università Maria SS. Assunta (Lumsa), nell’ultimo giorno dell’incontro europeo dei docenti universitari “Un nuovo umanesimo per l’Europa. Il ruolo delle Università”, promosso dal Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee), a Roma, dal 21 al 24 giugno. A conclusione del convegno, il card. Péter Erdö arcivescovo di Budapest e presidente del Ccee, nella messa a San Giovanni in Laterano, ha invitato i partecipanti a continuare nell’esperienza vissuta a Roma rendendola sempre più “qualificata e incisiva”. LA DIGNITÀ UMANA. “Se in questi ultimi anni – ha osservato il card. PÉTER ERDÖ – siamo stati alla ricerca del posto del cristianesimo e della nostra missione nella cultura europea, allo stesso tempo stanca e affascinante, dobbiamo comunque riconoscere che i calcoli umani non sono sufficienti”. Per il porporato, “quando cerchiamo un nuovo umanesimo per l’Europa, non possiamo cercarlo senza Dio. Se gli sforzi umani prescindono consapevolmente dall’esistenza di Dio, essi non potranno liberarsi dall’ombra triste della mancanza del senso e del valore dell’universo e dell’esistenza di tutta l’umanità”. A giudizio del cardinale, quando oggi parliamo della dignità umana “a volte non identifichiamo bene la nostra dignità ontologica che è parte integrante della nostra natura che proviene dal fatto che tutti gli esseri umani che sono stati creati a immagine e somiglianza di Dio”. La dignità umana, ha precisato il porporato, “non sminuisce neppure quando un essere umano non può usare effettivamente tutte le sue capacità. Così il feto umano, il bambino, il malato, il moribondo hanno pure la piena dignità umana”. Per il cardinale, l’onore e il rispetto possono crescere o anche perdersi, “la dignità fondamentale, invece, non si perde”. In realtà, “quando i cristiani si sentono imbarazzati e rimangono silenziosi in molte situazioni, quando il bene oggettivo dell’uomo, della società, delle famiglie richiederebbe di condividere la nostra convinzione cristiana con tutto il mondo, tale atteggiamento può essere segno della propria incertezza o timidezza”. Perciò, “soprattutto gli uomini di cultura e di scienza, se sono cristiani, hanno la vocazione affascinante e il dovere non facile di parlare, di ordinare le realtà temporali secondo il Vangelo”. APPORTO FONDAMENTALE. Ha parlato degli “obiettivi fondamentali di comune interesse per gli europei” (pace, difesa della dignità umana e dei diritti naturali, eguaglianza, solidarietà), alla base del processo europeistico, GIUSEPPE DALLA TORRE , richiamandosi all’appello del card. Camillo Ruini contro le persecuzioni dei cristiani e riproponendo l’impegno per la riduzione e/o cancellazione del debito estero dei Paesi poveri. Dalla Torre ha evidenziato come per tali obiettivi, “compito e responsabilità” delle istituzioni politiche nazionali ed europee e della società civile, non si può escludere “l’apporto fondamentale delle Università”: “Apporto – ha chiarito – nel trasmettere, alle più giovani generazioni, la conoscenza e la sensibilità per gli ideali ad essi sottostanti”; ma ancora più “apporto nell’orientare la ricerca scientifica e la riflessione culturale, secondo le linee di convergenza e di solidarietà con gli obiettivi indicati”. Per Dalla Torre, si deve ricordare come l’Università “abbia avuto un ruolo fondamentale, dal momento della sua nascita in età medievale, nel plasmare l’identità degli abitanti del continente, facendo da crogiolo di fusione delle differenze: di gente, di lingua, di cultura, di diritto, di religione”. SGUARDO AL FUTURO. “Come docenti universitari – ha proseguito Dalla Torre – sentiamo tutta la responsabilità nel mantenere vivo e vitale il patrimonio di valori ideali che sono all’origine del processo europeistico e che affondano le loro radici nella grande tradizione cristiana, che ha marcato per due millenni non solo la vita religiosa, ma anche più in generale la cultura di questo continente”. Per il futuro il rettore della Lumsa ha individuato tre ambiti di impegni concreti. “Il primo – ha spiegato – attiene al terreno della ricerca. È da ritenere che le quattro grandi aree tematiche su cui abbiamo discusso in questi giorni (persona umana, città dell’uomo, visione delle scienze, creatività e memoria, n.d.r.) possano e debbano essere oggetto di ulteriore approfondimento nell’ambito dei singoli Paesi”. Il secondo ambito d’impegno “attiene all’insegnamento e, più in generale, alla formazione”. In tal senso i temi delle quattro aree possono suggerire “l’istituzione di seminari, corsi specialistici, dottorati e master promossi tra le Università dei diversi Paesi europei”. Il terzo è “nell’opera di trasmissione di quanto veniamo approfondendo all’opinione pubblica e alla società civile dei nostri Paesi e dell’Europa”. Da non dimenticare, infine, che il 2008 sarà l’anno del dialogo interculturale.