CCEE: UNIVERSITÀ
Intellettuali cattolici e “nuovo umanesimo” in Europa
“L’Europa deve tutelare la sua antica tradizione e riappropriarsene, se desidera restare fedele alla vocazione di culla dell’umanità”. E’ quanto ha detto BENEDETTO XVI sabato scorso ricevendo in udienza i 1.500 partecipanti all’incontro dei docenti universitari europei svoltosi dal 21 al 24 giugno a Roma sul tema “Un nuovo umanesimo per l’Europa”. L’evento è stato promosso in occasione del 50° anniversario del Trattato di Roma dal Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee), in collaborazione con istituzioni europee e del governo italiano. CONTRIBUIRE AD UN FUTURO DI SPERANZA . “Sebbene l’Europa stia vivendo attualmente una certa instabilità sociale e una certa diffidenza nei confronti dei valori tradizionali, la sua storia particolare – ha detto Benedetto XVI – e le sua solide istituzioni accademiche possono contribuire molto alla formazione di un futuro di speranza”. Per il papa la “questione dell’uomo” è “essenziale per una comprensione corretta delle attuali evoluzioni culturali” e offre un “fermo punto di partenza allo sforzo delle università di creare una nuova presenza culturale e una attività di servizio per una Europa più unita”. “Lungi dall’essere frutto di un desiderio superficiale di ‘nuovo’ – ha poi aggiunto il pontefice – l’anelito a un nuovo umanesimo deve tenere seriamente conto il fatto che l’Europa affronta oggi un sempre maggiore cambiamento culturale in cui uomini e donne sono sempre più consapevoli della loro chiamata ad impegnarsi attivamente nel plasmare la propria storia. Storicamente l’umanesimo si è sviluppato in Europa, grazie all’interazione feconda fra le varie culture dei suoi popoli e la fede cristiana”. L’attuale cambiamento culturale è “spesso considerato” – ha proseguito papa Ratzinger – una “sfida” alla cultura universitaria e al cristianesimo stesso, piuttosto che “un orizzonte sullo sfondo del quale possono e devono essere trovate soluzioni creative. Voi, uomini e donne di istruzione superiore, siete chiamati a partecipare allo svolgimento di questo compito difficile che richiede una riflessione profonda su un certo numero di questioni fondamentali”.Benedetto XVI ha quindi richiamato l’attenzione dei docenti europei, accompagnati dal card. Péter Erdö, arcivescovo di Esztergom-Budapest e presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa, sulla “necessità di uno studio esauriente della crisi della modernità”: “una falsa dicotomia fra teismo e autentico umanesimo – ha detto – spinta all’estrema conseguenza di creare un conflitto irrisolvibile fra diritto divino e libertà umana, ha condotto ad una situazione in cui l’umanità, per tutti i suoi progressi economici e tecnici, si sente profondamente minacciata”. UN SERVIZIO ALLA SAPIENZA . Per Benedetto XVI una “corretta comprensione delle sfide lanciate dalla cultura contemporanea e la formulazione di risposte significative” devono avere un “approccio critico ai tentativi limitati” e “irrazionali” di “restringere la sfera della ragione”. Il concetto di “ragione” deve essere invece “ampliato” affermando che il sorgere delle università europee è stato promosso in base alla convinzione che fede e ragione “cooperassero alla ricerca della verità, ognuna secondo la sua natura e la sua legittima autonomia” ma sempre “operando insieme” al servizio della “realizzazione della persona umana in verità e amore”. Per Benedetto XVI la “questione dell’uomo” “sfida la Chiesa a escogitare modi efficaci di annuncio alla cultura contemporanea del ‘realismo’ della propria fede nell’opera salvifica di Cristo. Il cristianesimo – ha obiettato il Papa – non va relegato al mondo del mito e dell’emozione, ma deve essere rispettato affinché il suo anelito a fare luce sulla verità sull’uomo” in modo da trasformare “spiritualmente gli uomini e le donne” e permettere loro di “realizzare la propria vocazione nel coro della storia”. Per il pontefice in Europa la società ha “urgente bisogno” del “servizio alla sapienza che la comunità universitaria fornisce”. Da qui l’auspicio che le università “divengano sempre più comunità impegnate nella ricerca instancabile della verità”, “laboratori di cultura” in cui i docenti e gli studenti siano “uniti nell’esplorare questioni di particolare importanza per la società, utilizzando metodi interdisciplinari e contando sulla collaborazione dei teologi”. UNA SINTESI ARMONICA. “Siamo convinti – ha sottolineato il card. PETER ERDÖ nel porgergli il saluto