Europa dell'est

I nodi da sciogliere

I Paesi dell’ex-Urss in ebollizione

Non c’è pace nell’Est europeo. Crollato il Muro di Berlino nel novembre 1989, gli ex Stati dell’Unione sovietica sembravano rapidamente incamminati verso la democrazia, la pacificazione nazionale, lo sviluppo economico e il benessere sociale. Il percorso di avvicinamento all’Ue avrebbe accelerato le riforme e reinserito nella scena internazionale le repubbliche sorte dall’implosione dell’Urss. Ma i fatti degli ultimi mesi, e persino quelli di questi giorni, mostrano tutt’altra situazione. DEMOCRAZIA A RISCHIO. La presenza del presidente russo Vladimir Putin al G8 di Heiligendamm (Germania, 6-8 giugno) imbarazza diversi protagonisti. La cancelliera tedesca ANGELA MERKEL , presidente di turno degli “otto grandi” e dell’Ue, ha già mostrato le sue “perplessità sull’azione politica di Mosca” durante il vertice bilaterale di metà maggio. Molti i nodi da sciogliere: il braccio di ferro in atto con la Polonia per ragioni commerciali; quello con l’Estonia per via dell’abbattimento del monumento al soldato sovietico, che per gli estoni rappresenterebbe il “veicolo” del regime comunista; il difficile rapporto con la Lettonia per via delle condizioni in cui sarebbe relegata la minoranza russa; non possono nemmeno essere sottovalutati i delicati rapporti con altre regioni ex Urss, come la Cecenia e la Georgia. C’è quindi il tema dei diritti umani (basti ricordare i casi di sparizioni o delitti che hanno coinvolto giornalisti, oppositori politici, ex collaboratori dei servizi segreti). I fronti aperti con l’Europa e l’Occidente riguardano pure lo “scudo spaziale” che gli Usa vorrebbero realizzare utilizzando basi in Polonia e Repubblica Ceca, la politica energetica, le modalità di approccio ai temi geopolitici come Iraq, Iran, Kosovo, conflitto israelo-palestinese. Riguardo l’installazione di missili americani in Polonia per realizzare “un sistema di difesa contro gli Stati canaglia” (secondo l’espressione di GEORGE W. BUSH ), il presidente russo VLADIMIR PUTIN è giunto ad affermare che “in tal caso punteremo i nostri missili e l’Europa sarà sotto tiro”, evocando il pericolo di “un nuovo conflitto mondiale”. VERSO LE ELEZIONI. “Tanta gente nel mio Paese sta dalla parte del presidente Putin: è ovvio. Il Cremlino controlla la maggior parte dei media. Se il presidente Bush potesse fare lo stesso in America, i sondaggi sarebbero tutti a suo favore”. Il russo GARRY KASPAROV , conosciuto per essere stato a lungo campione del mondo di scacchi, da alcuni anni è impegnato politicamente nel suo Paese. Invitato a Strasburgo dal presidente dell’Europarlamento Poettering, ha lanciato a fine maggio la campagna per le elezioni presidenziali del marzo 2008 con la coalizione “L’altra Russia”. Lo stesso HANS-GERT POETTERING si è sentito in dovere di precisare che “il Parlamento Ue non è né con Putin né contro Putin e non sostiene alcun partito nella contesa elettorale in Russia. Ma il nostro dovere di eurodeputati è di schierarci ogni volta dalla parte della democrazia, che invece vediamo minacciata a Mosca”. Kasparov era stato arrestato a metà aprile per aver partecipato a una manifestazione pubblica e il 18 maggio era stato bloccato all’aeroporto della capitale mentre si stava imbarcando per Samara, dov’era in calendario il summit Ue-Russia. “Nel nostro Paese – spiega – non vengono rispettate le libertà fondamentali e i diritti umani sono in pericolo”. “Secondo la propaganda del presidente, in Russia va tutto bene. Ma abbiamo una grave situazione economica e sociale – spiega l’esponente dell’opposizione, che ha peraltro alle spalle trascorsi politici non sempre chiari -. Io credo che a partire dal prossimo autunno ci sarà un duro scontro al vertice che porterà a una crisi del regime: infatti al Cremlino si dovrà scegliere il successore di Putin. Noi cercheremo di coinvolgere i cittadini con un programma chiaro. E a nostra volta avremo bisogno di un candidato credibile”. EST IN EBOLLIZIONE. Al di là della Russia, è lungo l’elenco delle situazioni delicate sotto il profilo politico, economico e sociale a oriente dell’ex “cortina di ferro”. Nella Polonia dei gemelli Kacinski l’Ue ha più volte intravisto atteggiamenti rischiosi per la democrazia e il rispetto dei diritti fondamentali, oltre al fatto che Bruxelles tollera a fatica l’atteggiamento di Varsavia che tende a ostacolare l’iter costituzionale, mentre complica i rapporti di partenariato con Mosca. Più grave appare lo scontro, in Ucraina, fra il presidente Yushenko e il primo ministro Yanukovich: nelle scorse settimane si è assistito addirittura alla mobilitazione dell’esercito che ha fatto presagire il colpo di Stato e la guerra civile. Il gracile accordo raggiunto fra i due contendenti per indire elezioni nel prossimo mese di settembre non nasconde un malessere diffuso nel paese, lontano dagli esiti della pur recente “rivoluzione arancione”. Se, ancora, si citano i casi di molti Stati balcanici e dell’ultima dittatura presente in Europa, ossia la Bielorussia, si può effettivamente toccare con mano il ritardo del cammino dell’est verso il cuore dell’Europa democratica.