PIO XII
Un libro che documenta l’opposizione al nazismo e l’aiuto agli ebrei
Nel volume “Pio XII. Eugenio Pacelli un uomo sul trono di Pietro”, il giornalista Andrea Tornielli ricostruisce la vita e l’azione pastorale di Pio XII (1939-1958), con approfondimenti sull’azione diplomatica e politica svolta negli anni cruciali della seconda guerra mondiale e del dopoguerra segnato dalla contrapposizione tra i due blocchi. L’attenzione alle sorti dei Paesi europei, prima e dopo la guerraQUEI “MESSAGGI” A HITLER. “Il capo del governo e duce del fascismo è rimasto assai dispiaciuto dei messaggi che Vostra Santità ha rivolto ai sovrani del Belgio, del Lussemburgo e dell’Olanda, e ravvisa in ciò una mossa contro la politica dell’Italia alleata del Reich tedesco”: così si rivolse, con tono minaccioso, l’ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede, Dino Alfieri, a Papa Pio XII che lo ha ricevuto in udienza il 13 maggio 1940 all’indomani dei telegrammi vaticani ai tre sovrani dei paesi da poco invasi dall’esercito nazista. Pio XII, a quel punto, “reagisce con energia: ‘Il papa afferma principi di verità, di carità e di giustizia e non può non levare la voce contro l’iniquità e l’ingiustizia nei confronti di chiunque”. Il Papa accusato di “silenzi” di fronte alle persecuzioni naziste contro gli ebrei, mostra in questo – come in decine di altri episodi di cui parla Tornielli nel suo libro – di essere tutt’altro che pavido o titubante. Il dialogo con l’ambasciatore italiano, che “fa capire al pontefice che comportandosi così sta rischiando grosso, ne va della sua stessa incolumità”, prosegue infatti in questi termini: “Il papa è libero e Dio lo sottoporrà al suo giudizio se non reagisce al male o non compie quello che crede il suo dovere … Il governo italiano sapeva che la Germania aveva intenzione di invadere l’Olanda, il Belgio e il Lussemburgo. Lo sapeva fin da gennaio, e può lamentarsi se il papa rivolge a sovrani che hanno ottime relazioni con la Santa Sede una parola di conforto e di speranza?”. “SE PARLASSIMO …” Se non bastassero queste parole, a dimostrare la fermezza di Pio XII, se ne possono aggiungere altre, sempre pronunciate nello stesso incontro, in cui la sollecitudine umana e pastorale del pontefice per i popoli europei ormai nel turbine della seconda guerra mondiale, si fa del tutto manifesta: “Loro sanno, sanno sicuramente e completamente le orribili cose che avvengono in Polonia! Noi dovremmo dire parole di fuoco contro simili cose, e solo ci trattiene dal farlo il sapere che renderemmo la condizione di quegli infelici, se parlassimo, ancora più dura!”. Sono forse sufficienti queste poche frasi per capire la statura umana, politica, diplomatica, nonché pastorale e spirituale di papa Pacelli, avvolto – come si è detto all’incontro a Roma di presentazione del volume cui ha partecipato il Segretario di Stato card. Tarcisio Bertone – da una “leggenda nera” sulla sua presunta indulgenza verso i dittatori nazista e fascista. Come ha ricordato il card. Bertone, “Il Pontefice romano che guidò la Chiesa negli anni terribili della Seconda Guerra mondiale e poi della Guerra Fredda, è vittima di una leggenda ‘nera’, che ha finito per affermarsi al punto tale da rendere arduo scalfirla, anche se i documenti e le testimonianze ne hanno ampiamente provato la totale inconsistenza”.VITTIMA DI UNA CONGIURA. Sui presunti “silenzi di Pio XII” si aggiunge che ad interrogarsi fu per primo Emmanuel Mounier, nel 1939, addirittura poche settimane dopo la sua elezione a Sommo Pontefice e in relazione all’aggressione italiana in Albania. “Su questi interrogativi – ha spiegato il card. Bertone – si innesterà in seguito un’aspra polemica, anche di matrice sovietica e comunista ripresa da esponenti della Chiesa ortodossa russa”. In realtà, per il porporato, bisogna tener conto “dei tempi tristissimi in cui visse Papa Pacelli, la cui voce, nel turbine del secondo conflitto mondiale e della successiva contrapposizione dei blocchi, non godeva del favore dei poteri costituiti o dei poteri di fatto”. Un Papa quindi che, da “popolarissimo e amato dalla gente”, quale era e come lo ha definito lo storico italiano Andrea Riccardi, ha finito per rimanere vittima di una congiura che – secondo Bertone – ha un suo sviluppo preciso: “dall’agosto del 1946 all’ottobre del 1948”, quando Pio XII, rispetto alle tensioni che si stavano sviluppando tra Israele e palestinesi in Terra Santa, proponeva “una riflessione che si sviluppava in modo articolato ed attenta a criteri di giustizia, di equità, di rispetto, di legalità”. Quindi, comprensione per Israele ma anche per i palestinesi. Posizione, ingiustamente, ideologizzata, da una parte o dall’altra, che ha dato corpo ad “una incomprensibile accusa al Papa per non essere intervenuto come dovuto a favore degli ebrei perseguitati”. Per fortuna il tempo è “galantuomo” e – ha sottolineato Bertone – “i Papi non parlano pensando a precostituirsi un’immagine favorevole per i posteri, sanno che da ogni loro parola può dipendere la sorte di milioni di cristiani, hanno a cuore la sorte degli uomini e delle donne in carne ed ossa, non il plauso degli storici”.