PORTOGALLO

Contro la civiltà

Regolamentata la nuova legge sull’aborto, in vigore dal 15 luglio

Lo scorso 21 giugno, è stata pubblicata sul Diário da República (Gazzetta ufficiale) la regolamentazione della nuova legge sull’aborto (Legge n° 16/2007 del 17 aprile) che, modificando l’articolo 142 del Codice Penale, consente l’interruzione della gravidanza, “per scelta della donna”, fino al raggiungimento della 10ª settimana di vita del feto, in accoglimento del risultato referendario dell’11 febbraio. Il decreto ministeriale n° 741-A/2007, che entrerà in vigore il prossimo 15 luglio, definisce le procedure amministrative e le condizioni tecniche e logistiche della realizzazione dell’Ivg effettuata in stabilimenti sanitari pubblici o ufficialmente riconosciuti, e il tipo d’informazioni che devono essere fornite alla donna. Delle raccomandazioni contenute nel messaggio con il quale il presidente della Repubblica portoghese Aníbal Cavaco Silva aveva accompagnato la promulgazione della legge, l’attuale regolamento ha accolto solo il suggerimento riguardante l’indicazione medica delle possibili conseguenze dell’Ivg sulla salute fisica e psichica della gestante. Disattesa, invece, l’informazione concernente la possibilità d’adozione, sostituita da un generico sostegno dello Stato alla protezione della maternità e della paternità, e nessun riferimento viene fatto all’opportunità di mostrare alla donna l’ecografia del feto in una delle fasi decisionali del processo. ALCUNI PUNTI del decreto. In sintesi, il documento prevede che “la donna, obbligatoriamente entro 5 giorni dalla presentazione della richiesta di aborto, deve sottoporsi ad una visita medica preventiva, potendo scegliere di farsi accompagnare da un’altra persona”. “Nell’ambito di tale consultazione, il medico, o altro professionista sanitario abilitato, deve fornire tutte le informazioni necessarie, preferibilmente chiarite mediante precisazioni scritte, sul tempo e le condizioni della gravidanza, e sui metodi di interruzione della stessa adeguati al caso in oggetto”. La prova che la maternità non superi le dieci settimane deve risultare certificata da un medico diverso da quello sotto la cui direzione sarà effettuato l’aborto, ed “anche i medici obiettori di coscienza dovranno indirizzare la donna ai servizi competenti di Ivg entro i termini legali”. Durante “il periodo di riflessione obbligatorio di 3 giorni, nel caso la gestante lo solleciti, si deve prevedere la disponibilità di un servizio di accompagnamento da parte di uno psicologo o di un assistente sociale”. Il documento entra quindi in aspetti specifici su metodi, tempi, procedure. Aborto come “diritto assoluto”. “Si tratta di un decreto contro la civiltà e l’uomo, non a favore di una società più umanista e degna”, ha dichiarato, Isilda Pegado, presidente della Federazione portoghese per la Vita: “Questa regolamentazione ministeriale non è costituzionalmente ammissibile per una legge di tale importanza; essa si configura come un mero atto di gestione corrente della pubblica amministrazione, mentre sono in gioco diritti umani fondamentali”. Reagendo nei confronti dei contenuti del documento, la rappresentante del movimento nota che “la figura del padre è totalmente misconosciuta: nella consultazione medica è unicamente prevista la presenza di una terza persona”; considera che “l’assenso della donna è richiesto in forma scritta, ma solo dopo una mera informazione orale priva di qualsiasi tipo di controllo”; critica “la distruzione degli elementi del processo abortivo dopo tre mesi, che dovrebbero invece essere conservati”, accusa “il favoreggiamento delle cliniche e degli affari privati nella pratica abortiva”, e conclude che “l’esenzione da spese che potrebbero attenuare il ricorso all’Ivg è la conferma che l’aborto è visto come un diritto assoluto”. João Paulo Malta, ostetrico e ginecologo, afferma che “il decreto privilegia un determinato tipo di intervento: si facilita l’aborto, mentre non si favoriscono allo stesso modo altri interventi clinici, ad esempio quelli a favore dei malati cronici”. In merito alla “gravissima problematica dell’obiezione di coscienza”, commenta: “Questa regolamentazione impone un tipo di comportamento che la classe medica ha già dimostrato di rifiutare: all’obbligo posto anche agli obiettori di indirizzare le donne verso i servizi in cui l’aborto è realizzato, i medici sapranno rispondere mediante i propri organismi”. La Federazione portoghese per la Vita e tutti coloro che condividono la difesa dei diritti umani fondamentali annunciano che continueranno ad “operare per formare le coscienze contro lo spirito di leggi come questa, che offre l’aborto a titolo gratuito a una donna posta sotto pressione. La cultura che esse esprimono rende molto complicato vincere la battaglia demografica e indurre lo Stato ad attuare l’imperativo costituzionale della difesa della vita, della famiglia e la promozione della dignità delle persone”.