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Anche in Europa l’esigenza di un approfondimento
Durante l’incontro della commissione sociale della Comece, tenutosi il 22 maggio a Berlino, i vescovi e gli esperti delle tredici conferenze episcopali partecipanti hanno potuto confrontarsi direttamente sulle priorità degli episcopati europei in rapporto alla dottrina sociale della Chiesa. È una buona cosa, è un valore in sé, permette di scoprire analogie e nuove idee.Tuttavia, non è stata questa la parte essenziale dell’incontro. Sotto la presidenza di mons. Reinhard Marx, vescovo di Trèves e delegato tedesco alla Comece, i vescovi hanno partecipato a due importanti dibattiti, che vale la pena ricordare.Il primo ha avuto luogo con il vice-cancelliere tedesco Franz Müntefering, membro del partito socialdemocratico, e ha riguardato il modello sociale europeo. Pur affermando l’importanza di dare oggi maggiore visibilità alla dimensione sociale della costruzione europea, egli ha riconosciuto che l’Europa sembra avere problemi con i valori, di fronte ai quali i poteri pubblici sono praticamente impotenti. Le Chiese, invece, avrebbero una missione e una propria responsabilità in merito. Gli Stati dovrebbero ricercare la giustizia, anche nella sua dimensione sociale, e anche condividendo i propri mezzi in seno all’Unione europea. Tuttavia, le nostre società dipendono anche da un senso della vita e del vivere insieme, che ha permesso alla gente di accettare anche i sacrifici. Il Ministro dunque non ha detto altro che ciò che era stato già affermato da Benedetto XVI nella sua prima enciclica. Ha parlato della centralità del bene comune, pur senza usare questo termine.Il secondo dibattito si è svolto con Roger Liddle, autore di un documento della Commissione europea sulla “Realtà sociale d’Europa”. Questo documento è un invito a riflettere sulle forme e sul contenuto della futura politica sociale. L’approccio è originale, è più ampio e introduce una dimensione qualitativa all’interno del dibattito politico. Partendo da studi sul benessere in Europa, questo documento prende le distanze dell’abituale identificazione del progresso sociale con l’aumento della mera ricchezza.Come immaginare una nuova politica sociale del benessere che tenga conto dei fattori principali dei cambiamenti sociali di oggi? La globalizzazione, la trasformazione delle nostre economie in economie della conoscenza e di servizio, le conseguenze positive e negative del welfare-state , i cambiamenti demografici e delle famiglie, la ricchezza delle masse e l’individualizzazione dei valori – è l’insieme di questi fattori che influenza la vita sociale degli europei. Per Liddle, la diversità delle situazioni in Europa resta impressionante, ed egli ne percepisce la forza. Nondimeno, tutti gli Stati membri dell’Unione si trovano a condividere alcune sfide cruciali: l’educazione e la formazione in un’economia della conoscenza, le disparità generazionali dovute ai cambiamenti demografici, il bisogno urgente di una migliore integrazione degli immigrati, indispensabili al buon funzionamento delle nostre economie, il rischio di una polarizzazione sociale.La Chiesa può certamente contribuire a rispondere a tali sfide, ma a Berlino i vescovi hanno osservato con grande interesse il fatto che, al di là di questi aspetti specifici, la questione del contenuto, la questione del benessere, ha fatto ritorno in politica. Uno di loro ha ricordato che per i cristiani vi è “più gioia nel dare che nel ricevere”. Mons. Arrigo Miglio, che rappresentava l’Italia all’incontro di Berlino, ha parlato della necessità di rivedere il concetto di bene comune. Il tema del Centenario delle Settimane Sociali che si celebra a ottobre in Italia non poteva dunque cadere meglio di così. “Il bene comune oggi” ha anche un’eco europea.