dei docenti europei all’inizio dell’udienza – e noi cristiani personalmente, siamo chiamati a dare un cuore all’Europa” rinforzando i cosiddetti “valori umani” rendendoli “più autentici ed operativi nella società, indicando i loro veri fondamenti”.”Apprezziamo – ha aggiunto il porporato – gli sforzi di tutti gli uomini di scienza che cercano di conoscere meglio la verità su qualche questione aperta, la conoscenza della vera natura delle cose. Il loro lavoro – ha spiegato ancora il card. Erdö – è indispensabile per poter procedere individualmente e al livello sociale in modo veramente morale ed autenticamente umano nelle situazioni concrete e talmente complesse. La complicatezza dei risultati delle ricerche nel campo delle diverse scienze e – ha concluso il presidente del Ccee – la complessità presente nella nostra società richiedono l’impegno delle comunità scientifiche ed universitarie” perché le singole scienze possano “integrarsi e radunarsi in una sintesi armonica alla luce del Vangelo, della Sapienza Divina”.ELABORARE IN NUOVO UMANESIMO . Prima dell’udienza con Benedetto XVI i partecipanti al convegno hanno assistito ad una solenne concelebrazione eucaristica nella Basilica di San Pietro, presieduta dal card. TARCISIO BERTONE , Segretario di Stato. Nella sua omelia il porporato ha sottolineato che “elaborare un nuovo umanesimo e condividerlo con gli uomini e le donne del nostro continente europeo” rappresenta “una tappa importante, direi storica, nel cammino della vita delle vostre comunità universitarie”. Il tema del convegno, “Un nuovo umanesimo per l’Europa”, raccoglie e “unifica” – secondo il card. Bertone – le sfide del tempo presente” ed indica “l’orizzonte nel quale impegnarsi nella ricerca, nella didattica e nell’azione per i prossimi anni”. Per il segretario di Stato vaticano è “necessario che la vita del docente sia animata e sostenuta da una robusta e solida formazione spirituale, sintesi vitale di competenza scientifica e di conoscenza teologica, necessarie per individuare le linee di ricerca e per evitare la strumentalizzazione del sapere per fini che sono incompatibili con la propria vita morale e il bene della società”. Talvolta – ha aggiunto il card. Bertone – “gli errori scientifici e le conseguenze negative di un progetto culturale possono essere, in qualche modo, previsti ed evitati, se il docente possiede e crea nel suo gruppo di ricerca una condivisa e provata ‘onestà intellettuale'”. Quest’ultima è “oggi più che mai”, la strada da percorrere: è la “grande testimonianza che i docenti sono chiamati ad offrire alle nuove generazioni di studenti ed intellettuali. Il maestro – ha spiegato Bertone, di cui hanno tanto bisogno i giovani, è colui che testimonia la sua sintonia con le attese del proprio tempo anteponendo agli interessi personali, talvolta anche legittimi, le esigenze della verità!”. L’Europa – ha concluso il card. Bertone – con le sue “radici cristiane” è chiamata “a ripensare una nuova sintesi tra fede e ragione, non più giustapposte tra loro, ma convergenti” nella conoscenza dell’uomo “reale, concreto, storico”.PIÙ PRESENTI E PIÙ COMPETENTI. “Continuare l’elaborazione del pensiero sul nuovo umanesimo é indispensabile per l’evangelizzazione in Europa e in questa prospettiva occorre tendere con maggior convinzione all’unità del sapere, a ritrovare convergenze tra il vero, il buono e il bello”. Questo l’invito di mons. ALDO GIORDANO , segretario del Ccee, Consiglio conferenze episcopali europee, all’ incontro dei docenti universitari europei promosso dallo stesso Ccee e conclusosi ieri a Roma.”La rete delle università – ha aggiunto mons. Giordano – deve ora rafforzarsi per contribuire alla crescita integrale dell’Europa e richiamarla alla sua vocazione mondiale”.Un appello rilanciato da mons. NOËL TREANOR , segretario della Comece, Commissione episcopati comunità europea. “Non é facile – ha affermato – ma é indispensabile portare avanti nelle istituzioni europee il punto di vista cristiano sui temi della vita, della famiglia, delle migrazioni, della libertà di educazione, della libertà religiosa…”.Occorre, ad avviso di mons. Noël Treanor che i cristiani e segnatamente i cattolici, siano “più presenti nel dibattito pubblico sull’Europa e lo siano ad alto livello, con competenze solide e riconosciute. E’ questione vitale avere esperti di alto profilo che sappiano dare input alle politiche europee. Anche per questo le università devono prevedere una più specifica e alta formazione europea”.